Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Diritto di golpe in Venezuela Editoriale di Mario Sechi
Testata: Libero Data: 05 gennaio 2026 Pagina: 1 Autore: Mario Sechi Titolo: «Diritto di golpe»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 05/01/2026, a pag. 1 con il titolo "Diritto di golpe" l'editoriale di Mario Sechi.
Mario Sechi
Gli europei che attaccano Trump per il golpe in Venezuela e l'arresto di Maduro, non si rendono conto di giocare il ruolo degli utili idioti del fronte delle dittature, fra cui Russia, Cina e Iran.
Il golpe americano contro il diritto internazionale. Questa è la nuova favola dei progressisti contro l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela. Non si rendono conto del sottosopra che alimentano: usano un argomento retorico contro Donald Trump e automaticamente finiscono per fare gli utili idioti del fronte dei dittatori guidato da Vladimir Putin e Xi Jinping.
Maduro è un delinquente internazionale che ha truccato le elezioni, affamato il popolo e incarcerato gli oppositori. La sua cattura è una buona notizia. Il “regime change” in Venezuela è quanto di meglio possa capitare in Sudamerica. I fini pensatori che in queste ore ci spiegano a tavolino il sistema delle relazioni internazionali dimenticano come funziona il mondo.
Siamo entrati in una fase nuova e antica: benvenuti nei primi decenni del Novecento, proiettati in una realtà aumentata dal boom tecnologico. È tornata la competizione tra le grandi potenze. La storia non è finita: ha ripreso a galoppare verso una nuova Guerra Fredda tra gli Stati Uniti e la Cina, con la Russia nella parte del soldato di ventura di Pechino.
È una sfida tra potenze nucleari, dettaglio che i parrucconi da talk show dimenticano, quello che conta è sempre messo a margine del dibattito. La sicurezza e l’energia sono il motore di questo ridisegno dei rapporti di forza. Trump ieri, in un’intervista a The Atlantic, ha ribadito l’interesse strategico per la Groenlandia e non c’è niente di cui stupirsi: gli Stati Uniti hanno un problema di contenimento della Cina e della Russia nell’Artico.
Chi difende le coste del Nord America? La Danimarca? Le cancellerie europee prendono sottogamba le preoccupazioni del Pentagono sulle manovre sino-russe in quella parte del mondo. E sbagliano: tra i ghiacci si nascondono mille insidie.
Il “diritto di golpe” non è l’invasione russa di una nazione nel cuore dell’Europa, ma la liberazione da un satrapo che ha sfasciato il Venezuela alleandosi con i nemici della democrazia.
Gli onusiani che difendono Maduro sono una tragedia. Il Venezuela è uno Stato fallito e sotto sanzioni, che vende gran parte del suo petrolio alla Cina e ha il sostegno di Russia, Iran e Cuba. La Casa Bianca ha deciso di polverizzare questa presenza radioattiva nell’emisfero occidentale.
Lo fa con il ritorno alla dottrina Monroe per difendere il suo spazio vitale nelle Americhe. Non vuole correre il rischio di un’altra crisi dei missili di Cuba, quando nel 1962 Krusciov mise Kennedy di fronte alle testate nucleari sovietiche a pochi chilometri dalla costa della Florida.
Non è un percorso netto. Siamo all’inizio di una partita complessa e pericolosa. Il messaggio a Putin e Xi Jinping è che l’America non resta a guardare le loro scorribande, dall’Ucraina a Taiwan.
Siamo in pieno Novecento. La pace non è un pasto gratis.
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