Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L’Occidente ha tagliato le gambe all’Anp e ha impedito un futuro più libero per Gaza Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista Data: 16 ottobre 2025 Pagina: 7 Autore: Iuri Maria Prado Titolo: «L’Occidente ha tagliato le gambe all’Anp e ha impedito un futuro più libero per Gaza»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 16/10/2025, a pagina 7, l'editoriale di Iuri Maria Prado dal titolo "L’Occidente ha tagliato le gambe all’Anp e ha impedito un futuro più libero per Gaza".
Iuri Maria Prado
Con il suo atteggiamento assolutorio nei confronti di Hamas, dovuto solo al risentimento per Israele, l'Occidente ha finito per condannare anche l'Autorità Palestinese. Che ora denuncia le violenze rinnovate di Hamas a Gaza, pur senza poterci mettere più il naso. Così la miopia degli occidentali ha condannato Gaza a un futuro nelle mani degli jihadisti peggiori.
L’atteggiamento sostanzialmente assolutorio che parte dell’Occidente ha riservato al cosiddetto “potere de facto” imperante a Gaza — cioè Hamas — era motivato da un più o meno esplicito risentimento verso Israele. Non si trattava di una predilezione occidentale per i modi sanguinari e per le ambizioni sterminatrici di quell’organizzazione terroristica, questo no. Ma per quell’Occidente le responsabilità israeliane apparivano così gravi da relegare l’ignominia di Hamas in una parentesi di trascurabile irrilevanza.
Il guaio è che quell’atteggiamento non ha avuto solo l’effetto — tardivamente denunciato dall’ex segretario di Stato americano Antony Blinken — di assediare gli aggrediti anziché gli esecutori dei massacri del 7 ottobre. Ha avuto anche l’effetto di annullare ogni possibilità, pur accennata e precaria, di riaffermazione dell’Autorità Palestinese: una rappresentanza certamente incompiuta, gravemente corrotta e indiscutibilmente legata alla propria tradizione terroristica, ma almeno potenzialmente titolata — se pressata a farlo — alla ripresa di una funzione in vista di un futuro di convivenza tra palestinesi e israeliani.
La denuncia, da parte del portavoce delle Forze di Sicurezza dell’Autorità Palestinese, delle esecuzioni di piazza andate in scena in questi giorni preconizza il pericolo — tanto prevedibile quanto trascurato — di un’altra sanguinosa involuzione, se e fintanto che Hamas conserverà anche solo uno scampolo del proprio potere. E il pericolo non riguarda soltanto la prosecuzione del giogo cui è sottoposta la popolazione palestinese, affidata a chi la ripaga con la promessa di un futuro paradisiaco da guadagnare con un eterno presente di miseria e cinture esplosive.
Il pericolo riguarda anche l’inevitabile rivolgersi all’esterno — non solo in danno di Israele ma dell’intera regione — delle ambizioni di una realtà radicalizzata che neppure oggi, a due anni dal 7 ottobre, quell’Occidente indeciso a tutto si decide a percepire e trattare per ciò che è: un pericolo.
Gli incappucciati e i bendati che Hamas allinea per strada e fa inginocchiare, fucilandoli alla schiena nel tripudio della folla che si fa reporter mandando in diretta le esecuzioni, sono i birilli di un bowling che l’inerzia della comunità internazionale continua a lasciare in gestione a un’irredimibile schiatta di macellai.
Chi ancora si ostina a non capire che la parte radicalizzata di Gaza, se lasciata libera di agire, finirà per annientare ogni contributo occidentale all’altra parte, dovrebbe guardare le immagini di quei giustiziati smettendo, almeno per un momento, di concentrarsi sulle presunte malefatte di Israele.
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