Chi sta affamando davvero Gaza Video di Naftali Bennett a cura di Giorgio Pavoncello
Chi sta affamando Gaza? Gli aiuti alimentari da Israele alla popolazione della Striscia sono aumentati ormai del 40% rispetto al periodo pre-bellico. Eppure continuiamo a vedere scene di persone affamate che si accalcano per accaparrarsi il cibo. La realtà è che Hamas usa gli aiuti alimentari come strumento per assoggettare la popolazione. Un video dell'ex premier Naftali Bennett (tradotto con intelligenza artificiale) pieno di dati e prove, ve lo dimostra.
Chi protegge gli ebrei di Giudea e Samaria? Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista Data: 29 novembre 2025 Pagina: 6 Autore: Iuri Maria Prado Titolo: «Chi protegge gli ebrei di Giudea e Samaria?»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 29/11/2025, a pagina 6, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Chi protegge gli ebrei di Giudea e Samaria?".
Iuri Maria Prado
La dichiarazione sulla Cisgiordania dei ministri degli Esteri di Francia, Italia, Germania e Regno Unito (dunque c'è anche l'immancabile Tajani) dimentica un dettaglio importante. Non solo non nominano mai Giudea e Samaria, usando solo il termine arabo di Cisgiordania, ma non tengono conto della condizione di centinaia di migliaia di ebrei che ci vivono, perennemente sotto assedio. Condannano le violenze dei "coloni" quali unici responsabili della tensione, ma dimenticano che il progetto di Stato palestinese include anche la pulizia etnica totale di tutti gli ebrei che vivono in quei territori.
I ministri degli Esteri di Francia, Italia, Germania e Regno Unito avrebbero potuto esprimere la propria preoccupazione per la situazione in Giudea e Samaria (la cosiddetta Cisgiordania), ma senza lasciarsi andare all’inattuale vagheggiamento dei due Stati “che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza”.
Avrebbero potuto condannare le violenze di cui si rendono responsabili alcune minoranze tra i coloni, ma senza partecipare alla rappresentazione comune secondo cui sarebbero esclusivamente quelle aggressioni a rendere esplosiva la situazione.
Avrebbero potuto (anche se non si sa bene a quale titolo) reclamare una diversa gestione degli insediamenti da parte di Israele, ma senza condividere le pretese di decontaminazione ebraica su cui si fondano alcuni decenni di retorica dell’autodeterminazione palestinese.
Quei quattro, con una dichiarazione congiunta dell’altro giorno, hanno invece deciso di contribuire all’inesausta propaganda secondo cui i problemi di quelle regioni disputate sarebbero “i coloni” e le pratiche di insediamento.
Ma una verità che i moniti di quel quartetto rigorosamente evitano di ricordare è che i responsabili delle violenze – certamente intollerabili, e che Israele non previene e reprime come dovrebbe – sono alcune centinaia di estremisti, non certo le centinaia di migliaia di residenti ebrei.
Un’altra, pure accantonata, è che “i coloni” (categoria che in modo indiscriminato è identificata come omogenea realtà esclusivamente criminale) vivono nell’assedio di violenze e minacce davvero non meno gravi, non meno frequenti e non meno numerose, anzi, rispetto a quelle commesse da pochi criminali ebrei contro gli arabi.
Un’altra ancora – ed è tra le più ingiustamente trascurate – è che gli insediamenti sono giudicati “illegali” in linea di principio e, di nuovo, indiscriminatamente, ma senza nessuna base giuridica per considerarli tali.
Si può discutere del fatto che siano politicamente opportuni e se ne può condannare la moltiplicazione, appunto, da parte di chi ritiene – a torto o a ragione – che pregiudichino soluzioni di convivenza.
Ma tutt’altra cosa è accreditare che la pace nella cosiddetta West Bank debba legittimamente ottenersi tramite il repulisti di centinaia di migliaia di ebrei.
Ed è proprio questo che si fa con certe dichiarazioni.
Indurre Israele a farsi carico in modo più fermo ed efficace della gestione dell’infinita crisi nella regione è molto difficile se non ci si fa carico di riconoscere quelle altre verità: e cioè che il problema non sono i coloni, bensì pensare che il problema siano i coloni.
Serve ricordare che a Gaza non c’era più un ebreo da diciassette anni?
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