Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Un appello di Fiamma Nirenstein e di Stefano Parisi contro l'antisemitismo Intervista doppia di Aldo Torchiaro
Testata: Il Riformista Data: 30 ottobre 2025 Pagina: 4 Autore: Aldo Torchiaro Titolo: «Un appello di Fiamma Nirenstein e di Stefano Parisi contro l'antisemitismo»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 30/10/2025, a pagina 4, l'analisi di Aldo Torchiaro dal titolo "Un appello di Fiamma Nirenstein e di Stefano Parisi contro l'antisemitismo".
Aldo Torchiaro
Intervista a Fiamma Nirenstein
Fiamma Nirenstein
Fiamma Nirenstein non potrà essere in piazza oggi a Roma: si trova in Israele. La firma del Giornale, autrice di una decina di saggi sull’odio antiebraico, già deputata e fondatrice della Commissione parlamentare sull’antisemitismo, analizza con noi lo tsunami del nuovo antisemitismo: la genealogia ideologica, l’intreccio con l’odio antisionista, la saldatura tra jihad e postmodernità, il ruolo delle università e l’odiosa sequenza di etichette delegittimanti applicate a Israele.
Siamo davanti a un antisemitismo senza precedenti?
«È più di così: è un’era di antisemitismo letale, omicida, stragista e persino genocida. Per capirlo bisogna collegarlo all’odio verso Israele, perché lì si vede come è nato, si è sviluppato e oggi si legittima culturalmente e politicamente.»
Da dove riparte questo fenomeno e come si è trasformato nel tempo?
«L’antisemitismo ha avuto forme pagane, cristiane, razziste, religiose. Dopo la Shoah assume presto la veste dell’odio antisionista: gli ebrei non più come “razza”, ma come Stato da demonizzare. È una metamorfosi riconoscibile già nel dopoguerra e poi sistematizzata da intellettuali e apparati politici.»
Parli di una vera e propria guerra di civiltà?
«Sì. È in corso una guerra culturale e psicologica contro la civiltà giudaico-cristiana e occidentale. Dopo il nazismo, il mondo stalinista e comunista individua in Israele la punta di diamante da colpire, costruendo un castello ideologico, economico e politico di enorme portata per delegittimarlo.»
Che cosa è cambiato dopo il 7 ottobre 2023?
«C’è stata una licenza di agire, non solo virtuale. Si è saldata la jihad islamica con le ideologie postmoderne dell’intersezionalità: il quadro oppressi-oppressori ha reso naturale inserire ebrei e Israele nel lato “sbagliato”, amplificando odio e giustificazionismo sotto la copertura morale del progressismo.»
Perché le università sono diventate un volano così potente?
«Per la combinazione tra denaro, influenza e cornice teorica. In molti atenei europei e americani erano già presenti reti jihadiste e fondi provenienti dal Golfo. La matrice postmoderna ha poi sferrato il colpo sui giovani, più permeabili. E l’antisionismo ha attecchito come forma “accettabile” di antisemitismo.»
Qual è il meccanismo cognitivo che alimenta questa propaganda?
«L’incapacità deliberata di distinguere vero e falso: la stessa tossina che alimentò il nazifascismo. Oggi è una malattia cognitiva fabbricata con investimenti ideologici e politici, terrorismo e paura, e un’inondazione di disinformazione che trasforma ogni fatto in pretesto per colpevolizzare ebrei e Israele.»
Quali etichette sono state appiccicate a Israele?
«Prima imperialista, poi razzista, quindi suprematista bianco, colonialista, apartheid, “pulizia etnica”, fino a genocida. È una scala di demonizzazione pensata per negare la legittimità stessa di Israele e normalizzare l’ostilità verso gli ebrei nel mondo.»
Quale risposta è necessaria adesso?
«Chiarezza linguistica e verità fattuale, senza eufemismi. Bisogna smascherare l’antisionismo come antisemitismo, difendere la legittimità di Israele, proteggere la libertà di parola e riportare il dibattito nelle università alla responsabilità intellettuale. Solo così si contrasta un odio che mira al cuore dell’Occidente.»
