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Chi sta affamando davvero Gaza 06/06/2025

Chi sta affamando davvero Gaza
Video di Naftali Bennett a cura di Giorgio Pavoncello

Chi sta affamando Gaza? Gli aiuti alimentari da Israele alla popolazione della Striscia sono aumentati ormai del 40% rispetto al periodo pre-bellico. Eppure continuiamo a vedere scene di persone affamate che si accalcano per accaparrarsi il cibo. La realtà è che Hamas usa gli aiuti alimentari come strumento per assoggettare la popolazione. Un video dell'ex premier Naftali Bennett (tradotto con intelligenza artificiale) pieno di dati e prove, ve lo dimostra.



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Setteottobre Rassegna Stampa
30.11.2025 Milei, gli Accordi Itshak e la nuova rotta latino-israeliana
Analisi di Paolo Montesi

Testata: Setteottobre
Data: 30 novembre 2025
Pagina: 1
Autore: Paolo Montesi
Titolo: «Milei, gli Accordi Itshak e la nuova rotta latino-israeliana»

Riprendiamo dal giornale di SETTEOTTOBRE online, il commento di Paolo Montesi dal titolo: "Milei, gli Accordi Itshak e la nuova rotta latino-israeliana"

Javier Milei, presidente dell'Argentina, si conferma come il primo e il maggiore sostenitore di Israele nell'America Latina. Annunciando gli Accordi Itshak mira ad estendere la logica degli Accordi di Abramo al continente americano, alla costruzione di un sistema di cooperazione politica, economica e culturale tra Israele e un gruppo iniziale di Paesi latinoamericani.

Il presidente argentino Javier Milei non si limita a stupire: rilancia, spiazza, ribalta tavoli che in America Latina sembravano inchiodati da decenni. Con l’annuncio degli Accordi Itshak, Milei sembra determinato alla costruzione di un sistema di cooperazione politica, economica e culturale tra Israele e un gruppo iniziale di Paesi latinoamericani. È un salto di qualità che ricorda lo spirito degli Accordi di Abramo, ma tradotto nella lingua, nei problemi e nelle ambizioni del continente sudamericano. E, soprattutto, cucito addosso all’Argentina, che Milei vuole trasformare nel ponte privilegiato tra Gerusalemme e l’emisfero sud.

Gli Accordi Itshak prendono forma attorno a un’idea semplice: offrire un quadro stabile a un processo di integrazione che, negli ultimi anni, era rimasto episodico. Israele è già partner tecnologico e di sicurezza per diversi Paesi latinoamericani, ma ora il progetto diventa politico, dichiarato, strutturato. Milei lo presenta come un “compito storico”, e per dare sostanza alla formula ha persino destinato il milione di dollari ricevuto dal premio Genesis al finanziamento delle prime iniziative congiunte. È un gesto simbolico, certo, ma anche il segnale che la nuova diplomazia argentina vuole giocare in avanti.

Nel 2026 Buenos Aires aprirà un’ambasciata a Gerusalemme: una decisione che, da sola, basterebbe a marcare un solco rispetto al resto della regione, quasi tutta allineata su posizioni più prudenti o apertamente ostili a Israele. L’ambasciatore Axel Wahnish sta lavorando da mesi per trasformare l’annuncio in un’infrastruttura reale, mentre il ministro degli Esteri Pablo Quirno volerà a febbraio in Israele per chiudere il perimetro diplomatico insieme a Gideon Saar. Il progetto è ambizioso: accordi commerciali mirati, cooperazione nella cybersicurezza, programmi congiunti nell’intelligenza artificiale, scambi culturali e universitari.

A credere nella nuova architettura non è soltanto l’Argentina. Uruguay, Panama e Costa Rica si sono già messi in fila, tre Paesi che negli ultimi anni hanno intensificato i rapporti con Israele in settori chiave come l’innovazione agricola, la difesa e la gestione delle risorse idriche. Montevideo, in particolare, vede nell’alleanza un modo per consolidare la propria tradizione liberale e per accedere a tecnologie che Israele sviluppa da anni e che l’America Latina fatica ancora a produrre. Panama punta sulla sicurezza delle infrastrutture e sulla cooperazione nei porti; il Costa Rica mira a rilanciare il proprio polo tecnologico con startup israeliane interessate alla regione.

Gli Accordi Itshak non sono un semplice esercizio di geopolitica. Sono, nelle intenzioni di Milei, la risposta a una deriva politico-ideologica che negli ultimi anni ha avvicinato troppi governi latinoamericani alle posizioni di Iran, Cuba e Venezuela. Mentre il Brasile di Lula e la Colombia di Petro hanno scelto la strada della rottura con Israele e del sostegno retorico alla causa di Hamas, l’Argentina decide di occupare lo spazio lasciato vuoto: un’America Latina che non ha timore a riconoscere Israele come partner strategico e alleato democratico.

Il valore politico del progetto è evidente: in un continente dove la politica estera oscillava tra sentimentalismi terzomondisti e vuoti proclami anti-occidentali, Milei propone un’alleanza fondata su tecnologia, sicurezza, commercio e cultura. Meno ideologia, più lavoro comune. È anche un banco di prova per capire se l’America Latina vuole davvero uscire dalla periferia e giocare un ruolo autonomo negli equilibri globali.

Gli Accordi Itshak sono appena nati, ma qualcosa è già chiaro: se la scommessa argentina funzionerà, Israele avrà un nuovo corridoio politico verso il sud del mondo, e l’America Latina potrà finalmente guardare oltre l’ombra dei suoi fantasmi ideologici. Se invece fallirà, resterà comunque l’immagine di un Paese che ha provato a invertire la rotta mentre gli altri continuavano a navigare in cerchio. Milei ha scelto di aprire una strada. Ora vedremo chi avrà il coraggio di seguirlo.


info@setteottobre.com

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