Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L'ultimo capitolo degli ayatollah Commento di Fiamma Nirenstein
Testata: Il Giornale Data: 07 gennaio 2026 Pagina: 12 Autore: Fiamma Nirenstein Titolo: «L'ultimo capitolo degli ayatollah»
Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi 07/01/2026 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "L'ultimo capitolo degli ayatollah"
Fiamma Nirenstein
Il regime iraniano al capolinea. Non solo vacilla per la rivolta interna, giunta alla sua seconda settimana, ma anche per una congiuntura internazionale particolarmente sfavorevole agli ayatollah. Forse è la volta buona che gli iraniani si liberano di un regime terrorista.
In realtà, mentre l’ordine mondiale trema, la sensazione è che il decrepito regime degli ayatollah sembra già morto, o almeno quasi defunto. A poco valgono i sospiri dell’ONU, del Qatar, e tantomeno dei palestinesi. La minaccia ormai non viene più al regime solo dalla rivolta interna, ma da una situazione internazionale che si avverte sempre di più nei confini del paese, ormai percorso da cortei furiosi ovunque. Maduro e andato, e l’altra parte del sistema, l’Iran degli ayatollah, è in pieno terremoto. Ieri intanto ne è successa una che sembra disegni proprio il casus belli per cui Trump ha dichiarato che gli USA interverranno: quello in cui la violenza del regime usi grande violenza facendo morti civili come nelle passate rivolte, quella del 2009 e del 2022. Adesso non sono migliaia come allora, ma il regime ha sparato addirittura dentro uno degli ospedali in cui vengono ricoverati i feriti negli scontri, all’ospedale Imam Khomeini della città di Ilam. Lo riporta la BBC: le milizie armate hanno anche incontrato la resistenza dei parenti dei feriti e del personale medico, ma sono entrati sparando lacrimogeni nella struttura. Il presidente Masoud Pezeshkian, che è apparso molto agitato, ha aperto un’inchiesta. Intanto a Teheran bruciano le stazioni di benzina. Aveva definito il giorno avanti la differenza fra manifestanti e ribelli, stabilendo che questi ultimi sono nemici del paese e della religione. Ha parlato anche di infiltrati stranieri, naturalmente del Mossad, i solidi sionisti.
È anche un avvertimento a Israele, una minaccia di aggressione coi missili balistici. E alla sua gente, il regime ripete che non vuole incrudelire, si promettono miglioramenti dell’ economia ma il regime non ne ha nessun strumento, e la rivoluzione che ormai mette in piazza tutte le classi sociali, donne e uomini di tutte le eta e professioni, non chiede più solo di investire finalmente nel benessere della popolazione ma anche libertà, mentre grida “morte a Khamenei”. È vero che la retorica del presidente a volte, è stata sfottuta come “TACO”, “Trump always chickens out”, fa sempre marcia indietro… è successo con le tariffe farmaceutiche, con la tariffa del 200 per cento sull’alcool europeo, con la promessa a Hamas di aprire i cancelli dell’inferno se non consegna le armi… ma non con l’Iran. Quando si è trattato della scadenza per il rifiuto degli ayatollah sulle strutture atomiche, il giorno dopo Trump ha mosso con Israele la guerra dei dodici giorni. Adesso i dilemma sono molti: Trump ha a casa Witkoff e Kushner che chiedono l’apertura di una nuova trattativa supportati dai sauditi, ma Trump è molto convinto da grande dossier discusso con Netanyahu a Mar a Lago sulle armi del regime islamico legato ai traffici venezuelani in un solo disegno fiancheggiato anche dalla Russia e dalla Cina al traffico di droga che ha arricchito il terrorismo mondiale.
Primo obiettivo, Israele; secondo, gli americani. Israele, ha detto Netanyahu alla Knesset, osserva gli eventi con grande solidarietà per la gente in piazza, e sperando che torni in possesso del proprio destino. Ma si assume che la discussione si svolga anche intorno all’opportunità più unica che rara, di intervenire una volta per tutte su un pericolo mortale sempre in agguato, patron di Hamas e degli Hezbollah. Dall’altra parte, gli ayatollah soppesano la questione opposta: attaccare ora Israele per coalizzare di nuovo la popolazione trascinata in guerra? Situazione molto delicata, che può scoppiare fra le mani al minimo segnale avventato. Si dice che Putin si sia fatto pacere con messaggi alle due parti: l’Iran è l’alleato il cui crollo gli creerebbe problemi sia energetici che di armamenti, specie nella fornitura dei droni contro l’Ucraina. Israele sta acquattato. Dopo l’informazione delle aggressioni nell’ospedale vedremo dove porta il calcolo complessivo di Trump: il regime è ancora in piedi, o cadrà in ogni caso, certo si chiede. Khamenei e Assad dovranno fare colazione insieme nelle fredde stanze di Mosca?
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