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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
06.01.2026 I 'fascisti di Bondi Beach', come si normalizza il terrorismo
Analisi di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 06 gennaio 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «I 'fascisti di Bondi Beach'»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 06/01/2026, a pagina 1, l'analisi di Giulio Meotti dal titolo: "I 'fascisti di Bondi Beach'".

Informazione Corretta
Giulio Meotti

Il massacro di Bondi Beach del dicembre scorso, inizia ad essere digerito dalla coscienza collettiva australiana. Lo scrittore Matthew Jones addirittura lo giustifica: “Non piangiamo i fascisti”. Se gli ebrei che festeggiano Hanukkah sono "fascisti", allora ucciderli non è reato.

“Vorrei conficcare un coltello appuntito direttamente nella gola di ogni ebreo che incontro”. Così scriveva sulla rivista Humo Herman Brusselmans, un noto scrittore fiammingo. “Non tutti gli ebrei sono bastardi assassini, immagino un anziano ebreo con una camicia scolorita, pantaloni di cotone e vecchi sandali. Mi dispiace per lui e quasi mi vengono le lacrime agli occhi, ma un attimo dopo gli auguro di andare all’inferno”. Secondo i giudici belgi, Brusselmans si sarebbe mosso nella sfera garantita dalla libertà di espressione e nel suo testo non emergerebbe una reale volontà “di incitare all’odio o alla violenza contro la comunità ebraica”. Se con Brusselmans si pensava di averle lette tutte nel labirinto delle ideologie contemporanee c’è da ricredersi.

Ora un famoso scrittore progressista australiano, una penna intrisa di eloquenza morale e giustizia, giunge a relativizzare il massacro di dodici ebrei durante la celebrazione di Hanukkah a Bondi Beach, Sydney. Matthew Jones, pluripremiato autore e illustratore australiano per bambini che si firma come “Matt Chun”, vincitore di numerosi riconoscimenti e borse di studio per il suo lavoro, ha ricevuto il Creative Australia Grant, finanziato dai contribuenti, con 42.452 dollari per il suo libro illustrato “Policing in Australia”. Ha anche vinto una borsa di studio per la letteratura per bambini e il Developing Illustrator Award agli Australian Picture Book Illustrator Awards ed è stato selezionato per numerosi altri premi. Jones il primo dell’anno ha pubblicato un editoriale, intitolato “Non piangiamo i fascisti”. Si riferisce agli ebrei Chabad, colpiti dai terroristi dell’Isis a Bondi Beach, come a un’“organizzazione sionista suprematista ebraica” che organizza “eventi per promuovere la colonizzazione in Palestina, nel contesto dello sterminio a Gaza”. Siamo al cuore del paradosso del progressismo, nato per combattere l’oppressione e che ora si contorce in un’apologia della violenza quando l’oppresso è l’ebreo, reo di esistere in un contesto che sfugge alle narrazioni binarie di vittima e carnefice.

E così un letterato che plasma le menti dei giovani con storie di equità è capace di contestare il massacro a opera dell’Isis come un “attacco antisemita” o un “innocente raduno di Hanukkah”, affermando che “Chabad è in realtà una rete di centri e istituzioni che contribuisce attivamente, pubblicamente e ampiamente a facilitare l’attuale olocausto imperialista sionista ed euro-americano in Palestina”.

“Evitando qualsiasi riferimento a Chabad, queste dichiarazioni provenienti dalla sinistra hanno impulsivamente pianto la perdita di ‘vite innocenti’” scrive ancora Chan. “La bianchezza, l’ebraismo e lo sfondo di Bondi Beach erano sufficienti a conferire a ogni persona uccisa un’innocenza e una virtù di per sé. Questo ha fatto il gioco dei sionisti e dei loro media. Di conseguenza, pochi avrebbero saputo che l’evento preso di mira era la celebrazione in pieno giorno di una violenta organizzazione suprematista profondamente complice del genocidio in corso dei palestinesi”. Jones ha anche affermato che il resoconto del massacro a Bondi è stato “scritto da lobbisti sionisti, politici sionisti e ‘testimoni’ sionisti”. In questa narrazione, il massacro di Bondi non è un crimine odioso, ma una conseguenza logica della “resistenza”. In un precedente editoriale, Chun aveva definito il 7 ottobre “un atto coraggioso di decolonizzazione rivoluzionaria”. E così si finisce, da Hamas a Bondi. Se ti fai andare bene un pogrom, ti andranno bene tutti.

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