venerdi 02 gennaio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



Clicca qui






Il Foglio Rassegna Stampa
02.01.2026 Teheran chiede consiglio a Putin. Prendere due criminali con una fava
Editoriali del Foglio

Testata: Il Foglio
Data: 02 gennaio 2026
Pagina: 3
Autore: Giuliano Ferrara
Titolo: «Teheran chiede consiglio a Putin»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 02/01/2026, a pag. 3, il redazionale dal titolo "Teheran chiede consiglio a Putin".

Pezeshkian parla al telefono con Putin per avere un po' di dritte su come reprimere la rivolta interna, giunta alla prima settimana di proteste in tutte le città.

All’inizio di questa settimana, il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha parlato al telefono con il capo del Cremlino, Vladimir Putin. Parte della conversazione è stata sulle proteste che da giorni vanno avanti in diverse città dell’Iran, iniziate nei mercati per l’inflazione e la svalutazione del rial, proseguite poi su iniziativa di varie categorie. Teheran si rivolge spesso a Mosca per chiedere aiuto e la collaborazione in questi anni si è verificata nella repressione delle proteste e anche nella gestione dell’informazione durante le manifestazioni. Mercato dopo mercato, città dopo città, i cortei in una settimana sono diventati sempre più grandi. Mentre il regime ostenta comprensione, la repressione si fa più intensa e aumentano gli arresti. Sul piano comunicativo, però, gli uomini del regime dicono di voler capire i manifestanti, promettono di ascoltare la loro voce. Il presidente del parlamento, Mohammad Baqer Qalibaf, ex comandante dei pasdaran, ha dichiarato che “le proteste devono essere trattate con generosità e piena assunzione di responsabilità”. Il presidente ha detto che le colpe sono dei politici precedenti ed è arrivato il momento di occuparsi dei problemi della gente altrimenti “finiremo all’inferno”. La portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha dichiarato: “Sappiamo che le manifestazioni derivano dalla pressione sui mezzi di sussistenza delle persone”. Queste dichiarazioni non hanno placato la piazza. Il regime ci tiene molto a non inimicarsi quella fascia della popolazione che finora non si era rivoltata al regime, ma che ora ha buoni motivi per non poterne più. Al centro di questa strategia comunicativa non c’è la paura per la fine immediata degli ayatollah, ma la consapevolezza che la Repubblica islamica soffre di una malattia cronica di impoverimento che porterà a disordini popolari crescenti. A lungo termine è una minaccia per la stabilità, da cui il regime potrebbe uscire in un primo momento addossando la responsabilità alla sua parte politica.

Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostanti


lettere@ilfoglio.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT