Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L'UNRWA impone il pizzo Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista Data: 24 ottobre 2025 Pagina: 6 Autore: Iuri Maria Prado Titolo: «UNRWA. La forza occupante che impone il pizzo»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 24/10/2025, a pagina 6, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "UNRWA. La forza occupante che impone il pizzo".
Iuri Maria Prado
La Corte Internazionale di Giustizia, con un "parere" che è molto politico e ben poco giuridico, imporrebbe a Israele di tornare a cooperare con UNRWA, l'agenzia ONU per i rifugiati palestinesi. UNRWA non vuole essere scavalcata da altre organizzazioni che già operano a Gaza. Ma come si può pretendere che Israele cooperi con un'agenzia che ha sempre collaborato volentieri con i terroristi di Hamas, anche nel pogrom del 7 ottobre?
L’altro giorno la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso un “parere” sugli “obblighi” che competerebbero a Israele a proposito della presenza e dell’attività delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali in relazione al cosiddetto Territorio Palestinese Occupato.
Prima che noioso, sarebbe inutile discuterne dal punto di vista giuridico perché, letteralmente, di giuridico quel “parere” non ha nulla. Si tratta di un documento politico, rivolto a dare una veste presentabile alla pretesa che le agenzie delle Nazioni Unite - e in particolare l’Unrwa, cioè l’agenzia per il sussidio dei rifugiati palestinesi in Medio Oriente - continuino a esercitare il proprio monopolio nel sistema di assistenza ed educativo nella Striscia e nella cosiddetta Cisgiordania. Un monopolio che, nell’ambizione dell’Onu, dovrebbe implicare un dovere di riconoscimento e collaborazione da parte dello Stato ebraico il quale, mesi fa, decideva di chiudere i rapporti con l’Unrwa.
Con questo suo parere, la Corte dichiara di non disporre di “informazioni suffi cienti” per stabilire che l’Unrwa non abbia, o abbia perduto, il profilo neutrale che consente all’agenzia di operare legittimamente in quella regione (la “imparzialità” è un requisito essenziale affi nché la “forza occupante”, che nel caso sarebbe Israele, sia tenuta a collaborare con l’organizzazione umanitaria interessata). Ma l’Unrwa ha rinunciato da tempo, semmai lo ha avuto, al proprio profilo di neutralità. È solo formalmente un’organizzazione internazionale: sostanzialmente è un’organizzazione palestinese, i cui patroni occidentali dichiarano apertamente di operare laggiù non per erogare servizi e assicurare assistenza, ma per “monitorare l’ingiustizia della creazione dello Stato di Israele nel 1948” e “per essere testimoni storici dell’ingiustizia che è piovuta sul popolo palestinese”. E dietro a quelle dichiarazioni di principio procede poi il lungo corteo di compromissioni e complicità di cui nel tempo si è resa responsabile l’Unrwa.
Una somma di scandali che magari non ne fa l’organizzazione terroristica denunciata da Israele, ma che sicuramente dovrebbe determinarne il completo e definitivo esautoramento. Facciamone una veloce (e certamente incompleta rassegna). Dirigenti dell’Unrwa partecipavano sistematicamente alle riunioni segrete con i vertici delle organizzazioni terroristiche palestinesi, o sedevano sorridenti accanto a Yahya Sinwar nei meeting dell’Ufficio politico di Hamas. Dirigenti di Hamas erano a capo delle organizzazioni sindacali degli impiegati dell’Unrwa. Numerosi impiegati dell’Unrwa avevano diretti rapporti di collaborazione con Hamas, e non pochi partecipavano direttamente ai massacri del 7 ottobre. Dipendenti dell’Unrwa hanno personalmente fatto da carcerieri agli ostaggi israeliani o hanno partecipato al rapimento degli israeliani portati come ostaggi, vivi o morti, a Gaza. Le strutture dell’Unrwa sono state sistematicamente usate dai terroristi (già nel 2014, e poi massivamente nella guerra di Gaza) come bunker, depositi di armi, postazioni di lancio di razzi e per nascondere gli ostaggi israeliani. Impiegati dell’Unrwa si scambiavano via Telegram messaggi di giubilo mentre i massacri del 7 ottobre erano in corso e alcuni di loro - che infatti lo preannunciavano ai “colleghi” - sapevano preventivamente dell’attacco.
Lascia perplessi che chiunque altro (organizzazioni internazionali, Stati membri, diplomazie) possa ancora collaborare con un carrozzone così infestato. Ma la pretesa che lo faccia Israele passa decisamente il segno.
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