Chi sta affamando davvero Gaza Video di Naftali Bennett a cura di Giorgio Pavoncello
Chi sta affamando Gaza? Gli aiuti alimentari da Israele alla popolazione della Striscia sono aumentati ormai del 40% rispetto al periodo pre-bellico. Eppure continuiamo a vedere scene di persone affamate che si accalcano per accaparrarsi il cibo. La realtà è che Hamas usa gli aiuti alimentari come strumento per assoggettare la popolazione. Un video dell'ex premier Naftali Bennett (tradotto con intelligenza artificiale) pieno di dati e prove, ve lo dimostra.
Noi e i martiri invisibili Intervista di Giulio Meotti
Testata: Il Foglio Data: 29 novembre 2025 Pagina: 1/XVIII Autore: Giulio Meotti Titolo: «L’imam e i martiri»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 29/11/2025, a pagina 1/XVIII, l'intervista di Giulio Meotti a Hassen Chalghoumi dal titolo: "L’imam e i martiri".
Giulio Meotti
Hassen Chalghoumi
“La persecuzione dei cristiani è una realtà visibile, documentata e dimenticata. Noi islamici siamo silenti e le diplomazie e i media occidentali sono timorosi a parlarne. Ma in gioco nel loro destino c’è ben più del loro diritto alla vita e a praticare la loro fede”. Parla così al Foglio Hassen Chalghoumi, da vent’anni sotto scorta, non in un plateau nigeriano, ma in una banlieue parigina. A Chalghoumi non perdonano di essere stato “Charlie”, di essere l’imam “amico degli ebrei”, di aver chiesto perdono alla famiglia di Samuel Paty e di aver organizzato manifestazioni per i cristiani. Per questo è uno dei pochi religiosi islamici in occidente condannato a morte dai fondamentalisti a causa della sua difesa della libertà.
La persecuzione dei cristiani oggi è una realtà visibile, documentata e troppo spesso dimenticata. In molte regioni del mondo, essere cristiani significa vivere senza libertà, senza sicurezza, talvolta sotto la minaccia diretta di massacri”. Parla così al Foglio Hassen Chalghoumi, che da vent’anni vive sotto scorta. Non in un plateau nigeriano, ma in una banlieue parigina. Non gli perdonano di essere stato “Charlie”, di essere l’imam “amico degli ebrei”, di aver chiesto perdono alla famiglia di Samuel Paty e di aver organizzato manifestazioni per i cristiani perseguitati. Chalghoumi è uno dei pochi religiosi islamici in tutto l’occidente a essere condannato a morte dai fondamentalisti a causa della sua difesa del popolo ebraico e cristiano. Imam nella moschea di Drancy e presidente della Conferenza degli imam di Francia (alternativa ai Fratelli musulmani), Chalghoumi deve indossare un giubbotto antiproiettile. Non dorme mai due notti nello stesso posto in Francia. Sulla sua testa è stata messa una taglia dai terroristi: 150 mila euro. L’accusa più blanda è di essere un “burattino dello stato”. Un’altra è di essere “il capretto del Crif” (Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia). Islamisti hanno preso d’assedio la sua moschea. Sono entrati nella sala di preghiera e l’imam è stato “esfiltrato”, mentre gridavano “aiqtalah aiqtala! Uccidiamolo! Uccidiamolo!”. La sua scorta è Uclat 2, come il premier israeliano in visita in Europa. L’imam viaggia con sei poliziotti e si muove in un veicolo blindato.
“In Africa, in Nigeria in particolare, Boko Haram e altri gruppi armati islamisti prendono di mira i villaggi cristiani, le chiese, le scuole” prosegue Chalghoumi. “In Iraq, in Siria, in Afghanistan, in Pakistan, le comunità cristiane vivono nella paura. Il semplice fatto di praticare la propria fede può mettere in pericolo la vita. Queste persecuzioni non si verificano solo in paesi in guerra: sono anche opera di gruppi terroristici che usano la religione per giustificare la barbarie. Le minoranze cristiane diventano così i primi bersagli”.
