Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Buon anno e auguri nel grande incendio dell'Occidente".

Giulio Meotti

Mentre un sacerdote veniva accoltellato alla gola in pieno centro a Modena, la famosa chiesa cattolica Vondelkerk di Amsterdam veniva inghiottita dalle fiamme.
Le immagini del rogo, scoppiato dopo la mezzanotte di Capodanno, sono impressionanti e ricordano quelle di Notre Dame a Parigi.
La chiesa neogotica, a pochi passi dal Rijksmuseum e dal Museo Van Gogh, è stata costruita tra il 1.870 e il 1.880. Ha un secolo e mezzo di vita, ma da anni era utilizzata per conferenze e concerti. Non più casa di Dio, ma sala polifunzionale per una società che ha dimenticato da dove viene.


La Vondelkerk prima dell'incendio doloso
Il primo giorno del 2026, mentre l’Europa occidentale era nei bagordi del Capodanno, Amsterdam ha dunque offerto uno spettacolo apocalittico e infernale: la Vondelkerk divorata dalle fiamme, la torre crollata in diretta, sotto gli occhi di una folla attonita, in una cascata di scintille che sembrava un presagio per l’Occidente.

Un anno fa ad Amsterdam era stata la caccia ai turisti e tifosi israeliani. Ora è il rogo delle chiese. La sindaca Femke Halsema, verde e femminista, arriva sul posto e balbetta che è “terribile”.

