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Chi sta affamando davvero Gaza 06/06/2025

Chi sta affamando davvero Gaza
Video di Naftali Bennett a cura di Giorgio Pavoncello

Chi sta affamando Gaza? Gli aiuti alimentari da Israele alla popolazione della Striscia sono aumentati ormai del 40% rispetto al periodo pre-bellico. Eppure continuiamo a vedere scene di persone affamate che si accalcano per accaparrarsi il cibo. La realtà è che Hamas usa gli aiuti alimentari come strumento per assoggettare la popolazione. Un video dell'ex premier Naftali Bennett (tradotto con intelligenza artificiale) pieno di dati e prove, ve lo dimostra.



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Libero Rassegna Stampa
29.11.2025 Fra Israele e Italia c’è intesa
Intervista di Maurizio Stefanini a Yossi Amrani

Testata: Libero
Data: 29 novembre 2025
Pagina: 6
Autore: Maurizio Stefanini
Titolo: ««In Europa è tornato l’antisemitismo. Ma fra Stato ebraico e Italia c’è intesa»»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 29/11/2025, a pag. 6, con il titolo "«In Europa è tornato l’antisemitismo. Ma fra Stato ebraico e Italia c’è intesa»" l'intervista di Maurizio Stefanini a Yossi Amrani direttore degli Affari Politici e Strategici del ministero degli Esteri di Gerusalemme.

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Maurizio Stefanini

Yossi Amrani, diplomatico israeliano, direttore degli Affari Politici e Strategici del ministero degli Esteri di Gerusalemme

Diplomatico di carriera e già con incarichi nell’ambasciata a Washington, console a San Francisco, ambasciatore in Croazia, Nord Macedonia, Ungheria e Grecia e di nuovo console a New York, dopo essere stato direttore politico per gli Affari Europei del Ministero degli Esteri israeliano, Yossi Amrani ne è ora direttore degli Affari Politici e Strategici a livello generale.

«Dopo il 7 ottobre, abbiamo assistito a una certa tensione nei nostri rapporti con alcuni Paesi europei. L’Europa è un partner importante di Israele, e Israele dovrebbe far parte del concetto di sicurezza europeo. Invece, riteniamo di essere stati giudicati troppo duramente da alcuni Paesi europei. Certe espressioni dell’opinione pubblica europea sono state al limite dell’anti-israelismo, se non di una sorta di moderno antisemitismo, anche se personalmente non uso la parola antisemitismo molto facilmente. Ciononostante, crediamo che l’Europa resti un partner».
 

Gran parte di questa polemica viene collegata a quel che è successo a Gaza.
«Abbiamo dovuto combattere a Gaza una guerra, nelle peggiori condizioni possibili. Ogni nazione per la propria sicurezza deve prevenire e combattere il terrorismo. Ma di solito si tratta di un lupo solitario o di un terrorista solitario. Qua invece un'organizzazione terroristica ha preso il controllo di un pezzo di terra e ha creato un’entità terroristica, radicata nella popolazione in un’area densamente popolata. E poi, a Gaza avevamo 250 ostaggi. Quelli di Hamas sono semplicemente entrati in Israele di sorpresa e hanno ucciso persone. Quale poteva essere la reazione? Ora siamo fiduciosi che col il piano in 20 punti di Trump ci sia per il Medio Oriente l’inizio di una nuova era di stabilità, cooperazione e risoluzione dei conflitti».

Il futuro di Gaza?
Dobbiamo tenere a mente le minacce strategiche che il Medio Oriente sta affrontando, e che sono collegate.
Una minaccia è ciò che chiamiamo Islam politico, o radicalismo islamico, o Fratellanza Islamica. L’altra è quella che l’Iran sta cercando di sviluppare attraverso i suoi piani nucleari, i suoi missili balistici e le sue organizzazioni terroristiche. L’Iran ha creato un anello di fuoco attorno a Israele, con Hamas a sud, con Hezbollah a nord, e il ruolo in passato nella Siria di Assad.
Abbiamo cambiato quelle realtà. Il nostro obiettivo è garantire che non si ripetano violenze e minacce militari provenienti da Gaza. Ma bisognerà anche cambiare lo spirito e l'atmosfera a Gaza. La deradicalizzazione sarà raggiunta attraverso la ricostruzione e l’istruzione. Un futuro diverso per Gaza è un bene per Israele, per i palestinesi e per la regione».

Il governo ha bloccato la legge di annessione della Cisgiordania e ha riconosciuto che c'è un problema con i coloni.
«La questione della sovranità non può essere decisa in Parlamento, ma solo attraverso negoziati. È stato un dito nell’occhio del governo, più che di una provocazione alla comunità internazionale. Sui coloni, sappiamo che dobbiamo affrontare, e anche abbastanza rapidamente, alcuni elementi che creano sfide inutili per le nostre forze di sicurezza, facendo provocazioni contro i soldati, i palestinesi e contro le comunità cristiane».

La relazione con l’Italia?
«Abbiamo una buona cooperazione con il governo italiano. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è un partner stretto del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar. Si confrontano abbastanza frequentemente, direttamente, e noi possiamo risolvere ogni malinteso attraverso questi canali». Qual è la lezione del 7 ottobre? «È stato un trauma per la società israeliana per i decenni a venire, perché Israele è stato costruito come un rifugio sicuro per il popolo ebraico. Il 7 ottobre Israele è stato invaso, le case sono state invase e le persone sono state massacrate brutalmente. Nessuno può nascondere il tipo di fallimento che abbiamo vissuto quel giorno. Ne trarremo le lezioni necessarie, e la lezione principale è capire che, per quanto importanti siano i rapporti di intelligence, dobbiamo essere sempre all’erta e non dare mai nulla per scontato». 

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