Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "All'università ho visto come finisce l'Occidente e viene rimpiazzato".

Giulio Meotti
L’addio a Harvard di uno dei più grandi studiosi della cultura occidentale, un italianista di fama mondiale, dovrebbe essere una notizia.
James Hankins è uno dei più importanti storici degli Stati Uniti, uno specialista del Rinascimento italiano e della tradizione classica. È professore all’Università di Harvard dal 1985, un “emerito” autore di venti saggi tradotti nel mondo.

James Hankins
Hankins non lascia la cattedra di Harvard per anzianità:
“Due settimane fa ho tenuto la mia ultima lezione a Harvard University, dove sono stato professore di storia per quarant’anni. Quattro decenni di esperienza in una delle principali università del mondo mi hanno offerto un punto di osservazione privilegiato per seguire la progressiva sostituzione della storia dell’Occidente con la storia globale. Questo cambiamento è una parte della ragione per cui le giovani generazioni si trovano oggi in uno stato di disorientamento morale e intellettuale. Esaminando le candidature ai programmi di dottorato, mi imbattei in un candidato eccezionale, perfettamente adatto al nostro corso di studi. Negli anni precedenti sarebbe balzato immediatamente in cima alla graduatoria. Un membro della commissione ammissioni mi disse informalmente che ‘quella cosa’ (cioè ammettere un maschio bianco) ‘quest’anno non poteva succedere’. Nello stesso anno, uno studente universitario che avevo seguito come tutor, di un’intelligenza fuori dal comune, letteralmente il miglior studente di Harvard — vincitore del premio per il laureando con il miglior curriculum accademico complessivo — fu respinto da tutti i programmi di dottorato ai quali aveva fatto domanda. Anche lui era un maschio bianco. Telefonai a diversi amici in varie università per capire perché fosse stato respinto. Ovunque mi raccontarono la stessa storia: le commissioni di ammissione ai dottorati in tutto il paese stavano seguendo lo stesso protocollo non scritto che valeva anche da noi. L’unica eccezione che trovai a questa esclusione generalizzata dei maschi bianchi era una persona che era nata donna. La reazione alla sconcertante indifferenza dell’università verso le manifestazioni antisemite seguite alle atrocità del 7 ottobre 2023, ha costretto la Harvard Corporation — l’organo che sceglie il presidente — a cercare una guida sicura. Ciononostante, ritengo di poter utilizzare molto meglio il mio tempo e la mia esperienza nella mia nuova sede istituzionale — la Hamilton School of Classical and Civic Education presso la University of Florida — anziché a Harvard. Il motivo è semplice: la Hamilton School è impegnata nell’insegnamento della storia della civiltà occidentale. Quando la pedagogia progressista ha sostituito i corsi sulla civiltà occidentale con la storia globale si è prodotto un danno serio alla socializzazione dei giovani americani. Quando non si insegna ai giovani che cosa sia la civiltà, si scopre che le persone diventano incivili”.
Quando Hankins entrò a Harvard, nel 1985, il reverendo Jesse Jackson già marciava con centinaia di studenti a Stanford per chiedere per la prima volta di cambiare il curriculum. Lo slogan era “hey, hey, ho, ho, Western Culture has got to go”. La cultura occidentale deve cadere.
Al tempo, 10 delle 50 principali università avevano ancora un corso obbligatorio di “civiltà occidentale”, mentre 31 lo offrivano agli studenti. Oggi, secondo un rapporto dal titolo The Vanishing West della National Association of Teachers, nessuna università americana offre più simili corsi. Due generazioni si sono formate nell’idea che la cultura occidentale fosse il male. O per dirla con un altro famoso classicista, Donald Kagan di Yale, “nessuno crede più all’Occidente, la più grande civiltà della storia”.
Conquistate le posizioni di comando nella cultura ora passano all’azione.
Oggi un famoso professore di Storia Romana a Stanford, Dan-el Padilla Peralta, dice che gli studi classici sono fonte di razzismo e suprematismo bianco: “Spero che la materia muoia, e il prima possibile”, ha detto lo studioso.
Oggi a Yale hanno eliminato il più antico storico corso di storia dell’arte perché “troppo bianco” ed “eurocentrico”.
Oggi alla famosa Scuola di studi orientali dell’Università di Londra chidono di bandire Platone e Kant, Aristotele e Socrate. Avevano una grave “colpa”, questi grandi filosofi: essere bianchi (e pensare che i giovani tedeschi nella Prima guerra mondiale al fronte portavano da leggere i filosofi).
Oggi a Oxford lo studio dell’Iliade e dell’Odissea di Omero è ridimensionato per la “diversity”.
E parliamo di Stanford, Londra, Yale e Oxford: immaginiamo cosa può succedere nelle università minori.
L’immenso Harold Bloom sapeva di aver perso: “Per cinquant’anni ho combattuto la morte degli studi umanistici, ma abbiamo perso la guerra e tutto quello che posso fare ora è una sorta di azione di guerriglia. I barbari hanno preso il controllo dell'accademia”.

