Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il partito musulmano di Roma si schiera con Hannoun & Co. Analisi di Dario Martini
Testata: Il Tempo Data: 09 gennaio 2026 Pagina: 6 Autore: Dario Martini Titolo: «Il partito musulmano di Roma si schiera con Hannoun & Co. «Odio contro i palestinesi»»
Riprendiamo da IL TEMPO di oggi 09/01/2026, a pag. 6, con il titolo "Il partito musulmano di Roma si schiera con Hannoun & Co. «Odio contro i palestinesi»", l'analisi di Dario Martini.
Dario Martini
Il gruppo islamico romano «MuRo27» difende Hannoun e gli arrestati dell’operazione Domino, contestando l’inchiesta e accusando Israele di aver fornito prove non legittime.
In realtà l’indagine si basa su anni di intercettazioni e tracciamenti di fondi, ma il movimento rilancia la tesi di una “guerra alla solidarietà” e chiama la società civile a mobilitarsi
Il partito islamico di Roma si schiera dalla parte di Hannoun e degli altri arrestati nell’operazione della Digos e della Guardia di Finanza che ha scoperchiato la presunta cellula italiana di supporto ad Hamas. Stiamo parlando di «MuRo27», il gruppo dei Musulmani per Roma che guarda alle elezioni cittadine del prossimo anno e che già adesso aspirerebbe a far entrare in Campidoglio un proprio esponente in qualità di consigliere aggiunto.
Per il movimento musulmano romano, fan del sindaco newyorkese Mamdani, la maxi inchiesta “Domino” della procura di Genova fa acqua da tutte le parti: «Gli elementi probatori sono stati acquisiti dall’esercito israeliano (Idf) nel corso di operazioni militari». Probabilmente non hanno letto l’ordinanza di custodia cautelare, altrimenti saprebbero che quell’indagine, durata anni, si basa su numerose intercettazioni e ricostruzioni dettagliate dei movimenti e dei passaggi di soldi, in Italia e all’estero. Le informazioni acquisite da Israele sono solo una minima parte e non rappresentano il fulcro dell’inchiesta.
Ma al partito dei musulmani di Roma poco importa. Nel loro comunicato ricordano il mandato della Corte penale internazionale che pende su Benjamin Netanyahu e la commissione d’inchiesta Onu che ha dichiarato Israele responsabile di genocidio nella Striscia di Gaza. Cosa c’entri tutto ciò con Hannoun non è chiaro, anche se loro provano a spiegarlo: «Come si può considerare le prove prodotte dall’Idf conformi ai diritti umani e allo Stato di diritto?».
Ma il vero assist agli indagati arriva nelle conclusioni al comunicato: «Nel clima d’odio nei confronti del sostegno alla causa palestinese alimentato da una parte politica e la codardia che la parte politica opposta sta dimostrando di fronte a questo caso giudiziario, invitiamo la società civile a non distogliere l’attenzione dalle sorti di Gaza e dal caso di Hannoun affinché l’opinione pubblica informata funga da presidio di giustizia».
Non finisce qui. «MuRo27» rilancia anche un articolo dello scrittore Tahar Lamri, nel quale viene esposta la tesi per cui l’ordinanza su Hannoun & Co. non sia altro che un «sintomo di come la “guerra al terrorismo” si sia trasformata in guerra alla solidarietà, di come l’antiterrorismo sia diventato strumento per silenziare il dissenso, di come la giustizia possa essere piegata a servire agende politiche».
Intanto, l’associazione che fa capo ad Hannoun, l’Abspp, ha aperto una nuova pagina Instagram in cui spiega come la sua attività sia solo benefica, respingendo in questo modo le accuse della procura secondo cui invece i fondi raccolti sarebbero serviti a finanziare Hamas. Nella nuova pagina l’Abspp spiega che «dal 1994, con coraggio e trasparenza, ha lottato senza sosta in Italia e oltre i confini, portando speranza dove il bisogno grida più forte: nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, a Gerusalemme e nei campi profughi in Siria, Libano, Turchia e per chiunque si è trovato in difficoltà».
Mentre le indagini vanno avanti, occorre notare che la suddetta associazione è presente anche a Roma. La sua “filiale” si trova a Centocelle, a due passi dal centro islamico Al Huda, che negli scorsi mesi aveva provato a costruire una nuova grande moschea in piazza delle Camelie. Sarebbe stata la seconda per grandezza nella Capitale. Poi però ci ha pensato la polizia di Roma Capitale a porre sotto sequestro l’area a fine luglio.
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