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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
11.01.2026 Guerriglia a luci spente in Iran. Avanzano i rivoltosi nelle città Khamenei: siamo al capolinea?
Cronaca di Mariano Giustino

Testata: Il Riformista
Data: 11 gennaio 2026
Pagina: 4
Autore: Mariano Giustino
Titolo: «Guerriglia a luci spente in Iran. Avanzano i rivoltosi nelle città Khamenei: siamo al capolinea?»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 11/01/2026, a pagina 4, l'analisi di Mariano Giustino: "Guerriglia a luci spente in Iran. Avanzano i rivoltosi nelle città Khamenei: siamo al capolinea?".

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Mariano Giustino

Iran, repressione a porte chiuse. Dopo lo spegnimento di Internet, il regime sta scatenando i suoi paramilitari. Ma non mancano segni di cedimento a Teheran e l'ayatollah potrebbe preparare la sua fuga in Russia.

La Repubblica islamica iraniana sta massacrando a porte chiuse i manifestanti.
Alcuni video che sono riusciti a sfuggire alla censura mostrano i corpi di giovani manifestanti, grondanti sangue dalla bocca, dal naso e dagli occhi, orribilmente sfigurati per le ferite loro inferte.

Ali Salehi, il procuratore di Teheran del cosiddetto Tribunale rivoluzionario islamico, ha affermato che i rivoltosi saranno puniti con la morte.
Sono accusati di “moharebeh”, cioè di “aver mosso guerra contro Dio”, vale a dire contro lo Stato islamico.
Secondo diverse fonti, in Iran i morti sarebbero circa cento.

A questi si aggiungerebbero centinaia di scomparsi e oltre duemila prigionieri dal 28 dicembre 2025, da quando la rivolta partita dai bazar si è trasformata in una insurrezione popolare per la liberazione del Paese dalla Repubblica islamica.

Un’insurrezione che, a 14 giorni dal suo inizio, si è diffusa in tutte le 31 province dell’Iran.
Oltre un milione di persone si sono radunate nella sola città di Teheran e altrettanti in almeno cento città del Paese.
Quello a cui stiamo assistendo è davvero un evento epocale di portata globale.

Se il regime dovesse cadere, come è molto probabile che accadrà, ci troveremmo di fronte a una rivoluzione di portata storica che provocherebbe un’onda d’urto destinata a estendersi oltre la regione mediorientale, come avvenne con la Rivoluzione francese del 1789 per l’Occidente.

Mashhad, la seconda città più popolosa dell’Iran, è caduta nelle mani dei “combattenti per la libertà”, come ama definire i manifestanti la popolazione iraniana.
Perché è importante la caduta di Mashhad nelle mani dei rivoluzionari?
Perché Mashhad, con i suoi quattro milioni di abitanti, è, dopo Qom, la città santa sciita più importante del Paese, casa dell’ayatollah Khamenei e un tempo considerata una roccaforte della Repubblica islamica.

Ebbene, le forze del regime si sono dovute ritirare dalle strade sotto la furia della massa degli insorti.
Perfino il Kurdistan iraniano è insorto con scioperi, cortei e scontri con la polizia.
Decine di città sono già state liberate dalle amministrazioni della Repubblica islamica.

Liberata anche la città di Ahvaz, capoluogo della provincia di Khuzestan, dove l’Iran possiede numerosi giacimenti petroliferi e raffinerie.

I giovani stanno via via abbattendo tutti i simboli del regime.
Più che una mera reazione alle disastrose condizioni economiche in cui versa il Paese, le rivolte sono il segno della costruzione di un “nuovo ordine morale” basato sulla dignità umana, che sta gradualmente erodendo dall’interno la legittimità della Repubblica islamica.

Queste manifestazioni sono molto diverse da quelle del 2009 del Movimento Verde contro i brogli elettorali. Sono diverse anche da quelle contro il caro benzina del 2019-2020 e da quelle del 2022 del movimento “Donna, Vita, Libertà”. E non solo per le dimensioni oceaniche di questi giorni.

Sono diverse in termini di significato e di messaggio sociale.
Questa volta la scintilla iniziale delle proteste è stata l’inflazione dilagante e il forte calo del valore della moneta nazionale, non elezioni controverse o l’uccisione di una giovane donna a causa del suo hijab.

I manifestanti di oggi sono uniti da un tema comune: la dignità umana, la liberazione del Paese dalla dittatura dei mullah.
La diffusa ammirazione per figure che simboleggiano una “resistenza silenziosa e costosa” suggerisce che la società iraniana ha sempre più messo in discussione la pretesa di superiorità morale del clero.

Taraneh Alidoosti, un’importante attrice iraniana, ha suscitato grande attenzione nel Paese poco prima dell’inizio delle proteste.
Alidoosti, incarcerata e poi bandita dalle attività professionali per le sue posizioni critiche, è diventata un simbolo della dignità a cui molti iraniani aspirano. È diventata un simbolo di più ampie aspirazioni per un Iran libero basato sulla dignità umana.

Emblematici sono i video diventati virali sui social durante le recenti proteste. Tra questi, quello di un uomo seduto in una strada di Teheran che oppone resistenza alle moto della polizia.

In un altro filmato, un uomo si rivolge alla polizia antisommossa dopo essere stato colpito, dicendo: “Sono proprio come voi”.
Accettando consapevolmente il costo di questa affermazione, ha rivelato il suo vero nome.

Queste scene descrivono la silenziosa costruzione di un ordine morale alternativo, basato sulla dignità, sull’autonomia corporea, sulla verità e sul desiderio di libertà. Quella a cui assistiamo è una resistenza civile dal basso che sta sfidando il cuore della teologia politica della Repubblica islamica più efficacemente di qualsiasi partito o opposizione organizzata.

I giovani, questa volta, non sono disposti a farsi ammazzare senza reagire. Gruppi di manifestanti attaccano gli agenti del regime con la tattica del “mordi e fuggi”.

Le forze della repressione non sembrano molto determinate a reprimere le manifestazioni alla luce del sole, davanti agli occhi dell’opinione pubblica. Stanno tentando di farlo a telecamere spente.

Intanto gli Stati Uniti e Israele controllano già una parte dei cieli iraniani e, in questi ultimi giorni, abbiamo assistito al trasferimento di forze e mezzi aerei al confine tra Iraq e Iran, probabilmente per tenere sotto minaccia il regime.

Sulla Repubblica islamica ora incombe la minaccia di Trump: “Se la Repubblica islamica uccide i manifestanti, sarà colpita molto duramente”. Intanto gli ayatollah si preparano alla fuga. In queste ore stanno organizzando un piano di emergenza.
Sono in allestimento diversi voli cargo russi per spostare beni, personale e familiari.

Lontano dall’Iran, il principe in esilio Reza Pahlavi, tanto invocato in queste manifestazioni per guidare la transizione verso la democrazia, sarà a Mar-a-Lago martedì 13 gennaio per incontrare Trump e Netanyahu.

L’ora fatale della Repubblica islamica starebbe per scoccare.
Il regime degli ayatollah sembra essere giunto alla sua ultima fermata.


redazione@ilriformista.it

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