Chi sta affamando davvero Gaza Video di Naftali Bennett a cura di Giorgio Pavoncello
Chi sta affamando Gaza? Gli aiuti alimentari da Israele alla popolazione della Striscia sono aumentati ormai del 40% rispetto al periodo pre-bellico. Eppure continuiamo a vedere scene di persone affamate che si accalcano per accaparrarsi il cibo. La realtà è che Hamas usa gli aiuti alimentari come strumento per assoggettare la popolazione. Un video dell'ex premier Naftali Bennett (tradotto con intelligenza artificiale) pieno di dati e prove, ve lo dimostra.
Maurizio Molinari: l’attacco alla Stampa è all’Occidente Intervista di Pietro Senaldi
Testata: Libero Data: 30 novembre 2025 Pagina: 5 Autore: Pietro Senaldi Titolo: ««Pro-Pal L’attacco è all’Occidente» dei regimi arma»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 30/11/2025, a pag. 5, con il titolo "«Pro-Pal L’attacco è all’Occidente» dei regimi arma" l'intervista di Pietro Senaldi a Maurizio Molinari.
Pietro Senaldi
Maurizio Molinari
«Ho lavorato alla Stampa per 23 anni. L’assalto alla redazione da parte dei pro-Pal è per me una ferita profonda, inimmaginabile. Non pensavo potesse succedere a un giornale italiano».
Cosa è cambiato negli ultimi anni?
«C’è una regressione. Sono gli effetti di almeno dieci anni di guerra ibrida che la Russia, la Cina, la Corea del Nord, l’Iran, i nemici dell’Occidente, stanno conducendo attraverso i nostri social. L’obiettivo è destabilizzare il nostro modello di società».
Stupisce l’attacco dei Pro-Pal proprio alla Stampa, un giornale che sulla questione di Gaza non è mai stato tenero con Israele...
«Ormai questo fenomeno di intolleranza e violenza verso il nostro sistema è talmente profondo che i protagonisti della società, dai politici ai giornali, dalle Forze dell’ordine alla magistratura, vengono aggrediti a prescindere dai messaggi e dalla politica di cui si fanno portatori».
Ebreo romano, Maurizio Molinari ha diretto il quotidiano torinese per quattro anni. È da poco uscito in libreria con “La Scossa Globale” (Rizzoli). «Non penso», spiega, «che i regimi dittatoriali siano i mandanti diretti delle azioni violente come quella contro la Stampa; però ne creano le premesse, ne sono responsabili perché continuano a veicolare messaggi mirati a generare odio per far implodere le nostre democrazie. Bisogna rendersi conto che quest’opera di proselitismo anti-democratico sta avendo successo e la libertà di stampa è tra i primi diritti a farne le spese». Dell’assalto a Torino colpiscono la giovane età dei teppisti, il fatto che a chiedere la liberazione di un imam che giustifica il 7 ottobre siano in gran parte italiani e non immigrati e la copertura ideologica che una parte della politica, e addirittura dei media, continua a dare alle frange violente dei Pro-Pal; fino ad arrivare alla relatrice dell’Onu sui Territori Occupati, Francesca Albanese che, nel condannare le violenze, si raccomanda che costituiscano «un monito per i giornali». Siamo al delirio? «La Stampa è il giornale di Carlo Casalegno assassinato dalle Brigate Rosse, è un quotidiano profondamente costituzionale», riflette Molinari offrendo una lettura opposta, ovverosia che il monito da portarsi dentro è che «il seme dell’odio anti-sistema sta contagiando il nostro Paese».
Direttore, gli assalitori sostengono di voler difendere la Costituzione e la pace: un cortocircuito politico-culturale?
«In una delle più importanti strade romane campeggia, non cancellata, la scritta “Gli oppressi hanno diritto alla violenza”: significa che chi compie atti criminali oggi si sente un buono».
C’è chi glielo fa credere?
«La genesi del male parte dal movimento americano conosciuto come intersezionalità, secondo il quale la società si divide in oppressori, identificati con gli uomini bianchi eterosessuali, e oppressi, ovvero tutti gli altri. È questa ideologia che porta all’aggressività, legittima la violenza».