Il reportage del giornalista olandese David de Brujn dà un’idea di cosa sia diventata l’Olanda:
“Vista da davanti, la sinagoga dell’Aia non è riconoscibile, due spesse porte verdi presentano una facciata chiusa sulla strada. Dietro queste porte ci sono porte di vetro che si aprono solo una volta concesso un ulteriore permesso. Tutte le finestre sono in vetro antiproiettile. Un posto di polizia permanente sorveglia la sinagoga. Ad Amsterdam, la scuola elementare ebraica ha livelli di protezione ancora più distopici, nascosti dietro diversi strati di metallo e recinzioni. Dall’esterno, la vista della scuola è completamente chiusa. L’autoprotezione era una parte costante, e per me naturale, della vita ebraica. Portare i ragazzi in un campo estivo nella Frisia significava portare una squadra di sicurezza dedicata e, quando possibile, tenere nascosto il fatto che erano bambini ebrei a riunirsi qui. Oggi, camminare in giro con una kippah nei Paesi Bassi è un atto che richiede coraggio. E la situazione peggiorava nel corso degli anni, motivando alcuni, me compreso, a trasferirsi, altri ad adattarsi e molti a preoccuparsi. Tra il 1977 e il 2002, più di 700.000 immigrati e rifugiati provenienti da paesi islamici si sono stabiliti nei Paesi Bassi. La cosa più allarmante di tutte è stata la trasformazione della polizia. Proprio il mese scorso, ufficiali di polizia olandesi hanno dichiarato che non si sarebbero sentiti a loro agio nel sorvegliare le istituzioni ebraiche a causa delle loro ‘obiezioni morali’ alla guerra di Israele contro Hamas. Un pogrom nel 2024 sarà abbastanza orribile da svegliare l’Europa?”.
No e neanche il rogo delle chiese.
Poco dopo l’incendio della chiesa, gli stessi autori attaccavano la polizia. Stavolta non potevano neanche fingere che fosse stato un mozzicone di sigaretta o un cortocircuito, come avvenne per Notre Dame.
Ennesimo capitolo di una saga che, dagli anni del post-Notre Dame, vede le chiese europee bruciare con una frequenza che farebbe impallidire Nerone.
Non un grande incendio, ma mille piccoli roghi che nessuno osa chiamare con il loro nome.
Cento chiese bruciate in Canada. Ne avete sentito parlare? No? Almeno 33 di queste sono state completamente distrutte.
Sei cattedrali in fumo in Francia. In un mese: una chiesa bruciata nella Vandea, una chiesa bruciata nell’Indre, una chiesa bruciata nel Drôme, una chiesa bruciata a Moule, una chiesa bruciata a Montpellier e una chiesa bruciata a Boigny-sur-Bionne.
Se le nostre élite pensano davvero di poter ingannare l’opinione pubblica facendogli credere che le chiese bruciano da sole, auguri!
Dall’Italia alla Svezia, i luoghi di culto cristiani bruciano con una intensità mai vista nella storia.
Abbiamo aperto le porte senza criteri, per espiare colpe coloniali immaginarie, per manpower economico, per virtù segnalata. Risultato? Una società senza radici e senza volontà di difendersi, che vede nel proprio patrimonio un peso da cui liberarsi.
E quando non bruciano le chiese, danno fuoco alle sinagoghe.
Il giudeo-cristianesimo ha forgiato l’Europa: diritto romano temperato dalla carità, università, arte sublime rivolta al trascendente. Ma oggi, mentre la torre della Vondelkerk si sgretola in diretta tv, l’Europa scrolla le spalle.
La Chiesa cattolica nei Paesi Bassi è finita, secondo una ricerca del quotidiano Trouw, e otto parrocchie su dieci dovranno essere chiuse.
Ad Afferden un’antica chiesa è diventata un tempio buddhista. Delle sei chiese che la parrocchia Santa Maria di Den Bosch vuole chiudere, una è stata appena venduta. Il produttore televisivo René Stokvis ha appena acquistato una chiesa a Hillegersberg per 8,7 milioni di euro. A Langeveen, nell'Overijssel, la chiesa cattolica di Pancrazio è ritirata dal culto.
Dal 1970 al 2008, 400 chiese cattoliche sono state demolite o convertite. Un quinto di tutte le chiese d’Olanda sono già state convertite.
Venduta anche la cattedrale di Santa Caterina a Utrecht.
Che il cristianesimo in Olanda sia prossimo alla fine lo ha spiegato lo stesso cardinale Wim Eijk al quotidiano De Gelderlander. Nel giro di dieci anni, ha detto, all’interno della arcidiocesi di Utrecht, la più grande e in teoria la più attiva di tutta l’Olanda, solo in 15 delle attuali 280 chiese si continuerà a celebrare la messa.
25 chiese sono state convertite in moschee.
La chiesa di San Jacobus, una delle più grandi e antiche della città di Utrecht, dove le parrocchie sono già passate da 316 a 49, è stata trasformata in una residenza di lusso dagli architetti Zecc, un gruppo specializzato nella conversione di chiese in edifici pregiati in stile Bauhaus.
Secondo il consulente immobiliare Colliers International, altre 1.700 chiese perderanno la loro funzione entro il 2030.
Perché la demografia è il re spietato della storia. E gli europei piangono due minuti per le rovine fumanti di un’altra chiesa perduta, postano stories e poi tornano alle loro vite. Nessuna rabbia, nessuna rivolta. Solo rassegnazione. Hanno dato per scontato che perderanno tutto.
Ad Amsterdam, soltanto un minore su tre sotto i 15 anni è un nativo olandese, troppo occupato a pedalare verso l’estinzione con un figlio a testa, se va bene. L’Islam è già la prima religione ad Amsterdam. Da anni Mohammed è il primo nome fra i nuovi nati nelle quattro più grandi città olandesi: l’Aia, Amsterdam, Rotterdam e Utrecht.
Nei Paesi Bassi vive oltre un milione di musulmani. Tra 25 anni si prevede che tale numero raggiungerà i tre-quattro milioni, secondo un calcolo del demografo Jan Latten. Per fare un esempio: tale numero è pari al numero totale di persone che attualmente vivono nelle quindici città più grandi del paese.
L’Islam sta dunque ereditando le macerie del nichilismo europeo. Minareti sorgeranno ovunque sulle nostre rovine in fumo. “Non voglio morire musulmana in una Francia islamizzata” diceva la mai troppo compianta Brigitte Bardot, che oltre a essere molto bella era anche molto intelligente.
“In Francia, una chiesa brucia ogni due settimane”, ha denunciato il presidente dell'Osservatorio del patrimonio religioso Edouard de Lamaze al sito 76actu. Due terzi degli incendi di edifici religiosi sono causati da incendi dolosi, ha dichiarato Lamaze alla Catholic News Agency. Ha anche affermato che in Francia viene costruita una moschea ogni 15 giorni mentre “un edificio cristiano viene distrutto allo stesso ritmo”.
Le autorità olandesi dicono che la Vondelkerk “non è più salvabile”. Come l’Europa stessa?
La vera tragedia non è il fuoco: è che nessuno ha più la forza di difendere ciò che brucia. Assistiamo alla “presa” delle nostre cattedrali con uno sbadiglio. Perché l’Islam non conquista neanche più; eredita. Dio sarà anche morto, come diceva Nietzsche, ma Allah è vivo e vegeto.
E così la Chiesa cattolica di Sant’Ignazio di Amsterdam è diventata la Moschea Fatih Camii.
Happy New Year! E mentre brucia Amsterdam, il 2026 inizia con un odore di cenere che sa di resa.
La newsletter di Giulio Meotti è uno spazio vivo curato ogni giorno da un giornalista che, in solitaria, prova a raccontarci cosa sia diventato e dove stia andando il nostro Occidente. Uno spazio unico dove tenere in allenamento lo spirito critico e garantire diritto di cittadinanza a informazioni “vietate” ai lettori italiani (per codardia e paura editoriale).
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