Eppure, se ne parla poco. “Perché alcuni temono rappresaglie, anche qui in Europa, o desiderano evitare di alimentare tensioni religiose. Ma questo silenzio non è accettabile. I cristiani nel mondo hanno diritto alla dignità, alla libertà religiosa e alla sicurezza”. Chalghoumi dieci anni fa organizzò una manifestazione davanti all’ambasciata nigeriana a Parigi per chiedere il rilascio delle duecento studentesse rapite da Boko Haram a Chibok. In quell’occasione, Chalghoumi ha esortato i musulmani in Francia e nel mondo “a mobilitarsi insieme di fronte a questo orrore che riguarda tutta l’Africa e il mondo intero”. Poi ha tenuto una manifestazione contro la Turchia di Erdogan davanti al Parlamento europeo a Bruxelles. “Erdogan manipola migliaia di moschee in Europa, finanzia Hamas, ha lasciato passare duemila francesi per unirsi a Daech e stuprare le yazide e uccidere i cristiani”. Il mondo islamico resta in silenzio di fronte a questi massacri di cristiani. “Bisogna dirlo con onestà: la reazione del mondo musulmano non è abbastanza ferma. Di fronte ai massacri di cristiani in Nigeria o altrove, le condanne sono troppo timide, talvolta quasi assenti. Eppure, i rapporti tra musulmani e cristiani sono antichi e profondi: in Libano, nel mondo arabo, nel Golfo, dove esistono chiese da molto tempo, in particolare negli Emirati Arabi Uniti o in Bahrein. Ma questa consapevolezza non è sufficiente. Il Pakistan, ad esempio, resta un paese in cui i cristiani non sono al sicuro. Ed è una contraddizione profonda con l’islam: appena arrivato a Medina, il Profeta concluse un patto chiaro per proteggere le ‘genti del Libro’, cristiani ed ebrei. Dal canto loro, i cristiani hanno mostrato grande solidarietà quando una moschea è stata attaccata in Nuova Zelanda, in Québec e altrove. Hanno condiviso il lutto con noi. E’ una lezione. Noi, responsabili religiosi e della società civile, dobbiamo parlare di più, denunciare di più, proteggere di più. Il silenzio non è più possibile”. Scarsa la visibilità mediatica anche in occidente.
“Esistono diverse ragioni. Anzitutto, una parte dei media o dei politici europei teme di essere accusata di stigmatizzare i musulmani se denuncia le persecuzioni anticristiane. Alcuni preferiscono evitare l’argomento per non offrirlo, a loro avviso, all’estrema destra. Inoltre, a volte c’è mancanza di interesse o di coraggio. Ma le cose cominciano a cambiare: alcuni media in Francia e in Europa – penso a CNews o ad altre piattaforme – osano affrontare più apertamente questi temi. Anche negli Stati Uniti i media iniziano a svegliarsi. Ma in Europa, lo sforzo deve essere molto più importante. Avvicinandosi il Natale, ciò dovrebbe ricordarci che milioni di cristiani pregano nella paura”. Anche le considerazioni geopolitiche influenzano la reazione dei paesi occidentali. “Le reazioni occidentali sono spesso dettate da calcoli geopolitici. In Iraq, ad esempio, la progressiva scomparsa delle comunità cristiane è stata una conseguenza indiretta della guerra americana e del crollo dello stato. Oggi il paese è diviso, sotto l’influenza di milizie e dell’Iran, e il terrorismo prospera. In Africa, alcune potenze preferiscono non denunciare i massacri di cristiani per preservare le proprie relazioni politiche o economiche. Questo silenzio diplomatico ha un costo umano terribile. Fortunatamente, si vedono alcuni cambiamenti: recentemente, il presidente americano ha avuto il coraggio di parlare direttamente delle persecuzioni e delle conseguenze che ciò avrà anche per altre minoranze, non solo cristiane. Proteggere i cristiani del medio oriente, dei paesi musulmani o dell’Africa non è solo una causa umanitaria: è una questione di stabilità, un imperativo morale, ma anche nell’interesse degli stessi musulmani. Gli Emirati Arabi Uniti mostrano che un paese musulmano può garantire piena libertà religiosa a tutte le minoranze. E’ un modello”. Dopo il 7 ottobre si è sentito dire “Dopo la gente del Sabato viene la gente della Domenica”. “Questa frase, ripetuta dagli islamisti, è molto grave”, conclude Chalghoumi. “Dopo gli ebrei, la ‘gente del sabato, sarebbe il turno dei cristiani, ‘la gente della domenica’. E lo vediamo in Europa dal 7 ottobre: aumento dell’antisemitismo, ma anche incremento di atti anticristiani, graffiti su chiese o sinagoghe, aggressioni. L’islamismo radicale è un veleno. Ha avvelenato il mondo musulmano per decenni e oggi minaccia anche le società europee. L’Europa deve aprire gli occhi. Questo pericolo non riguarda solo le minoranze religiose: è un pericolo per tutti. Invito gli europei a svegliarsi, a comprendere che combattere l’islamismo radicale è una battaglia per la pace di tutte le religioni, per la libertà e per il nostro futuro comune”.
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