Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il tramonto degli ayatollah pronti alla fuga Commento di Mariano Giustino
Testata: Il Riformista Data: 09 gennaio 2026 Pagina: 3 Autore: Mariano Giustino Titolo: «Il tramonto degli ayatollah pronti alla fuga»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 09/01/2026, a pagina 3, l'analisi di Mariano Giustino: "Il tramonto degli ayatollah pronti alla fuga".
Mariano Giustino
Se il regime collassa, Khamenei potrebbe scappare a Mosca, come Assad prima di lui. Non è un'ipotesi campata per aria, ci sono molti segnali che suggeriscono un imminente cambio di regime.
Si prepara per l’Iran il modello Venezuela.
Il principe in esilio Reza Ciro Pahlavi sarà a Mar-a-Lago martedì 13 gennaio per incontrare Trump e Netanyahu.
L’ora della Repubblica islamica sembra sul punto di scoccare.
Il regime degli ayatollah appare giunto all’ultima fermata, vicino al capolinea.
Gli Stati Uniti e Israele controllano già una parte dei cieli iraniani.
Negli ultimi giorni si è assistito a un trasferimento di forze e mezzi aerei al confine tra Iraq e Iran, probabilmente per tenere sotto minaccia il regime mentre un oceano di manifestanti, si parla di diversi milioni di persone, invade centinaia di città iraniane, comprese alcune tra le più importanti, nel tentativo di prenderne il controllo.
La presenza statunitense potrebbe trasformarsi in uno scudo militare sui cieli iraniani a protezione della popolazione insorta.
Gli ayatollah si preparerebbero alla fuga.
In queste ore starebbero organizzando un piano di emergenza.
Sarebbero in allestimento diversi voli cargo russi per spostare beni, personale e familiari.
Mosca ha evacuato la sua ambasciata in Israele, allontanando dipendenti e famiglie del corpo diplomatico, temendo un’ultima reazione di Teheran.
Secondo il Cremlino, infatti, i Guardiani della Rivoluzione potrebbero lanciare nei prossimi giorni attacchi preventivi su Tel Aviv.
Ali Khamenei, secondo l’intelligence statunitense, avrebbe da tempo predisposto un piano di emergenza per lasciare l’Iran e trasferirsi in Russia.
Secondo il Times, questo piano alternativo verrebbe attivato nel caso in cui il leader della Repubblica islamica ritenesse che l’esercito, i Guardiani della Rivoluzione e le milizie mercenarie affluite dall’Iraq, dal Libano e dall’Afghanistan collassassero sotto la pressione dei manifestanti, disobbedissero o non fossero più in grado di eseguire gli ordini ricevuti.
Khamenei intenderebbe lasciare Teheran con una cerchia ristretta di circa venti familiari e stretti collaboratori, tra cui il figlio Mojtaba.
La Guida suprema è descritta come un leader “paranoico”, un tratto che avrebbe contribuito a plasmare il suo piano di uscita.
Da un lato profondamente ideologico, dall’altro pragmatico nei calcoli, accetterebbe compromessi tattici in funzione di un obiettivo più ampio e di lungo periodo.
Il tentato assassinio del 1981 avrebbe rafforzato in lui la convinzione di avere una missione divina: guidare l’Iran, affrontare Israele e l’Occidente e preservare il regime a ogni costo.
Decine di città sarebbero già state liberate dalle amministrazioni della Repubblica islamica.
È stata liberata anche Ahvaz, capoluogo della provincia del Khoozestan, area strategica per la presenza di giacimenti petroliferi e raffinerie.
Sarebbe caduto nelle mani degli insorti anche il centro di Mashhad, la terza città più popolosa dell’Iran.
“Mashhad liberata”, “Morte a Khamenei”, ha gridato la folla.
“Questa non è l’ultima battaglia, Pahlavi sta tornando”.
“Trump, fai presto” si grida per le vie delle città iraniane.
I manifestanti non verrebbero più nemmeno arrestati, ma direttamente fucilati per strada, come a Kangan, nella provincia meridionale di Bushehr.
Si registrano centinaia di rapimenti, torture e impiccagioni.
“Presidente Trump fai presto”, “Trump, ti stiamo aspettando, vieni a liberarci”, “Via i mullah”, “Presto l’Iran sarà libero”.
I manifestanti chiedono un’azione che fermi le uccisioni, cacci via gli ayatollah dal Paese e ponga fine alla macchina repressiva del regime, interrompendo l’uso del terrore come strumento di governo.
Un video diffuso in rete è diventato una delle immagini simbolo della resistenza.
Una donna, con una vistosa ematemesi, grida: “Io non ho paura della morte, sono morta da 47 anni”.
I giovani stanno progressivamente abbattendo i simboli del regime.
Cadono le statue di Qasem Soleimani, l’ex comandante delle Forze Qods ucciso da un drone del Pentagono il 3 gennaio 2020, e le effigi di Khomeini e Khamenei.
Nel frattempo il regime ricorre disperatamente anche a milizie mercenarie irachene, afgane e libanesi nel tentativo estremo di soffocare le rivolte.
Circa 800 miliziani sciiti iracheni sarebbero stati inviati in Iran.
Le milizie affiliate al regime, tra cui Kata’ib Hezbollah, Harkat al-Nujaba, Sayyid al-Shuhada e Badr, sono impiegate in prima linea nella repressione.
Il trasferimento avviene attraverso i valichi di Shalamcheh, Chazhabeh e Khosravi, sotto la copertura ufficiale di un “pellegrinaggio ai luoghi sacri dell’Imam Reza a Mashhad”.
In realtà, queste forze si radunano nella base di Khamenei ad Ahvaz e vengono poi inviate in varie regioni per partecipare alla più violenta repressione delle proteste mai messa in atto finora.
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