Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Un coordinamento internazionale anti-islamismo Commento di Stefano Parisi
Testata: Il Tempo Data: 03 gennaio 2026 Pagina: 3 Autore: Stefano Parisi Titolo: «Un coordinamento internazionale anti-islamismo»
Riprendiamo da IL TEMPO di oggi 03/01/2026, a pag. 5, con il titolo "Un coordinamento internazionale anti-islamismo", il commento di Stefano Parisi.
Stefano Parisi, presidente di Setteottobre
L’arresto di Mohammad Hannoun viene indicato come la chiave per smascherare una rete ProPal accusata di diffondere in Italia l’ideologia dell’islam radicale dopo il 7 ottobre
L’inchiesta che ha portato all’arresto di Mohammad Hannoun e degli altri esponenti delle associazioni per la Palestina può finalmente fare luce sulla vera natura delle realtà che, dal 7 ottobre 2023, hanno promosso, organizzato e influenzato il movimento ProPal in Italia. Sono più di due anni che sentiamo nelle nostre piazze, nelle università, nelle scuole e purtroppo nelle più alte sedi istituzionali gli slogan e le parole d’ordine che sono le fondamenta ideologiche del terrorismo islamico.
Setteottobre pubblicò già nell’ottobre 2024 un rapporto sull’attività della rete delle associazioni ProPal e sui suoi rapporti con esponenti politici italiani. Questo giornale, su questi stessi temi, ha condotto un importante lavoro di inchiesta. L’islam radicale vuole sovvertire lo Stato di diritto e ha trovato terreno fertile in una parte dell’opinione pubblica manipolata da una élite accademica, politica, sindacale e del mondo dei media.
Esso si insinua senza incontrare resistenza in una cultura terzomondista, antioccidentale e antisemita che sta minando alla radice i valori delle democrazie occidentali. Gli effetti di questo lavoro sono davanti a tutti noi: molte università hanno abdicato alla loro funzione di formazione del pensiero critico e del confronto di idee alla ricerca della verità, e sono divenute luoghi dove squadristi possono agire indisturbati nell’accondiscendente silenzio dell’accademia.
Associazioni di professori di scuola organizzano videoconferenze con migliaia di studenti per inculcare nei giovani nozioni menzognere sulla storia dell’Occidente e ostili verso gli ebrei; nelle strade delle nostre città cresce e si manifesta impunito l’odio verso gli ebrei, con una tollerata limitazione della libertà religiosa.
In molti Paesi arabi moderati i Fratelli Musulmani sono al bando; da noi, in Europa, sono coccolati, protetti e i loro voti corteggiati. Le organizzazioni terroristiche dell’islam radicale nel mondo uccidono cristiani, ebrei e musulmani. In Francia, in Gran Bretagna e in alcuni Paesi del Nord Europa la situazione è probabilmente irreversibile; in Italia siamo forse ancora in tempo.
L’arresto di Hannoun sembra aver aperto gli occhi a molti. L’islam radicale va estirpato. È necessario seguire la rete dei rapporti tra persone e associazioni, i flussi di denaro, le connivenze e gli interessi. Non c’è solo l’odiosa vicenda dei soldi raccolti per beneficenza dalle associazioni palestinesi in Italia ma di fatto diretti ai terroristi di Hamas: c’è l’enorme flusso di denaro che proviene dagli stessi regimi dittatoriali che finanziano e armano il terrorismo islamico e che in Occidente investono nelle università, nello sport, nello sviluppo immobiliare e nei luoghi di culto, comprando il consenso di politici e opinion leader.
È un’emergenza. Serve una forte e unitaria volontà politica. Serve coordinamento internazionale tra forze dell’ordine, servizi di intelligence e sistemi giudiziari. Sì, anche la magistratura italiana deve abbandonare certe ambiguità e lavorare per difendere la nostra libertà.
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