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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Tempo Rassegna Stampa
10.01.2026 “Questa può essere davvero la fine degli ayatollah”
Intervista di Alessandro Bertoldi

Testata: Il Tempo
Data: 10 gennaio 2026
Pagina: 11
Autore: Alessandro Bertoldi
Titolo: «Il regime è alla fine dei suo giorni. L'esercito sarà al fianco del popolo»

Riprendiamo da IL TEMPO del 10/01/2026, a pag. 11, con il titolo "Il regime è alla fine dei suo giorni. L'esercito sarà al fianco del popolo", l'intervista di Alessandro Bertoldi a Davoud Pahlavi.

Davoud Pahlavi (@dpahlavi) • Instagram photos and videos

Davoud Pahlavi è un principe iraniano della dinastia Pahlavi, che regnava prima della Rivoluzione islamica. La famiglia Pahlavi segue da vicino le proteste in Iran e sostiene che il regime degli ayatollah sia più debole che mai, con il Paese in rivolta e l’economia paralizzata

Principe Davoud Pahlavi, come sta vivendo la famiglia imperiale questi giorni di proteste massicce in Iran?
«Seguiamo da vicino la rivoluzione del popolo; sono così coraggiosi di fronte a ogni pericolo contro questo regime dittatoriale e oppressivo. Il nostro capo famiglia, il principe Reza Pahlavi, così come sua moglie, la principessa Yasmine, nostri futuri Re e Regina, sono molto coinvolti e seguono gli eventi giorno e notte. Il principe e il suo staff sono pronti e collaborano con la resistenza all'interno del Paese».

Questa volta il regime sta cadendo?
«La Repubblica Islamica è più debole che mai. La sua economia è ferma e, come si può vedere, tutto il Paese è sceso in strada. Penso sinceramente che questa sia la fine del regime».

Gli iraniani invocano il nome della vostra dinastia nelle strade, anche i giovani nati dopo il 1979. Come lo spiegate?
«Il regime dei mullah non ha soltanto distrutto il nostro Paese economicamente, ma anche socialmente. Ha instaurato la più repressiva dittatura teocratica al mondo. Gli iraniani vedono ciò che accade altrove, le generazioni dialogano tra loro e anche i più giovani sanno quanto il loro Paese fosse un tempo prospero e libero. Per questo nelle strade delle città e dei villaggi si sente gridare “Reza Shah” e “Javid Shah”: Pahlavi torna. Il popolo vuole ritrovare il proprio Paese, che un tempo era aperto al mondo e cresceva».

Come si comporterà l’esercito?
«L’esercito si schiererà dalla parte del popolo e ascolterà il principe Reza, che ha già aperto un dialogo diretto con i militari».

In Occidente resta il ricordo di una Persia laica prerivoluzione, che rispettava le donne e faceva affari con l’Occidente: potrà rinascere un Iran simile?
«Certamente! Rinasceremo dalle nostre ceneri. Esiste un piano preciso per tornare a ciò che eravamo: quell’Iran che faceva risplendere il Medio Oriente. Ci crediamo e lavoriamo tutti senza sosta».

Suo cugino Reza è l’alternativa democratica al regime: ci sarà la monarchia o la repubblica?
«Il principe Reza Pahlavi è un leader nell’anima e non lo è diventato solo in questi ultimi giorni. È l’uomo che riesce a mettere tutti d’accordo e, come popolo, siamo al suo fianco in modo deciso e leale. Personalmente credo all’idea di una monarchia costituzionale, ma sarà il popolo a decidere, perché vogliamo tutti la democrazia».

Il principe Reza ha chiesto al presidente Trump di intervenire a favore dei manifestanti. È necessario? Reza e Trump si incontreranno presto?
«È evidente che gli Stati Uniti del presidente Trump e il team del nostro futuro Shah lavorano in stretta collaborazione, così come mi sembra evidente che l’aiuto della prima potenza mondiale sia necessario. A mio avviso, è certo che il futuro Re e il presidente degli Usa si incontreranno. È solo una questione di equilibrio strategico e di agenda».

Il ministro degli Esteri del regime si trova in Libano e sembra volerci restare. Si dice che Khamenei sia fuggito: cosa ne pensa?
«Esistono piani B, il regime è alle strette, ma non abbiamo alcuna certezza sul fatto che Khamenei sia già fuggito. Mi sembra però evidente che lasceranno presto il nostro Paese per molto tempo, forse per sempre».

Quale associazione in Italia è per voi più rappresentativa?
«Senza alcun dubbio Iran Italia, guidata da Mariofilippo Brambilla di Carpiano, un uomo di valore, un combattente per il nostro popolo, di assoluta lealtà verso la dinastia Pahlavi. È un’associazione dinamica e molto attiva».

Quanto manca alla fine degli ayatollah?
«Penso manchi poco: il popolo sta facendo il lavoro con un coraggio incredibile. Quando si vedono le immagini, non si può che esserne fieri. I giovani sono i nostri eroi: cambieranno il corso della storia, per l’eternità».

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