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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
04.01.2026 Il riconoscimento del Somaliland, mossa strategica di Israele
Analisi di Mattia Preto

Testata: Informazione Corretta
Data: 04 gennaio 2026
Pagina: 1
Autore: Mattia Preto
Titolo: «Il riconoscimento del Somaliland, mossa strategica di Israele»

Il riconoscimento del Somaliland, mossa strategica di Israele
Analisi di Mattia Preto


Mattia Preto

Riconsocendo il Somaliland, già di fatto indipendente dalla Somalia, Israele consolida la sua presenza nel continente africano e colma un vuoto di potere che altrimenti faciliterebbe la diffusione del terrorismo islamico.

Israele diventa il primo Paese al mondo a riconoscere ufficialmente lo stato del Somaliland. Un fatto che, di per sé, è già destinato a entrare nei libri di storia. Tuttavia, per comprendere appieno il significato di questo riconoscimento e il modo in cui un’entità statale, priva di riconoscimento internazionale, si inserisce nelle strategie israeliane, è necessario fare un passo indietro e osservare le scelte geopolitiche compiute da Israele negli ultimi mesi. Il riconoscimento del Somaliland rappresenta infatti l’ultimo tassello di una serie di decisioni pragmatiche adottate dallo Stato ebraico, volte a rafforzare la propria rete di alleanze internazionali e a ridefinire gli equilibri geopolitici regionali. Il mese di dicembre ha visto Israele attivo su tre principali fronti strategici: il Mediterraneo orientale, la Penisola Arabica e il continente africano.

Nel Mediterraneo orientale si concentrano alcune delle sfide più rilevanti per la sicurezza israeliana. Il principale antagonista è la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, la cui politica espansionistica nel bacino mediterraneo entra in rotta di collisione con gli interessi energetici e strategici di Israele. In questo contesto, Gerusalemme ha trovato due partner fondamentali: Grecia e Cipro. Entrambe le repubbliche percepiscono Ankara come la principale minaccia ai propri interessi economici e alla propria sovranità marittima. La cooperazione tra Israele, Grecia e Cipro ha assunto anche una dimensione militare. L’accordo prevede la creazione di una brigata congiunta di circa 2.500 uomini, composta da 1.000 soldati israeliani, 1.000 greci e 500 ciprioti. Tra gli obiettivi strategici da proteggere figurano in particolare le infrastrutture energetiche e di comunicazione, come i cavi sottomarini e i giacimenti di gas. I giacimenti di Leviathan e Tamar, situati al largo delle coste israeliane, rappresentano risorse energetiche di primaria importanza non solo per Israele, ma per l’intera regione. La Turchia si inserisce in questo scenario in modo assertivo, esercitando il controllo sulla Repubblica Turca di Cipro del Nord, entità riconosciuta esclusivamente da Ankara e militarmente occupata dalle truppe turche dal 1974. L’isola è di fatto divisa in due, ma la parte settentrionale, sotto il controllo turco, reclama vaste aree marittime a sud come proprie. Ankara utilizza questa entità come avamposto strategico, pronta a rivendicare l’accesso ai giacimenti di gas del Mediterraneo orientale.

Parallelamente, Libano e Cipro hanno recentemente firmato un accordo di delimitazione marittima che sblocca la cooperazione in materia di gas offshore, energia e infrastrutture. L’intesa, rimasta bloccata dal 2007, fornisce ora una cornice legale certa e potrebbe attrarre investimenti esteri, contribuendo ad avvicinare Beirut alle democrazie occidentali. Il Libano valuta, inoltre, la possibilità di un collegamento elettrico con Cipro.

Una parte significativa del gas estratto nel Mediterraneo orientale sarà destinata all’Egitto.  Israele ha approvato a metà dicembre un accordo da 34,7 miliardi di dollari per la fornitura di circa 130 miliardi di metri cubi di gas nel periodo compreso tra il 2026 e il 2040, rafforzando ulteriormente il proprio ruolo di hub energetico regionale.

Spostandosi nella Penisola Arabica, emerge il consolidamento dei rapporti tra Israele e i Paesi del Golfo, in particolare gli Emirati Arabi Uniti. Il colosso israeliano della difesa Elbit Systems ha firmato con Abu Dhabi un maxi-accordo del valore di 2,3 miliardi di dollari per la fornitura di sistemi avanzati di difesa. L’intesa conferma il ruolo centrale di Elbit nel mercato globale dell’high-tech militare e testimonia il rafforzamento della cooperazione strategica tra Israele e il mondo arabo sunnita, sulla scia degli Accordi di Abramo.

Sul fronte africano, prima del riconoscimento del Somaliland, Israele ha rafforzato la propria presenza nel continente attraverso accordi mirati nel settore della sicurezza. Il Kenya ha recentemente ricevuto da Israele il sistema di difesa aerea SPYDER, nell’ambito di un accordo da circa 26 milioni di dollari. L’operazione rientra in un più ampio programma di modernizzazione militare finanziato da un prestito garantito dal governo israeliano, con l’obiettivo di rafforzare le capacità di difesa contro droni e altre minacce aeree. L’accordo consolida ulteriormente i legami militari e di sicurezza tra Israele e Kenya, già cooperanti in ambiti quali intelligence e contro-terrorismo. Nairobi è considerata un attore chiave nella lotta contro i gruppi jihadisti nel Corno d’Africa, in particolare al-Shabaab.

Seguendo la linea degli Accordi di Abramo si inserisce il riconoscimento del Somaliland, paese situato nel Corno d’Africa. Israele diventa il primo Stato membro delle Nazioni Unite a riconoscere ufficialmente questa entità, che si è separata dalla Somalia nel 1991, in seguito al collasso dello Stato somalo, considerato ormai Stato fallito e alla guerra civile. Da allora, pur in assenza di riconoscimento internazionale, il Somaliland ha sviluppato istituzioni relativamente stabili e un sistema politico funzionante, oltre a occupare una posizione geopolitica di estrema rilevanza.

Nonostante la popolazione sia a maggioranza musulmana, nessun Paese islamico ha finora deciso di riconoscere il Somaliland. Israele, ancora una volta, anticipa i tempi. Il punto di convergenza tra Gerusalemme e Hargeisa (capitale del Somaliland) è eminentemente strategico: il Somaliland si affaccia direttamente sul Golfo di Aden, esattamente di fronte alle aree controllate dagli Houthi yemeniti, gruppo terroristico sostenuto dall’Iran e responsabile di gravi minacce alla sicurezza d’Israele e delle tratte marittime da e verso lo stretto di Suez.

Dal canto suo, il Somaliland aspira ad accedere alle tecnologie militari israeliane, fondamentali in una regione dove la sicurezza nazionale resta estremamente fragile. Il Corno d’Africa è infatti esposto a una crescente instabilità, aggravata dall’espansione delle organizzazioni jihadiste. Lo Stato Islamico, sconfitto territorialmente in Siria e Iraq, sta tentando di rafforzare la propria presenza nel Sahel, tra Mali, Niger, Ciad e Nigeria. Il ritiro delle forze francesi e la presenza del gruppo di mercenari della Wagner, braccio armato estero del Cremlino, hanno creato un vuoto di sicurezza e le organizzazioni jihadiste ne stanno approfittando.

Questo scenario rappresenta una minaccia non solo per Israele, ma per l’intero continente africano e per l’Europa. Israele agisce dunque in anticipo, rafforzando la propria presenza sulla costa orientale africana e nei punti chiave per il controllo del Mar Rosso. Il Somaliland diventa così un potenziale nuovo alleato nella lotta contro gli Houthi, il cui supporto logistico potrebbe rivelarsi decisivo per la sicurezza delle rotte marittime e per l’equilibrio strategico regionale.


takinut3@gmail.com

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