Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Israele dà una possibilità a Medici Senza Frontiere e la Ong rifiuta Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista Data: 09 gennaio 2026 Pagina: 4 Autore: Titolo: «Israele dà la possibilità a Medici Senza Frontiere di mostrarsi trasparente. La sedicente Ong rifiuta»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 09/01/2026, a pagina 4, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Israele dà la possibilità a Medici Senza Frontiere di mostrarsi trasparente. La sedicente Ong rifiuta"
Iuri Maria Prado
Medici senza Frontiere rifiuta di pubblicare il curriculum dei suoi dipendenti. Dopo che Israele ha accertato che suoi operatori, come Fadi Al-Wadiya, a Gaza, sono anche terroristi.
“Un cinico tentativo di impedire alle organizzazioni di fornire servizi in Palestina”.
Così denuncia Medici Senza Frontiere, una sedicente organizzazione umanitaria che si è rifiutata di dare informazioni sull’identità e sul curriculum del proprio personale destinato a operare nella Striscia di Gaza e in Giudea e Samaria, la cosiddetta West Bank.
Medici Senza Frontiere, che lamenta di essere stata messa al bando senza dire perché – e cioè perché si è sottratta all’obbligo di trasparenza cui era tenuta – è la stessa organizzazione che definiva “collega” Fadi Al-Wadiya, un terrorista jihadista eliminato dalle forze di difesa israeliane.
Ed era “collega”, effettivamente, nel senso che era nei ranghi di Medici Senza Frontiere come era nei ranghi del terrorismo palestinese.
Duplicemente collega, insomma: di Medici Senza Frontiere e dei terroristi.
Il personale di Medici Senza Frontiere, di cui l’organizzazione non vuole fornire i nominativi e i profili militanti, era presente all’ospedale al-Shifa quando Hamas lo usava per detenervi ostaggi israeliani.
In quell’ospedale un “medico” assassinava Noa Marciano, presa in ostaggio il 7 ottobre.
E in quell’ospedale era oggetto di abusi sessuali un’altra sequestrata dai macellai di Hamas, Romi Gonen.
Medici Senza Frontiere ha, naturalmente, tutto il diritto di disinteressarsene, come si disinteressava degli ostaggi israeliani non chiedendo mai di averne notizie né di poterne constatare lo stato di salute e il trattamento.
Chi ne giudica l’attività ha però, a propria volta, il diritto di considerarla per quello che è: una realtà opaca, profondamente contaminata e responsabile di campagne propagandistiche che, per faziosità e capacità disinformativa, fanno impallidire i comunicati del ministero della Salute di Gaza.
La decisione israeliana di tenere alla larga Medici Senza Frontiere appare perfino generosa e concessiva, visto che, a fronte di quelle ambiguità e di probabilissime complicità, avrebbe potuto metterla fuori gioco punto e basta.
Ha invece deciso di concedere a Medici Senza Frontiere la possibilità di mostrarsi trasparente e di dare conto della propria attuale affidabilità.
Non farlo – e questa improbabile organizzazione umanitaria ha deciso di non farlo – è legittimo.
Ma legittima i provvedimenti ostativi di Israele.
Cui naturalmente è possibile imputare ogni colpa, ma non quella di fare il check-in ad agenzie recalcitranti quando devono dimostrare di essere pulite.
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