Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il Capodanno di Askatasuna contro i carabinieri Cronaca di Carola Causarano
Testata: Il Riformista Data: 02 gennaio 2026 Pagina: 2 Autore: Carola Causarano Titolo: «Il Capodanno di Askatasuna. Petardi contro i carabinieri»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 02/01/2026, a pagina 2, la cronaca di Carola Causarano dal titolo "Il Capodanno di Askatasuna. Petardi contro i carabinieri"
Carola CausaranoBotti di Capodanno e botte ai carabinieri, il centro sociale Askatasuna festeggia a modo suo, a Torino, con una violenza ormai prevedibilissima.
Ancora tensioni a Torino durante le manifestazioni di Capodanno legate ad Askatasuna.
Il corteo organizzato nella notte di San Silvestro, promosso dall’area antagonista in sostegno del centro sociale, si è infatti concluso con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine e con un bilancio di diversi feriti tra i carabinieri impegnati nei servizi di sicurezza.
Sui social la galassia antagonista ha rivendicato la manifestazione definendola un “Capodanno contro lo Stato di polizia”, descrivendo il confronto con le forze dell’ordine come uno scontro tra “idranti e fumogeni” e “bombe carta e bottiglie”.
Sul piano politico, le reazioni sono state immediate e trasversali.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Piemonte, Carlo Riva Vercellotti, e la vice Alessandra Binzon hanno parlato di “aggressione teppistica”, sostenendo che quanto accaduto dimostri la correttezza dello sgombero di Askatasuna.
Secondo gli esponenti di FdI, le attività sociali e culturali attribuite al centro sociale avrebbero rappresentato un “paravento” dietro cui si muoverebbero gruppi dediti alla violenza, e il corteo di San Silvestro sarebbe stato, come previsto, un pretesto per nuovi attacchi contro le divise.
Sulla stessa linea la Lega, con la vicesegretaria Silvia Sardone che ha sottolineato come il corteo si sia concluso con quattro carabinieri feriti, parlando di un bilancio negativo che confermerebbe la “strategia” degli antagonisti.
Sardone ha richiamato i cori e gli slogan scanditi durante la manifestazione, così come la solidarietà espressa verso persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas, definendo il tutto un “copione” già visto.
L’esponente leghista ha inoltre criticato le posizioni di una parte della sinistra che, nonostante scontri e arresti, continuerebbe a ipotizzare percorsi di regolarizzazione per Askatasuna, ribadendo il sostegno alle scelte del governo in materia di sgombero e ripristino della legalità.
Anche Giorgio Merlo, presidente nazionale di Scelta Cristiano Popolare, è intervenuto sul tema, definendo “intollerabili” manifestazioni che, a suo giudizio, producono solo violenza, distruzione e vandalismi.
Merlo ha evidenziato come a ogni iniziativa legata ad Askatasuna si registrino feriti tra le forze dell’ordine, esprimendo piena solidarietà agli agenti e giudicando corretta la decisione di procedere allo sgombero.
Gli episodi avvenuti nella notte di Capodanno riaccendono così il dibattito sul ruolo dei centri sociali e sulle modalità di gestione dell’ordine pubblico, in un clima che resta teso e segnato da contrapposizioni ormai consolidate.
I fatti di Torino dimostrano che realtà come quelle di Askatasuna non sono spazi di inclusione o cultura, ma vere e proprie roccaforti di conflitto permanente.
Occupazioni abusive e manifestazioni violente ribadiscono che una parte degli occupanti considera la provocazione e lo scontro con le istituzioni un fine in sé, ignorando le conseguenze reali per la città e i cittadini.
Ogni corteo e ogni azione violenta non è più un’eccezione, ma una regola prevedibile.
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