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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Tempo Rassegna Stampa
04.01.2026 Ora l’Asse del Male deve cadere del tutto
Commento di Roberto Arditti

Testata: Il Tempo
Data: 04 gennaio 2026
Pagina: 4
Autore: Roberto Arditti
Titolo: «Ora l’asse del male deve cadere del tutto. L'UE si svegli»

Riprendiamo da IL TEMPO del 04/01/2026, a pag. 4, con il titolo "Ora l’asse del male deve cadere del tutto. L'UE si svegli", il commento di Roberto Arditti.

Roberto Arditti | Festival Economia Trento

Roberto Arditti 

Venezuela and Iran agree to expand ties on oil amid U.S. sanctions | PBS  News
La cattura di Maduro (in foto assieme all'ex presidente iraniano Raisi) segna un colpo decisivo contro una dittatura sanguinaria e indebolisce l’asse Caracas-Teheran, fondato su cooperazione criminale, militare ed economica.
Venezuela e Iran hanno costruito negli anni una rete di evasione delle sanzioni, traffici illeciti e sostegno al terrorismo anti-occidentale

La cattura di Nicolas Maduro da parte delle forze Usa è una notizia eccellente. Punto. Un dittatore sanguinario, responsabile di migliaia di morti, di un’economia distrutta e di milioni di profughi, è finito in manette. Oggi tocca a lui, domani – speriamo con tutto il cuore – agli ayatollah iraniani. Due regimi gemelli: oppressivi, corrotti, nemici giurati dell’Occidente.

L’asse Caracas-Teheran è l’asse del male che minaccia la nostra sicurezza. I legami tra Venezuela e Iran sono profondi e criminali. Tutto inizia con Hugo Chávez e Mahmoud Ahmadinejad: centinaia di accordi firmati dal 2005 in energia, industria, agricoltura, difesa. Oltre 265 protocolli bilaterali, visite reciproche, sostegno mutuo contro l’“imperialismo yankee”.

Maduro ha proseguito e intensificato: nel 2022 firma un piano di cooperazione ventennale con Ebrahim Raisi, esteso a tecnologia, intelligenza artificiale, sanità. Economicamente è un patto per evadere sanzioni. L’Iran manda benzina e tecnici per le raffinerie venezuelane in cambio di oro: tonnellate di lingotti caricati su voli Mahan Air (compagnia IRGC) e Conviasa. Nel 2020, cinque tanker iraniani sfidano il blocco Usa. Scambi oro per petrolio, miliardi di dollari riciclati. Il Venezuela offre uranio, l’Iran addestra su come aggirare embarghi.

Militarmente è peggio. L’Iran assembla droni per l’esercito venezuelano, fornisce missili antinave e barche d’attacco veloce. Voli regolari della Quds Force via Africa portano personale e armi. Hezbollah, proxy iraniano, ha basi solide: rete di narcotraffico con il Cartel de los Soles, riciclaggio attraverso clan libanesi a Margarita Island e nella Tri-Border Area. Tareck El Aissami, ex vicepresidente, mediatore con Hezbollah per denaro e addestramento. I proventi della cocaina finanziano il terrorismo mediorientale.

Ideologicamente identici: anti Usa, anti Israele, sostegno alla Palestina e alla “resistenza”. Maduro incontra Khamenei, Pezeshkian lo chiama “alleato fraterno” fino all’ultimo. Con Maduro catturato, questo asse vacilla. L’Iran perde il suo ancoraggio in America Latina, base per operazioni contro Usa e Israele.

L’asse del male deve cadere del tutto: Teheran è il capo, Caracas il complice. E l’Europa? Basta con l’ambiguità. Per anni sanzioni tiepide e divisioni energetiche. Ora serve stare compatti con gli Usa: appoggiare la transizione democratica in Venezuela, contrastare l’influenza iraniana, investire in stabilità. Non possiamo restare a guardare mentre regimi sanguinari tramano contro di noi.

C’è questa volontà condivisa? Non ne sono sicuro. Se leggo la “minestra riscaldata” delle parole di Kaja Kallas, che dice che l’Ue sta “monitorando” la situazione e chiede “moderazione”, vedo la solita Europa tremebonda. Italia, fatti sentire: è il momento di alzare la voce.

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