Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Forte con i deboli. Il regime impunito degli ayatollah Editoriale di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista Data: 13 gennaio 2026 Pagina: 1 Autore: Iuri Maria Prado Titolo: «Forte con i deboli. Il regime impunito degli ayatollah»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 13/01/2026, a pagina 1, l'editoriale di Iuri Maria Prado dal titolo "Forte con i deboli. Il regime impunito degli ayatollah"
Iuri Maria Prado
I caduti dell'insurrezione iraniana. Per mascherare la propria debolezza, il regime degli ayatollah ricorre alla forza bruta, sia in patria contro i propri cittadini, che all'estero contro Israele.
Il regime iraniano, la Repubblica delle impiccagioni e dei randelli che sfondano il cranio delle ragazze col velo fuori posto, sta dimostrando tutta la propria forza per ripararsi dalla propria debolezza.
Una forza eccezionale contro lo sviluppo, contro le aspirazioni di vita della gente che massacra.
Contro la realtà, in una parola.
Quel regime era debole nei confronti della popolazione, presso cui non godeva di alcun accreditamento.
Ma a questa debolezza che lo condanna rimedia esercitando la forza necessaria a macellare migliaia di manifestanti.
Quel regime era debole militarmente, ma metteva una pezza sulla propria fragilità finanziando in mezzo mondo ogni possibile forza terroristica.
Era debole economicamente, ma dedicava enormi risorse di investimento al progetto anti-israeliano e anti-occidentale con cui pretendeva di risarcire le frustrazioni di un popolo impoverito.
La spaventosa debolezza del regime iraniano, insomma, trovava rifugio e ambizioni di riscatto nelle forniture di missili a Hezbollah e alle formazioni terroristiche irachene, nello scudo offerto al genocida Bashar al-Assad, nelle fortificazioni sotterranee di Hamas.
Un enorme dispendio di forze che ha prodotto una distesa di macerie a Gaza e un Medio Oriente progressivamente sottratto al potere tentacolare di Teheran.
Il tutto ripagato da cieli iraniani abbandonati al totale controllo delle forze aeree israeliane e statunitensi, che in pochi giorni neutralizzavano una quota rilevante delle capacità missilistiche del regime e ne tagliavano gli artigli sull’imminente risultato nucleare.
Ma la debolezza del regime iraniano, tradotta all’interno e all’esterno in forza di sopraffazione, era alimentata — e continua a esserlo — da una comunità internazionale ben disposta ad accettare che il fallimento politico, economico e militare di quel Paese fosse fatto pagare alle sue vittime.
E cioè al Libano sequestrato dal più potente esercito terroristico del mondo.
Ai siriani sottoposti al più feroce e meno considerato sterminio mediorientale.
Ai civili israeliani bombardati per procura da Gaza, dalla Siria, dal Libano, dall’Iraq, dallo Yemen o direttamente dall’Iran.
In favore del quale quella stessa comunità internazionale prestava con solerzia appassionate cure giuridiche, se un missile dello Stato ebraico colpiva un capo terrorista protetto dalla sovranità iraniana.
Ed era la medesima sovranità che questo regime esercita oggi assassinando a migliaia coloro che provano a non esservi più sottoposti.
Mentre sono le democrazie sataniche cui il regime fieramente si oppone — Israele e Stati Uniti — a produrre un solitario e significativo suono di stecca in un coro di silenzio sulla sovranità dei massacri.
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