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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
05.01.2026 Due feste, due stragi di ragazzi, due reazioni completamente diverse
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 05 gennaio 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Due feste, due stragi di ragazzi, due reazioni completamente diverse»

Due feste, due stragi di ragazzi, due reazioni completamente diverse
Commento di Deborah Fait 

Deborah Fait
Deborah Fait

La strage del Nova Festival ha fermato il mondo nel cordoglio solo per pochi giorni. Poi è iniziata la guerra mediatica contro Israele e nessuno ha più onorato la memoria delle vittime. Oggi il mondo si ferma per le vittime della strage di Capodanno in un'altra festa, quella di Crans Montana. Non una strage ma un incidente moltiplicato dalla negligenza degli organizzatori. I giovani morti al Nova non hanno meno dignità di quelli morti a Crans Montana.

La tragedia avvenuta a Crans-Montana la notte di Capodanno ha sconvolto l’Europa. Sono 40 vittime e 119 feriti. Molti di loro porteranno per sempre sul corpo e nell’anima i segni di quella notte: le terribili cicatrici da fuoco, traumi, ricordi indelebili. Ragazzi giovanissimi, alcuni appena quindicenni, e famiglie devastate da una perdita improvvisa.

Il governo italiano ha inviato aiuti e trasferito negli ospedali italiani i feriti trasportabili. Israele ha offerto immediatamente assistenza, inviando in Svizzera squadre di emergenza specializzate nell’identificazione delle vittime di incendi. Lo ha annunciato l’ufficio del presidente Isaac Herzog, esprimendo le condoglianze del popolo israeliano. Israele, suo malgrado, possiede un’esperienza unica in questo ambito: anni di attentati hanno portato alla formazione di medici e unità altamente specializzate nel trattamento delle ustioni e nel riconoscimento dei corpi carbonizzati.

Accanto al bar Constellation, distrutto dalle fiamme, si trovava una piccola sinagoga. Proprio la presenza della sinagoga e di numerosi giovani ebrei aveva inizialmente fatto ipotizzare un attentato terroristico. Le indagini hanno invece accertato che la tragedia è stata causata da gravissime negligenze: assenza di uscite di sicurezza, materiali altamente infiammabili, un soffitto non ignifugo ricoperto in parte di materiale insonorizzante non ignifugo pure quello.

I ragazzi, perlopiù minorenni, sono rimasti intrappolati in un ambiente privo di vie di fuga adeguate, con una sola scala impervia come possibile uscita. Una trappola mortale. Il mondo ha reagito con dolore e partecipazione. Messaggi di cordoglio, vicinanza alle famiglie, unanime riconoscimento di una tragedia evitabile, resa ancora più insopportabile dall’età delle vittime.

Ed è qui che nasce il confronto che desidero porre all'attenzione di chi legge. Da Crans-Montana il mio pensiero corre inevitabilmente al Nova Festival in Israele. Anche lì una festa, anche lì giovani che ballavano e celebravano la vita, in quel caso la fine della settimana di Sukkot. Lì, però, non un incidente, ma un massacro deliberato. Centinaia di ragazzi e ragazze uccisi, inseguiti, abbattuti a colpi d’arma da fuoco  come bestie, stuprati, mutilati, finiti a coltellate dai terroristi di Hamas e dalle migliaia di  civili palestinesi che si erano uniti all’assalto, assetati di sangue ebraico.

Israele si è fermato. Prima per l’incredulità, poi per una disperazione che ancora oggi non si è attenuata. In quel prato che doveva essere di festa ed è diventato un cimitero, sono stati piantati alberi e fiori,  per ogni vittima, con il nome e il volto di chi non c’è più. Per qualche istante anche il mondo si è fermato. Poi, rapidamente, l’orrore è stato relativizzato, giustificato, sprezzantemente rimosso.

Nei dibattiti televisivi e sui media, le parole di pietà per quei ragazzi assassinati sono state spesso sostituite da distinguo, giustificazioni, sorrisini ironici colmi di cattiveria . Alcune dichiarazioni resteranno indelebili nella memoria di chi le ha ascoltate. Così come resterà la reazione indignata di chi, di fronte a tanta indecenza, ha avuto il coraggio di dire “vergognati”. Questa è stata la giusta reazione avuta da Maurizio Molinari alle parole indegne di Carmen Lasorella solo pochi giorni dopo la tragedia.

Nei mesi successivi si è tentato di cancellare il 7 ottobre sotto una valanga di “ma” e di “però”, mentre l’odio antiebraico tornava a manifestarsi apertamente: aggressioni, insulti, esclusioni. Movimenti pseudo femministi che si proclamano paladini dei diritti delle donne hanno rifiutato di riconoscere come femminicidio lo stupro e l’uccisione di decine di ragazze israeliane e hanno espulso donne ebree dalle loro manifestazioni.

Giorni fa, su un’autostrada europea, sono comparse per chilometri scritte come “ebrei ratti”, accompagnate da stelle di Davide. Un linguaggio che credevo relegato alla storia più buia del Novecento.

Quando giovani innocenti vengono uccisi, chiunque essi siano, il mondo dovrebbe fermarsi e piangere. Questo è accaduto a Crans-Montana. Non è accaduto per i ragazzi del Nova Festival. Per loro, la morte non ha suscitato solidarietà, ma indifferenza, odio e disprezzo, perché le vittime erano israeliane e gli assassini palestinesi.

Due feste.
Due stragi di ragazzi.
Due reazioni profondamente diverse.


takinut3@gmail.com

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