Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il centro sociale Askatasuna non molla, nemmeno dopo lo sgombero Cronaca di Massimo Sanvito
Testata: Libero Data: 06 gennaio 2026 Pagina: 10 Autore: Massimo Sanvito Titolo: «L’adunata di Aska in università: «Ricompattiamoci»»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 06/01/2026, a pag. 10, con il titolo "L’adunata di Aska in università: «Ricompattiamoci»", l'analisi di Massimo Sanvito
Il centro sociale Askatasuna, epicentro della violenza pro-Pal, dopo lo sgombero si riorganizza. Dove? All'università, Palazzo Nuovo, il loro vero Fort Apache.
Per loro, Palazzo Nuovo è come Fort Apache. Il porto sicuro. Il luogo istituzionale dove agitare la protesta antagonista. Senza più la storica casa di corso Regina Margherita, Askatasuna deve ripiegare ma la sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino non sarà mai un vero ripiego.
Perché è qui, tra queste aule e questi corridoi che il fu centro sociale fa da sempre proseliti. Le occupazioni possono durare anche più di un mese e l’ultimo corteo, quello divenuto guerriglia urbana con sassi e bombe carta lanciati contro la polizia, era partito proprio da lì.
E il punto di ritrovo si ripete: tra due sabati (il 17) l’adunata è convocata a Palazzo Nuovo. Fuoco alle polveri: l’assemblea nazionale, annunciata dai militanti di Aska all’indomani degli scontri di piazza appena prima di Natale, sarà in ateneo e sarà l’occasione per preparare il grande corteo del 31 gennaio, sul quale l’allerta è altissima. “Governo nemico del popolo. Il popolo resiste” è il titolo scelto dagli antagonisti per provare l’impossibile: riottenere quello che per trent’anni è stata il proprio fortino abusivo.
«Non è tempo per abbandonarsi a ricordi consolatori, è tempo di allargare e ricomporre un fronte unito che sappia organizzarsi e contrapporsi ai piani che il governo ha pronti per noi. Insieme, indipendentemente da sigle, strutture o organizzazioni, uniti nell’urgenza di agire collettivamente per invertire il senso di marcia. Ci auguriamo che questa assemblea possa costituire uno dei tanti spazi in cui organizzare l’opposizione al governo Meloni: contro la crisi sociale, contro la guerra e contro il genocidio in Palestina», si legge nel manifesto firmato Askatasuna. Poteva mancare una buona dose di vittimismo? Certo che no. «Sgomberare Askatasuna ha significato fare una prova di forza, una sorta di castigo esemplare per chi ha respirato aria fresca nei blocchi delle stazioni e dei porti, per chi ha fatto sciopero e ha visto che ha funzionato, per chi ha pensato insieme siamo più forti. Ha significato colpire una città, Torino, che di resistenza è simbolo ma anche di pesante crisi, industriale ed economica». E ancora: «L’impoverimento passa anche attraverso l’attacco alla cultura, alla ricerca, agli spazi sociali. Il governo vuole affamare i sogni collettivi: si colpisce laddove si crea contro-sapere, dove si custodisce uno sguardo lucido sulle responsabilità di chi ci pone in queste condizioni, dove si tenta di dare gambe a un progetto che possa essere alla portata di tutti e tutte affinché ci si possa liberare dallo sfruttamento del vivere». Chissà se tra i campi cultura e ricerca rientrano anche gli assalti alle forze dell’ordine, i cassonetti incendiati, i blocchi delle stazioni, gli insulti e i pestaggi razzisti agli immigrati restii a partecipare alle manifestazioni di piazza contro la qualunque. Chissà.
Come si comporterà ora l’Università di Torino? Come avevamo già raccontato su Libero, lo stesso ateneo il 17 aprile del 2023 si era arreso agli occupanti di professione del Cua (Collettivo universitario autonomo) concedendogli un’aula (chiamata “Break”) del Campus Einaudi (facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche). Uno spazio di fatto autogestito dalle giovani leve di Aska. Oggi, intanto, le sigle Lab47 e Vanchiglia Insieme hanno organizzato una merenda e dei laboratori di serigrafia in Vanchiglia contro la «militarizzazione» del quartiere.
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