Trinity College, Dublino: cancellato il nome del filosofo Berkeley
La scorsa estate sono tornato a Dublino. Dopo aver visitato la famosa biblioteca del Book of Kells, mi sono fermato al Trinity College, dove non c’è più la targa intitolata a George Berkeley, uno dei padri fondatori della filosofia moderna e che ha ispirato Albert Einstein. Aveva opinioni non woke sulla schiavitù. Ora al posto del nome del filosofo c’è una pecetta nera.
Qualche anno fa intervistai Niall Ferguson sulla “discarica accademica” e mi disse: “Il suicidio è ciò che la civiltà occidentale dovrebbe temere di più. E vedo oggi un desiderio strisciante di morte all’opera nei dipartimenti di studi umanistici”.

La Rutgers University, ad esempio, offre un seminario su “Shakespeare e la giustizia sociale”. Ma anche Harvard e Yale hanno corsi simili. I docenti di filosofia in America sono ora impegnati a scrivere sul New York Times che non dobbiamo temere una Cleopatra nera, anche se era greca, una nuova edizione di 1984 di Orwell contiene una censura morale sul fatto che non ci sono personaggi neri e le grandi riviste scientifiche accusano persino la matematica di avere un “passato patriarcale bianco”.
I nemici dell’Occidente hanno le idee chiare.
Il Partito Comunista Cinese ordina ai suoi quadri il “rifiuto delle idee occidentali”; la Turchia di Erdogan annuncia che “la civiltà occidentale cadrà” e l’Iran di Khamenei dichiara di voler “distruggere la civiltà occidentale”.
Loro sanno cosa sia “l’Occidente”.
Ma noi?
Un collega di Hankins a Harvard, Harvey Mansfield, il massimo esperto di Machiavelli, ha notato che “oggi la cosa strana è che l’opposizione all’Occidente viene dall’interno dell’Occidente. Il radicalismo islamico invita la coscienza dell’Occidente a unirsi alla sua lotta contro l’Occidente”. Ecco che la preside di Harvard, Claudine Gay, è stata costretta a dimettersi dopo non essere stata capace al Congresso di condannare l’antisemitismo e i barbari di Hamas.
Ecco perché non mi preoccupo solo pensando ai mandarini di Pechino, ai neozaristi di Mosca, ai mullah di Teheran e agli emiri di Doha, ma leggendo lo sconforto con cui il professor Hankins dichiara che siamo alla fine dei giochi.
Che l’Occidente sia il peggior nemico di se stesso è la peggior guerra che potessimo essere chiamati a combattere. Una nuova guerra di logoramento che abbiamo dichiarato a noi stessi. E che stiamo perdendo.
La newsletter di Giulio Meotti è uno spazio vivo curato ogni giorno da un giornalista che, in solitaria, prova a raccontarci cosa sia diventato e dove stia andando il nostro Occidente. Uno spazio unico dove tenere in allenamento lo spirito critico e garantire diritto di cittadinanza a informazioni “vietate” ai lettori italiani (per codardia e paura editoriale).
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