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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
10.01.2026 La Cassazione lascia libero l’imam pro-Hamas di Torino
Cronaca di Fabio Rubini

Testata: Libero
Data: 10 gennaio 2026
Pagina: 6
Autore: Fabio Rubini
Titolo: «La Cassazione lascia libero l’imam pro-Hamas di Torino»

Riprendiamo da LIBERO di oggi 10/01/2026, a pag. 6, con il titolo "La Cassazione lascia libero l’imam pro-Hamas di Torino", la cronaca di Fabio Rubini.


Fabio Rubini

L'imam di Torino che inneggia al 7 Ottobre resta a piede libero. Lo vuole la Corte d'Appello e lo ribadisce la Cassazione. Ma per la sua espulsione dall'Italia, il governo ci sta ancora lavorando.

Per la Cassazione l’imam di Torino Mohammed Shahin, deve restare libero.
Ma occhio a parlare di una sconfitta per il governo. Questo perché nel dispositivo del tribunale di ultima istanza vi è l’accoglimento del ricorso dell’esecutivo, in particolare per quel che riguarda le eccezioni processuali sollevate dall’Avvocatura dello Stato.
Tanto è vero che la Cassazione ha rimandato nuovamente il procedimento alla Corte d’Appello di Torino, che dovrà pronunciarsi nuovamente, ma tenendo conto di quanto eccepito dal governo.
Come è intuibile si tratta di una vicenda piuttosto complessa e per capirla meglio serve un riassunto della vicenda, che ha inizio il 9 ottobre di quest’anno nel quartiere San Salvario di Torino. Durante un sit-in di protesta contro la guerra in Medio Oriente prende la parola l’imam della moschea della zona, Mohammed Shahin, che si dice «personalmente d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre. Noi non siamo qui per la violenza. Ma quello che è successo il 7 ottobre 2023 non è una violazione, non è una violenza».
Il riferimento di Shahin era, ovviamente, all’attacco terroristico su Israele da parte di Hamas. Una posizione che scatena vigorose proteste sia da parte del centrodestra sia da parte della Comunità ebraica. Lo stesso giorno gli agenti della Digos presenti alla manifestazione, inviano un dettagliato resoconto alla Procura di Torino, che il 16 ottobre archivia il procedimento perché per i giudici «non costituisce reato».

ESPULSIONE E RICORSI

Il governo, comprensibilmente, la pensa diversamente e il 24 novembre firma col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi un provvedimento di espulsione per Shahin, che viene prelevato a casa e trasferito nel Cpr per poi essere rimpatriato in Egitto. Nel decreto di espulsione si leggeva che l’imam rappresentava una «minaccia concreta per la sicurezza nazionale» proprio per la sua presunta vicinanza con l’organizzazione terroristica di Hamas.
L’imam decidei di opporsi al provvedimento, fa ricorso e la Corte d’Appello di Caltanissetta gli da ragione: non può essere espulso perché tornare in Egitto sarebbe pericoloso per la sua incolumità. Nel frattempo, siamo a fine dicembre, anche la Corte d’Appello di Torino accoglie un altro ricorso di Shahin e decide che l’imam deve essere liberato e lasciare il Cpr di Caltanissetta perché considerato «persona non pericolosa».
La contromossa del governo è immediata: la presentazione di un ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d’appello torinese. Il tribunale di ultima istanza si è riunito ieri e ha deciso da un lato che Shahin deve restare libero, ma anche che le controdeduzioni del governo contro la sentenza della Corte d’Appello hanno fondamento giuridico. Per questo per mettere la parola fine si dovrà aspettare un ulteriore procedimento sempre nel capoluogo piemontese. Nel caso in cui la Corte d’Appello di Torino dovesse rivedere le proprie conclusioni Shahim verrebbe immediatamente arrestato. Questo perché il decreto di carcerazione non è stato annullato, ma resta «sospeso nella sua efficacia fino all’esito del giudizio di rinvio».

LA PROFEZIA

La decisione della Cassazione ha inizialmente suscitato scalpore perché solo poche ore prima il premier Giorgia Meloni, parlando nel corso della tradizionale conferenza stampa di inizio anno, aveva punzecchiato i magistrati («Spesso le toghe rendono vano il lavoro di Camere e agenti») portando ad esempio, tra gli altri, proprio il caso di Mohammed Shahin e le decisioni dei magistrati che avevano annullato prima l’espulsione e poi la detenzione all’interno del Cpr. Così quello che a prima vista poteva sembrare l’ennesima puntata del braccio di ferro tra potere esecutivo e giudiziario, sembra essersi trasformato - per usare una metafora calcistica - in un promettente pareggio in trasferta del governo su un campo difficile. In attesa della gara di ritorno, che sarà decisiva.

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