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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Tempo Rassegna Stampa
08.01.2026 Fatwa delle comunità islamiche contro Il Tempo e chiunque parli del sistema Hannoun
Analisi di Dario Martini

Testata: Il Tempo
Data: 08 gennaio 2026
Pagina: 2
Autore: Dario Martini
Titolo: «Fatwa delle comunità islamiche contro Il Tempo e quei giornali che parlano di Hannoun & Co.»

Riprendiamo da IL TEMPO di oggi 08/01/2026, a pag. 2, con il titolo "Fatwa delle comunità islamiche contro Il Tempo e quei giornali che parlano di Hannoun & Co.", l'analisi di Dario Martini. 

dario martini | Il Tempo

Dario Martini

Oggi l'intera comunità islamica in preghiera e digiuno per l'Italia - Daily  Muslim
Una fatwa è un parere giuridico-religioso espresso da un’autorità islamica qualificata su una questione specifica. In alcuni casi, sono state usate come strumento politico o di mobilitazione, soprattutto quando legittimano violenza, jihad o sanzioni contro individui e Stati. Il Tempo smaschera l’uso strumentale dell’accusa di islamofobia per delegittimare inchieste giornalistiche basate su fatti, nomi e atti giudiziari

Svelare il sistema di Hannoun & Co per foraggiare Hamas? Raccontare l’elogio del 7 ottobre da parte di imam come quello di Torino, prima espulso e poi liberato dal solito giudice? Documentare i tentacoli dei Fratelli Musulmani che dalla Francia si sono allungati in Italia? Fotografare la giungla di moschee abusive nelle città italiane?

Tutto ciò dovrebbe essere alla base del giornalismo e della libertà di stampa in un Paese democratico. Invece no. Per l’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane, si tratta di «islamofobia». Non solo: sarebbe in atto una vera e propria «caccia al musulmano».

Quindi il lavoro che negli ultimi mesi è stato portato avanti da Il Tempo, insieme anche a Il Giornale e Libero, non sarebbe accettabile. Anzi, dovrebbe essere stigmatizzato. A firmare questa nota, con cui si mettono nel mirino – metaforicamente parlando – «alcune voci mediatiche e politiche che hanno normalizzato l’islamofobia», è l’ufficio stampa dell’Ucoii. Il suo presidente, Yassine Baradai, fresco di nomina a fine dicembre, tuona: «Non accetteremo che l’odio islamofobo venga normalizzato né che intere comunità siano trascinate in sospetti collettivi per convenienza politica e mediatica».

Una presa di posizione che sorprende, visto che il nostro giornale ha documentato sempre minuziosamente tutti i fatti riportati, mai generalizzando ma raccontando nello specifico ogni circostanza. Non a caso, l’inchiesta della procura di Genova, insieme all’antiterrorismo, ha portato all’arresto di nove persone, tra cui Mohammad Hannoun, ritenuto secondo l’accusa il vertice della cellula italiana che tramite finte operazioni benefiche finanziava Hamas.

L’Ucoii non fa nomi specifici, non cita Hannoun, ma non pare un caso che questa dura invettiva arrivi proprio pochi giorni dopo la maxi inchiesta della procura del capoluogo ligure. L’Unione delle comunità islamiche ritiene anche che si stia «trasformando la vita ordinaria dei centri islamici in un falso allarme sicurezza», colpendo in particolare «imam e referenti impegnati nel dialogo, nella formazione e nel confronto».

L’imam di cui si è parlato di più nelle ultime settimane è quello di Torino, Mohamed Shahin, che all’indomani della strage del 7 ottobre parlò di «atto di resistenza». Shahin era stato raggiunto da un provvedimento di espulsione emesso dal Viminale e portato in un Cpr in attesa di essere rimpatriato, salvo poi essere liberato dalla Corte d’appello di Torino, nonostante fosse ritenuto «pericoloso» dal governo.

Il capo dell’Ucoii, il marocchino Baradai, non è nuovo alle polemiche. Nel 2020, quando era segretario dell’Unione delle comunità, fece parlare di sé sostenendo che cristianesimo ed ebraismo sono «eresie» e definendo Vangelo e Torah «scritture residue». Insomma, non proprio l’esempio migliore di quel dialogo che oggi l’Ucoii sostiene di voler portare avanti. Baradai nel settembre scorso ha salutato dalla Sicilia le barche di una flottilla dirette a Gaza. Chissà se sapeva che anche alcuni esponenti di quella spedizione in passato avevano partecipato ad eventi con figure e leader di Hamas. O forse anche riportare questi fatti è islamofobia?

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segreteria@iltempo.it

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