Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Se si rovescia la teocrazia di Teheran la pace nel mondo sarà più vicina Commento di Andrea Morigi
Testata: Libero Data: 10 gennaio 2026 Pagina: 15 Autore: Andrea Morigi Titolo: «Se si rovescia la teocrazia di Teheran la pace nel mondo sarà più vicina»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 10/01/2026, a pag. 15 con il titolo "Se si rovescia la teocrazia di Teheran la pace nel mondo sarà più vicina", l'analisi di Andrea Morigi.
Andrea Morigi
Fumarsi gli ayatollah, per la libertà degli iraniani e la pace nel mondo. La ribellione degli iraniani sta ricevendo pochissima copertura mediatica, almeno in Italia. Ma se avesse successo sarebbe un passo da giganti verso la pace e la sicurezza.
Obbediscono a Trump le folle iraniane? Non più di quanto i protagonisti delle primavere arabe agissero in nome e per conto di Obama.
I protagonisti dell’una e dell’altra stagione hanno fiutato l’arrivo di un’epoca di cambiamento (Papa Francesco avrebbe detto un cambiamento d’epoca) e hanno cavalcato l’onda. Con una differenza: a Teheran chiedono che dopo 48 anni di fondamentalismo islamico torni la monarchia, mentre il risultato delle dimostrazioni di Tunisi e del Cairo fu l’applicazione della crudele legge coranica e un’orrenda stagione di teste di “infedeli” mozzate dai jihadisti.
Imbarazzati, benché al tredicesimo giorno consecutivo di rivolte contro la Repubblica islamica, i media internazionali non riescono a fornire una copertura degli eventi iraniani paragonabile ai resoconti sulla guerra di Gaza. In parte, accade perché i corrispondenti della stampa estera non sono ammessi dal regime di Teheran e le agenzie ufficiali sono autorizzate a riportare unicamente la versione degli ayatollah e dei pasdaran e anche, come Iran Observer, a spacciare filmati vecchi di sette anni come eventi odierni di indignazione popolare e adesione alle parole d’ordine del regime. Pertanto la cronaca degli avvenimenti reali arriva direttamente sui nostri smartphone, grazie ai social network, senza filtri. E per questo ieri e nei giorni scorsi sono stati staccati tutti i collegamenti, perfino le linee telefoniche fisse, oltre che la connessione al web, anche se abbastanza inutilmente, grazie al sistema satellitare di Starlink. Al momento, quindi la contro-rivoluzione iraniana, che sembra isolata, prosegue anche a fari spenti, con l’illuminazione pubblica interrotta per non consentire di vedere il numero impressionante di persone che gridano la loro rabbia, e nonostante la cruenta repressione in atto, nello sforzo di far crollare la teocrazia con l’ultima spallata.
Nessuno, tranne L’Osservatore Romano, ricorda che, a quasi mezzo secolo dall’avvento del khomeinismo nel 1979, nello scorso luglio il think tank francese Fondapol ha pubblicato un’indagine condotta dalla fondazione Gamaan, secondo cui l’81% degli iraniani non voleva più sentir parlare della Repubblica islamica. E i24 news riferisce che attualmente l’uomo politico più popolare nelle strade di Teheran è il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, proprio colui che bombardò le installazioni nucleari delle forze armate iraniane, mandando definitivamente in crisi le istituzioni. Per il resto, dagli altri mezzi di comunicazione globali, se non è proprio silenzio di tomba, è un sussurro impercettibile.
Eppure, anche Israele non consentiva l’ingresso dei giornalisti nella Striscia, ma l’ufficio stampa di Hamas funzionava a pieno ritmo e riusciva infallibilmente a collocare le proprie immagini truccate sulle pagine dei giornali e sugli schermi televisivi di tutto il mondo, suscitando un ingiustificato sdegno in tutto il mondo. Mentre, per la rivoluzione persiana in corso, le agenzie fotografiche internazionali offrono davvero pochino sulle manifestazioni che si svolgono all’estero in solidarietà con i dimostranti o quasi nulla su quanto accade ormai in tutte le province, da Tabriz a nord fino al Baluchistan al Sud, passando per la capitale, senza dimenticare Mashhad e la “città sacra” di Qom. Stavolta, non ci sono le Greta Thunberg, le Francesca Albanese, le Flotille, a sostenere la popolazione che si ribella alle imposizioni del clero sciita e del suo apparato militare.
Bisogna fare appello a Washington, affinché mantenga la promessa di un intervento. Solo l’erede al trono, Reza Pahlavi, sta sollecitandolo. Sei manifestanti invocano lo scià, inalberano i suoi ritratti durante i cortei, sostituiscono la bandiera con i simboli islamici con lo stendardo imperiale con il sole e il leone, e gli esuli si riuniranno anche oggi a Milano davanti al consolato iraniano e in piazza della Scala per denunciare cinquant’anni di crimini, è anche perché non c’è altro rimedio all’errore commesso anche in politica - che tornare indietro e riprendere da dove, tragicamente, si è sbagliato strada.
E non si tratta solo di rendere giustizia a un Paese stremato da una situazione economica disastrosa, dove l’inflazione ha raggiunto il 40%, ma governato da una casta di mullah il cui obiettivo è la distruzione dell’Occidente, iniziando da Israele, con le bombe atomiche. E nemmeno di limitarsi a riequilibrare lo scacchiere mediorientale, che dall’allontanamento della Guida Suprema Alì Khamenei trarrebbe beneficio poiché terminerebbe il sostegno al terrorismo di Hezbollah in Libano e degli Huthi nello Yemen. Ne avrebbe giovamento tutto il mondo perché, dopo il Venezuela, cadrebbe un altro elemento del patto scellerato fra Cina, Russia e Paesi canaglia come la Corea del Nord. Allora la pace sarebbe più vicina.
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