Chi sta affamando davvero Gaza Video di Naftali Bennett a cura di Giorgio Pavoncello
Chi sta affamando Gaza? Gli aiuti alimentari da Israele alla popolazione della Striscia sono aumentati ormai del 40% rispetto al periodo pre-bellico. Eppure continuiamo a vedere scene di persone affamate che si accalcano per accaparrarsi il cibo. La realtà è che Hamas usa gli aiuti alimentari come strumento per assoggettare la popolazione. Un video dell'ex premier Naftali Bennett (tradotto con intelligenza artificiale) pieno di dati e prove, ve lo dimostra.
Da Dubai i finanziamenti per Hezbollah con i soldi del petrolio di Teheran Analisi di Lorenzo Vita
Testata: Il Riformista Data: 29 novembre 2025 Pagina: 6 Autore: Lorenzo Vita Titolo: «Da Dubai i finanziamenti per Hezbollah con i soldi del petrolio di Teheran»
Riprendiamo dal RIFORMISTA del, 29/11/2025, a pagina 6, l'analisi di Lorenzo Vita dal titolo: "Da Dubai i finanziamenti per Hezbollah con i soldi del petrolio di Teheran".
Lorenzo Vita
Hezbollah non è morto, si sta riorganizzando. A finanziare la sua ripresa, in Libano, è ovviamente l'Iran. Ma i finanziamenti arrivano tramite Dubai, Emirati Arabi Uniti, teoricamente un firmatario dei Patti di Abramo. Vatti a fidare degli alleati.
Hezbollah non è morto. E questo, Israele e l’intelligence americana lo ripetono da molto tempo. La decimazione delle alte sfere militari ha assestato un colpo durissimo al Partito di Dio, ma dopo un anno di “cessate il fuoco” – in cui non sono mancati i raid delle Israel Defense Forces per evitare qualsiasi rinascita del movimento, con un bilancio di 370 vittime – Hezbollah continua a rappresentare una minaccia concreta.
La questione è stata più volte segnalata al governo di Beirut, perfettamente consapevole del rischio di escalation. Tuttavia l’esecutivo guidato da Nawaf Salam, insieme al lavoro del presidente Joseph Aoun, non può adempiere al disarmo della milizia, quantomeno non nei tempi richiesti da Israele e Stati Uniti. Pensare a un disarmo entro la fine dell’anno appare utopistico. I bombardamenti israeliani colpiscono duramente le forze sciite, ma rischiano anche di irrigidire l’intera politica libanese, che non può permettersi di apparire coordinata con lo Stato ebraico nel momento in cui quest’ultimo colpisce sul territorio del Paese dei cedri. E in tutto questo, Hezbollah rimane un enorme punto interrogativo strategico.
Indebolito ma ancora vivo, il movimento sciita è consapevole di non disporre più delle stesse capacità di rifornimento del passato. Tuttavia, nonostante la fine del regime di Bashar al Assad in Siria e un Iran fiaccato dalle sanzioni, la milizia continua a ricevere aiuti. The Wall Street Journal ha rivelato che uno dei canali di finanziamento passerebbe perfino dagli Emirati Arabi Uniti: una triangolazione che vede Dubai come centro di un nuovo, imponente flusso di denaro. Secondo fonti dell’intelligence citate dal quotidiano, l’Iran avrebbe inviato negli ultimi dodici mesi centinaia di milioni di dollari a Hezbollah tramite attività finanziarie con sede nella città sul Golfo Persico. Con la chiusura delle rotte siriane e il controllo israeliano sui voli per Beirut, Teheran ha ampliato la rete di finanziamenti coinvolgendo altri Paesi. Uno di questi è proprio Dubai, da tempo utilizzata come hub di riciclaggio e come valvola per l’invio di fondi al Partito di Dio. In gran parte, spiega il WSJ, questo denaro proviene dai profitti del petrolio e viene trasferito in Libano attraverso la Hawala, il sistema fiduciario di trasferimento informale diffuso nei Paesi islamici.
Gli Emirati si dicono in prima linea contro questo tipo di transazioni: è quanto dichiarano i funzionari locali al quotidiano americano. Ma la rivelazione indica quanto lo sguardo di Israele e Stati Uniti sia ormai fisso sulle attività finanziarie e operative di Hezbollah. In Libano, dove è atteso l’arrivo di Papa Leone XIV per una visita di grande rilevanza spirituale e politica, l’incubo di una nuova guerra è palpabile. I bombardamenti dell’Idf si sono intensificati soprattutto nel Sud, ma hanno raggiunto di recente anche Beirut.
Per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, la questione settentrionale rimane un doppio grattacapo, politico e militare. Il Nord ha già subito lo sfollamento di decine di migliaia di persone durante la guerra con Hezbollah. L’esercito continua ad addestrarsi anche su quel fronte, mentre la Cisgiordania torna a infiammarsi. E poco più a est, oltre le Alture del Golan, si temono nuove fiammate sul versante siriano.
Nell’ultima operazione israeliana nella zona di Beit Jinn, a sud di Damasco, sono morte tredici persone, tra cui diversi civili. Il raid si è svolto con un’incursione di terra supportata da bombardamenti di artiglieria e attacchi aerei. Sei soldati dell’Idf sono rimasti feriti. A quasi un anno dal rovesciamento di Assad, l’operazione conferma che la partita siriana non è affatto chiusa. È stato anche un avvertimento al nuovo leader, Ahmed al-Sharaa, recentemente accolto a Washington ma tutt’altro che apprezzato dagli strateghi israeliani.