Che poi gli aggressori sono spesso uomini bianchi eterosessuali...
«Questo è un cortocircuito, che dimostra come la violenza ideologica possa essere disinnescata solo con la forza della ragione. Devi avere la forza di condannare la violenza sempre e comunque».
E arriviamo al punto: al di là della Albanese, una parte della politica sbaglia a dare copertura ideologica, a esitare a condannare?
«Il problema della politica è la legittimazione della violenza. Ci sono vulnus esemplari nella comunicazione politica: perché troppi partiti non dicono chiaramente che antisionismo e antisemitismo sono la stessa cosa, o tollerano che si parli di lobby ebraica in Italia, come se davvero esistesse, o ancora prescindono dal fatto che quel che accade a Gaza è tutto figlio del pogrom del 7 ottobre? Queste bugie vanno disinnescate senza paura dalla politica, perché alimentano l’intolleranza. E non in tutti i partiti vedo sufficiente coraggio».
Tutto è partito dal 7 ottobre e dalla risposta fortissima di Israele?
«No, quello è stato un detonatore. Ma ha fatto esplodere qualcosa che era stato seminato da tempo nel sostrato delle società occidentali. Lo dimostra il fatto che due anni fa le prima manifestazioni Pro-Pal contavano sulla presenza di molti cittadini di origine immigrata, mentre i protagonisti dell’assalto alla Stampa sono italiani». E molto giovani... «Questo è il dato più preoccupante. Chi conosce la storia sa che tutti i movimenti di rivolta contengono gruppi di intolleranti e che questi coincidono spesso con le fasce più giovani della popolazione: sono i portatori del seme dell’odio». L’imam per il quale i Pro-Pal di Torino protestavano giustifica il 7 ottobre... «L’inganno della contestualizzazione: se dici che il pogrom del 7 ottobre va contestualizzato, e quindi lo relativizzi, finisci per creare un’area grigia dove non c’è differenza tra il bene e il male e, conseguentemente, ti trovi a giustificare ogni abominio e ammettere la violenza come modalità espressiva. Ma le nostre democrazie si fondano su un presupposto opposto: la forza della ragione e dei valori costituzionali, che ha sconfitto comunismo sovietico e nazionalsocialismo». Che ruolo ha l’antisemitismo nella lotta ai valori occidentali? «Per indebolire le società occidentali non c’è leva più efficace dell’antisemitismo». È la questione sociale più scottante in Occidente? «Da duemila anni l’odio nei confronti degli ebrei è la fonte maggiore di violenza nelle società occidentali». I Pro-Pal di Torino però sembrano avercela con tutti... «Questi gruppi estremisti esprimono la volontà di demolire dall’interno il nostro sistema di convivenza civile. E quello dell’antisemitismo è il canale maggiore sul quale naviga il loro odio. L’odio contro Israele è il punto di partenza più facile e rodato per seminare l’avversione contro i valori della società occidentale». Torno a sottolineare che parte della politica, e anche della stampa, non prende le dovute distanze e sembra quasi giustificare... «Mi auguro che in Italia accada quello che è successo in Germania, lo Stato Ue che sta reagendo meglio alla guerra ibrida e alla disinformazione che viaggia via social. Sia quando governava la sinistra, sia adesso che è al potere il centrodestra, Berlino non ha mai avuto esitazioni nel sostenere che la guerra in Ucraina è partita dall’invasione russa e che quella in Medio Oriente è iniziata dopo il 7 ottobre da parte di Hamas». Ma la Germania ha ragioni storiche profonde per avversare la Russia e sostenere Israele... «La storia si fa nel presente e il presente è fatto di una guerra delle autocrazie all’Occidente, dove ancora c’è chi si chiede da che parte stare». Soluzioni? «Ho l’umiltà di pensare che la maggioranza degli italiani si riconosca nella Costituzione repubblicana. Chiunque ha responsabilità pubbliche deve alzare la voce per difenderla».
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