Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Mio padre è stato ucciso a Bondi Beach Commento di Sheina Gutnick (tradotto da Giulio Meotti)
Testata: Il Foglio Data: 12 gennaio 2026 Pagina: 2 Autore: Sheina Gutnick Titolo: «Mio padre è stato ucciso sulla spiaggia di Bondi»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 12/01/2026, na pagina 2 dell'inserto internazionale, il commento di Sheina Gutnick, tradotto da Giulio Meotti e originariamente pubblicato su Free Press, dal titolo: "Cosa ci insegna Israele sul suicidio demografico".
Sheina Gutnick (a destra nella foto) racconta l’assassinio del padre, Reuven Morrison (a sinistra nella foto), ucciso mentre celebrava Hanukkah a Bondi Beach, dove ha sacrificato la propria vita per proteggere la comunità.
Denuncia l’esplosione dell’antisemitismo in Australia dopo il 7 ottobre 2023, tra slogan d’odio, sinagoghe incendiate e aggressioni, ignorate dalle autorità
Poco più di tre settimane fa, mio padre, Reuven Morrison, è stato assassinato a sangue freddo per il solo fatto di essere ebreo”, scrive Sheina Gutnick sulla Free Press. “Mio padre stava celebrando Hanukkah con la sua comunità Chabad sulla spiaggia di Bondi, un evento a cui partecipava ogni anno dal 1996. Quella sera, Bondi Beach si è trasformata nella scena di un massacro. Il sangue macchiava il terreno dove pochi istanti prima le persone erano in piedi a celebrare la vittoria del popolo ebraico sull’oppressione. Carrozzine erano sparse sull’erba. Lenzuola bianche coprivano i corpi. Insieme ad altre 14 persone, mio padre è stato crivellato di colpi. Ha affrontato i terroristi e ha guadagnato tempo perché altri potessero fuggire. Ha ricevuto più di dieci proiettili mentre faceva scudo con il suo corpo per proteggere gli altri. Ha salvato la vita di persone innocenti. Mi sento come se fossi stata catapultata in una realtà alternativa. Nei suoi ultimi momenti, mio padre è stato esattamente ciò che era sempre stato. Quando sono iniziati gli spari, non si è bloccato; non è scappato. Ha tenuto la sua posizione, lanciando mattoni contro i terroristi, furioso che osassero attaccare ebrei che celebravano Hanukkah sulla sua spiaggia preferita. Ha protetto la sua comunità fino alla fine (…) Non ci sono parole che possano attenuare tutto questo. Non c’è nulla che possa dare un senso al fatto che gli ebrei australiani abbiano appena subito il peggior attacco terroristico nella storia di questo paese. C’è solo choc e dolore. Mio padre aveva 14 anni quando lasciò l’Unione Sovietica con la sua famiglia. Cresciuto marchiato come ebreo, veniva preso di mira da insegnanti e coetanei, fatto sentire diverso. Arrivò in Australia credendo che sarebbe stato diverso, che fosse unluogo dove essere ebreo non lo avrebbe reso un bersaglio per chi voleva fargli del male. Ciò che rende il nostro dolore ancora più pesante è sapere che questo attacco non è arrivato dal nulla. Dal 7 ottobre 2023, l’antise
mitismo in Australia è diventato più forte e più sfacciato. Solo due giorni dopo gli attacchi di Hamas contro Israele, dei manifestanti si sono radunati sui gradini dell’Opera House di Sydney gridando ‘Fanculo gli ebrei’ e ‘Dove sono gli ebrei?’. Nessuno è stato arrestato. Nessuno è stato incriminato. Da allora, sinagoghe sono state incendiate e molti ebrei sono stati aggrediti. Il pericolo è cresciuto gradualmente e la comunità ebraica australiana ha lanciato l’allarme più e più volte. Abbiamo chiesto protezione al nostro governo. Abbiamo chiesto leadership. Ciò che abbiamo ricevuto è stata una risposta lenta e inadeguata, incapace di cogliere la gravità di ciò che stava iniziando a emergere. Insieme alle altre famiglie di Bondi, chiediamo risposte. Voglio sapere come è stato possibile che l’antisemitismo si sia diffuso così apertamente in un paese che ha poca storia di odio verso gli ebrei, soprattutto se paragonato all’Europa. Voglio sapere perché gli avvertimenti ripetuti della comunità ebraica sono stati ignorati (…).
Una volta amavo essere australiana. Credevo che questo fosse un paese in cui mio padre sarebbe invecchiato, avrebbe visto crescere i suoi nipoti e avrebbe ballato ai loro matrimoni. Ora viviamo in un mondo senza di lui. Mio padre è venuto qui credendo che l’Australia lo avrebbe protetto. Invece, il suo paese lo ha tradito. Il minimo che possa fare ora è dirci perché”.
(Traduzione di Giulio Meotti)
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