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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
29.09.2025 Trump non vuole l'annessione di Giudea e Samaria
Commento di Iuri Maria Prado

Testata: Il Riformista
Data: 29 settembre 2025
Pagina: 4
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: «Annessione West Bank, il no di Trump»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 29/09/2025, a pagina 4, l'editoriale di Iuri Maria Prado dal titolo "Annessione West Bank, il no di Trump".


Iuri Maria Prado

Giudea e Samaria (Cisgiordania, secondo i palestinesi) non possono essere annesse da Israele: il veto arriva anche da Trump. Ma perché si parla di annessione, anche nel parlamento israeliano? Perché molti Stati occidentali, a partire dalla Francia, vogliono riconoscere uno Stato palestinese che non esiste, contro ogni legge internazionale.

Il presidente Trump non avrebbe fatto riferimento a iniziative di “annessione” israeliana della cosiddetta West Bank se qualcuno, in Israele, non le avesse vagheggiate. E non avrebbe annunciato l’intenzione di impedirle se nessuno, in Israele, avesse prospettato di metterle in pratica. Questo è un dato di fatto difficilmente contestabile. Ma non è meno vero che quei propositi di presunta annessione, peraltro minoritari, hanno preso a far capolino con più baldanza a fronte degli annunci di riconoscimento dello Stato di Palestina che nel giro di pochi mesi si sono moltiplicati fino alle formalizzazioni dei giorni scorsi.

West Bank, le terre disputate

Queste decisioni sconsiderate, non solo politicamente discutibili ma platealmente avverse alla legalità internazionale, intralciano ogni possibilità di stabilire un regime di accettabile sistemazione della cosiddetta West Bank. Si tratta di terre disputate, sulle quali Israele vanta un indiscutibile titolo storico, politico e, soprattutto, giuridico. Israele può rinunciarvi, e forse deve, nel quadro di negoziati che riattivino e proseguano gli accordi di Oslo, questo senz’altro. Ma non può farlo se la comunità internazionale continua a nascondere sotto al tappeto della pace immaginaria la realtà di una regione, e di una popolazione, che non vuole uno Stato vicino a Israele bensì uno Stato per aggredire Israele.

L’annessione

A rendere non si dice lecito, ma quanto meno conseguente un eventuale programma di “annessione” è stata proprio quella raffica di balordi riconoscimenti dello Stato di Palestina, che urta un ormai secolare assetto della legalità internazionale su quel pezzo di Medio Oriente e fa carne di porco di quel che rimane della stessa legalità delle Nazioni Unite. Giudea e Samaria, i nomi propri della cosiddetta West Bank, sono le terre che lo Stato di Palestina – destinatario di questi improvvidi riconoscimenti – oggi trasformerebbe in un latifondo judenfrei da cui far partire l’ennesima Intifada. Non considerarlo significa dare argomenti a chi prospetta l’inevitabilità dell’annessione.

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redazione@ilriformista.it

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