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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Shalom Rassegna Stampa
04.01.2026 Venezuela e poi forse l’Iran
Analisi di Ugo Volli

Testata: Shalom
Data: 04 gennaio 2026
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Venezuela e poi forse l’Iran»

Riprendiamo da SHALOM, l'analisi di Ugo Volli dal titolo "Venezuela e poi forse l’Iran".

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Ugo Volli

Donald Trump ha dato seguito alle sue minacce e ha arrestato Maduro. Farebbe lo stesso con l'Iran? Probabilmente sì. In ogni caso il segnale è stato lanciato edè molto forte.

L’abbattimento del regime di Maduro
Anche se l’Europa in genere non lo capisce e soprattutto non lo gradisce, questo è un buon momento per le relazioni internazionali di Israele. L’abbattimento del regime di Maduro in Venezuela è un’ottima notizia, non solo per il popolo venezuelano, e in particolare per gli ebrei venezuelani, duramente perseguitati prima da Chavez e poi da Maduro, ma in generale per il mondo. Quel che sparisce è un regime criminale, dedito al traffico di droga, acerrimo nemico di Israele, oppressivo e dittatoriale. Le ultime elezioni in cui Maduro si è perpetuato come presidente sono state una farsa ignobile. Non è un caso che la leader dell’opposizione María Corina Machado Parisca abbia ricevuto un paio di mesi fa il Premio Nobel per la pace da un comitato che certamente non è vicino alle posizioni politiche di Trump. Era un esempio di resistenza alla dittatura e si spera che ora possa amministrare il suo paese e portarlo anche sul piano internazionale lontano dalle amicizie iraniane, russe e cinesi di Maduro. Israele avrà probabilmente un nuovo amico in Sudamerica, dopo l’Argentina, il Cile, l’Honduras, la Bolivia.

Trump fa rispettare le sue minacce
Ma nella notizia dell’abbattimento di Maduro è contenuto anche un altro aspetto positivo per Israele, il fatto che Trump abbia dato seguito alle sue minacce, sebbene in genere sia considerato un presidente isolazionista e poco disponibile a usare davvero la forza. Le ultime minacce di Trump sono state per Hamas durante la conferenza stampa in seguito all’incontro con Netanyahu (“se non disarmeranno si apriranno le porte dell’inferno”) e per l’Iran (se continueranno a cercare di ricostruire il programma nucleare e quello missilistico Israele avrà diritto di difendersi e noi rischiamo di dover sprecare carburante per i nostri bombardieri B2”) e di nuovo per l’Iran in seguito alla repressione sanguinosa della rivolta contro il regime (“se continueranno ad ammazzare i manifestanti, dovremo intervenire”).

La ribellione in Iran
La rivolta iraniana ha ottenuto pochissima attenzione nei media e nella politica europea soprattutto di sinistra, che in genere hanno mostrato costante simpatia per l’oscura dittatura clericale degli ayatollah, ma è estremamente importante. Questa è la settima ondata di proteste contro il regime iraniano dalla rivoluzione islamica del 1979: vi sono state prima le manifestazioni studentesche del 1999, poi il movimento verde del 2009, proteste economiche nel 2012, 2017-18, il “bloody novembre del 2018-19, il movimento “Donna, Vita, Libertà” dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022-23 e finalmente il ciclo attuale. I manifestanti hanno pagato il loro amore della libertà complessivamente con migliaia di vittime, decine di migliaia di incarcerati, moltissime esecuzioni capitali. Il regime iraniano ha il record mondiale delle condanne a morte, nel 2025 ne sono state eseguite circa 2000. A parte qualche bella parola, i coraggiosi giovani iraniani che hanno condotto queste manifestazioni non hanno ricevuto finora né solidarietà né appoggio dall’Europa o dagli Stati Uniti. L’intervento di Trump è una novità assoluta. Israele ha sempre espresso solidarietà nei loro confronti e li ha probabilmente anche aiutati in maniera clandestina; ma è chiaro che la sua possibilità di esercitare pressione per impedire la repressione interna nei confronti di un regime che è già un nemico mortale è molto limitata.

Una svolta possibile
Questa rivolta, a differenza delle precedenti, ha qualche possibilità di riuscire ad abbattere il regime. Innanzitutto, perché questo è scosso dai colpi subiti da Israele e dagli Usa nella “guerra dei dodici giorni” del giugno scorso. Allora oltre agli impianti nucleari, missilistici, di difesa aerea, Israele ha colpito molti esponenti del regime e in particolare le sue milizie armate, in particolare i Pasdaran (Guardie della Rivoluzione Islamica) e i Basij (il loro ramo dedicato alla repressione interna), evitando invece nei limiti del possibile di eliminare l’esercito regolare, che ha le armi necessarie per rovesciare il regime attuale. Un altro aspetto nuovo è il fatto che Israele continua a tenere nel mirino il regime iraniano, che da decenni proclama come obiettivo politico la distruzione dello Stato ebraico e in particolare ha dato il via e diretto la guerra del 7 ottobre.

Imperialismo e repressione
Le rivolte dei giovani e l’imperialismo degli ayatollah hanno una relazione evidente: l’Iran è potenzialmente uno stato ricco, perché ha preziose risorse naturali e la capacità per sfruttarle. Invece la popolazione si trova in uno stato di miseria, soggetta nell’ultimo anno a una terribile carestia. Ciò deriva dalla scelta di investire i profitti delle esportazioni innanzitutto nella costruzione di armi avanzate, inclusi missili intercontinentali e bomba atomiche, di finanziare massicciamente i movimenti terroristi come Houti. Hezbollah e Hamas, oltre che dal boicottaggio internazionale provocato dall’aggressività del regime. Insomma, se a Teheran si insediasse un governo normale, capace di convivere con i suoi vicini senza prepararsi per guerre che nessuno gli impone, la popolazione vivrebbe molto meglio. E con la caduta del regime islamico sarebbero eliminate anche tutte le proibizioni e le umiliazioni ai danni dei giovani e delle minoranze etniche e religiose. Se vincesse il movimento di protesta, che continua e si rafforza ogni giorno, il volto del Medio Oriente cambierebbe completamente.

Le possibilità della rivolta
In questo contesto l’inedito avvertimento di Trump costituisce un appoggio importante per il movimento di rivolta, soprattutto dopo quel che è accaduto in Venezuela. Nei giorni scorsi vi sono stati anche adesione dei ribelli curdi e beluci, che a differenza dei giovani di Teheran sono armati e diffusi sul territorio. Di fatto, questa rivolta sembra più strutturata e organizzata delle precedenti. Ciò non significa naturalmente che un regime così radicato da 46 anni, con una presenza economica e un sostegno militare, oltre che una base religiosa, possa crollare facilmente. C’è anche la preoccupazione che esso possa tentare gravi provocazioni per emarginare la rivolta, per esempio tentare di bombardare di nuovo Israele. Per questo l’attenzione dell’esercito israeliano è molto alta e ci sono stati avvertimenti molto duri. Per gli ayatollah riaprire la guerra con Israele comporterebbe la certezza della sconfitta e della distruzione del loro apparato militare.

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