Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Albanese fa la guerra al Consiglio di Sicurezza ONU Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista Data: 21 novembre 2025 Pagina: 4 Autore: Iuri Maria Prado Titolo: «Albanese fa guerra al Consiglio ONU: 'Ha legittimato l'apartheid a Gaza'»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 21/11/2025, a pagina 4, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Albanese fa guerra al Consiglio ONU: 'Ha legittimato l'apartheid a Gaza'".
Iuri Maria Prado
Francesca Albanese contro tutti, anche contro la stessa ONU in cui è "relatrice speciale". Il Consiglio di Sicurezza ha approvato il piano di pace per Gaza e lei lo accusa di "legittimare l'apartheid". Disarmare i terroristi di Hamas, per lei, è apartheid.
Ormai Francesca Albanese, special rapporteur dell’ONU, sembra condurre una battaglia personale contro la stessa organizzazione per cui lavora. Utilizzando in modo indiretto la sua struttura e i canali ufficiali di comunicazione, sta contestando apertamente la risoluzione del Consiglio di Sicurezza che il 17 novembre ha approvato il piano per Gaza.
Non si è limitata — come denunciavamo ieri su queste pagine — a rilasciare dichiarazioni scomposte sull’Unione europea, accusata di voler partecipare come un “avvoltoio” al piano di pace, rendendosi così responsabile di una “vergogna coloniale”. Con un comunicato ripreso — si potrebbe dire volantinato — dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, Albanese ha inoltre accusato il Consiglio di Sicurezza di aver legittimato, con quella risoluzione, l’“assedio, l’occupazione, la segregazione razziale, l’apartheid e la pulizia etnica” del popolo palestinese.
Per Albanese, il Consiglio di Sicurezza — e dunque gli Stati che hanno approvato il testo — avrebbe abbandonato “la Palestina nelle mani di un’amministrazione fantoccio”, designando gli Stati Uniti, che a suo dire “condividono la complicità nel genocidio”, come nuovi gestori della “prigione a cielo aperto che Israele ha già istituito”. Ha infine dichiarato che l’attuazione della risoluzione, così com’è, “rende l’ONU complice, mina la Carta delle Nazioni Unite e può solo portare a intensificare la carneficina umana”.
L’enormità di tali affermazioni — rese da una consulente vincolata a uno statuto che ne prescrive imparzialità, prudenza e moderazione nelle uscite pubbliche — appare ancora più clamorosa se si considera che a rilanciarle e, letteralmente, a promuoverle è stato il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, trasformato di fatto in un megafono della sua linea militante. Sulla carta intestata del Consiglio compaiono infatti le dichiarazioni di Albanese, poi riproposte sui social attraverso il profilo ufficiale dello stesso ufficio delle Nazioni Unite.
L’effetto è quello di un cortocircuito istituzionale: come se un consulente parlamentare o governativo — restando al suo posto e sfruttando la propria funzione — si mettesse a contestare la legittimità di deliberazioni ufficiali, accusando di malversazione coloro che le hanno adottate e istigandone pubblicamente il sabotaggio. Con gli stessi uffici coinvolti che si prestano a far da cassa di risonanza a un’iniziativa di contestazione senza precedenti.