Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L’indifferenza colpevole sulle piazze iraniane Editoriali del Foglio
Testata: Il Foglio Data: 06 gennaio 2026 Pagina: 3 Autore: Redazione de Il Foglio Titolo: «L’indifferenza colpevole sulle piazze iraniane»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 06/01/2026, a pag. 3, il redazionale dal titolo "L’indifferenza colpevole sulle piazze iraniane".
In Iran, i manifestanti rischiano la vita protestando contro il regime islamico. E in Italia nessuna solidarietà. Qui si vede che le piazze per la pace e per la libertà sono solo mosse da ideologia: oggi si mobilitano solo in difesa del dittatore Maduro.
A Teheran e in altre decine di centri iraniani, da più di una settimana, si svolgono imponenti manifestazioni di protesta per l’inflazione incontrollabile e la situazione economica disastrosa. Queste proteste si sommano e talora si collegano con quelle delle donne, oppresse dall’applicazione fanatica del principio della sottomissione femminile e degli studenti che reclamano libertà di informazione. Il regime teocratico reagisce con la violenza dei guardiani della rivoluzione islamica e con menzogne sull’origine “straniera” delle proteste. La colpa, come sempre, è attribuita all’America e a Israele, mentre è chiaro che è proprio la concentrazione di risorse sul progetto nucleare e il rifiuto delle trattative, con conseguenti sanzioni, a contribuire al dissesto economico. Nonostante il coraggio dei manifestanti, che dovrebbe suscitare la solidarietà di chi crede nella libertà, le notizie sulla rivolta iraniana sono relegate nelle pagine interne dei quotidiani e nessuno si sogna, in Italia, soprattutto nel campo progressista, di esprimere concretamente e pubblicamente la solidarietà che i manifestanti meriterebbero. Scendere in piazza contro gli ayatollah non sembra una buona idea, perché si rischia di dare ragione a chi, come l’America e Israele, denuncia da tempo il carattere oppressivo del regime iraniano e il pericolo rappresentato dal suo programma nucleare. Quando si parla, spesso a vanvera, della crisi dell’occidente, ci si dimentica di citare questa cecità di fronte a un regime pericoloso per il mondo e oppressivo nei confronti dei suoi cittadini, ma i cui crimini vengono sottovalutati proprio per l’impostazione di sfida all’occidente della sua politica di lotta contro “il grande Satana” che in sostanza saremmo noi, cioè quelli che difendono la libertà e la democrazia. L’Iran ha dichiarato di avere l’obiettivo della distruzione di Israele, sostiene quasi tutte le centrali del terrorismo islamico, opprime i suoi cittadini e li riduce alla fame per realizzare questi obiettivi farneticanti. Però nessuno scende in piazza per sostenere la lotta dei cittadini iraniani e questo ci dovrebbe fare porre delle domande molto serie.
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