Intervista a Stefano Parisi
Stefano Parisi
In piazza a testa alta, con gli ebrei, stasera. Chi vorrà potrà indossare la kippah, il copricapo tradizionale maschile.
A Roma, Milano e Venezia portarla in testa, nelle occasioni pubbliche, non si può più: lo sconsigliano le autorità di pubblica sicurezza. “Niente simboli religiosi in pubblico.”
Nei due anni successivi al 7 ottobre 2023, l’antisemitismo in Italia ha raggiunto livelli inediti dal dopoguerra, con centinaia di episodi registrati e un clima di ostilità diffuso.
Per reagire, questa sera — a partire dalle 19, in piazza Santi Apostoli a Roma — si terrà una manifestazione promossa da Setteottobre per “la libertà di essere ebrei in Italia” e per ribadire che combattere l’antisemitismo significa difendere la democrazia e la coscienza civile.
Conduce Antonio Monteleone. Sul palco sono attesi Riccardo Di Segni, Victor Fadlun, Walker Meghnagi, Noemi Di Segni, Flavia Fratello, i direttori Tommaso Cerno e Claudio Velardi, oltre a esponenti politici come Elena Bonetti, Maria Elena Boschi, Maurizio Gasparri, Lucio Malan, Simonetta Matone e Pina Picierno.
Aderiscono oltre 50 realtà, tra cui comunità ebraiche italiane, Ucei, Ugei, associazioni di amicizia Italia-Israele, Fiap, Evangelici d’Italia per Israele, Il Riformista e Keshet.
Con Stefano Parisi, presidente di Setteottobre, entriamo nel merito dell’appuntamento di oggi.
Perché scendere in piazza proprio adesso?
«Perché assistiamo ogni giorno a manifestazioni antisemite nelle piazze e a violenza squadrista nelle università. La storia di Israele viene distorta e istituzioni italiane danno spazio a propagatori di menzogne antisemite. Era necessario reagire. Gli ebrei devono poter tornare in piazza sicuri e sentire che la libertà di pensiero ed espressione è tutelata per tutti.»
Quale messaggio volete dare agli ebrei italiani?
«Il 30 ottobre chiediamo a chi porta simboli e identità ebraiche di venire in piazza senza paura, e dal giorno dopo di tornare in scuole e università per parlare a testa alta, con orgoglio e con la necessaria sicurezza. L’ondata di antisemitismo non conosce tregua: dobbiamo essere presenti nello spazio pubblico e culturale, senza arretrare.»
Come interpreta l’esplosione dell’antisemitismo dopo il 7 ottobre?
«Si è azzerato un freno morale. Alcuni dicono che gli israeliani stiano facendo ai palestinesi ciò che noi abbiamo fatto agli ebrei e si sentono autorizzati a esprimere un’ostilità antica. È un antisemitismo nuovo, che richiede un linguaggio nuovo e un’azione politica concreta. Basta con la retorica rituale: vogliamo difendere gli ebrei vivi, che reagiscono e si difendono contro i veri nemici dell’Occidente, l’islam radicale, nemico anche dei musulmani moderati.»
C’è una guerra cognitiva che investe i giovani di licei e università?
«Sì, ma la minoranza violenta è piccola. Il problema è l’Accademia che la protegge. I rettori, i professori, i presidi sono spesso dalla parte sbagliata. Oggi spesso non si può dibattere: se non si accetta l’idea che a Gaza ci sia un genocidio, non ti fanno parlare. La maggioranza degli studenti vuole studiare e ascoltare. Una minoranza squadrista è sostenuta da senati accademici e da una parte della politica. È ora di aprire gli occhi.»
Cosa chiedete a politica, università, élite culturali e mediatiche?
«Di uscire dall’ambiguità e difendere con coerenza la libertà religiosa, la libertà di parola e la sicurezza delle comunità ebraiche. Servono regole applicate, sale protette per i dibattiti e responsabilità verso chi impedisce il confronto.»
Qual è il messaggio che deve restare il giorno dopo?
«Quello ricordato ieri dal Papa: l’antisemitismo è intollerabile in una democrazia. Difendere gli ebrei significa difendere la libertà di tutti. Questo è il cuore della nostra manifestazione.»
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