Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
«Putin come Voldemort, di guerra in guerra» Per Zafesova i droni russi sono test e minaccia Intervista di Aldo Torchiaro
Testata: Il Riformista Data: 28 settembre 2025 Pagina: 5 Autore: Aldo Torchiaro Titolo: ««Putin come Voldemort, di guerra in guerra» Per Zafesova i droni russi sono test e minaccia»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 28/09/2025, a pagina 5, l'intervista di Aldo Torchiaro ad Anna Zafesova dal titolo "«Putin come Voldemort, di guerra in guerra» Per Zafesova i droni russi sono test e minaccia".
Aldo Torchiaro
Anna Zafesova
Droni sulla Romania. Poi in Polonia. Quindi sulla Danimarca, tre volte. In Alaska. E ieri sulla Svezia. Cosa ha in mente Putin? Lo abbiamo chiesto ad Anna Zafesova, politologa ed esperta di Russia. Autrice di saggi che indagano con lucidità e coraggio il potere di Putin e la natura del suo regime, tra cui l’ultimo libro Russia. L’impero che non sa morire (Rizzoli).
Putin usa i droni come test o come minaccia psicologica?
«Entrambe le cose. I droni sono una prova di forza, ma anche un segnale di intimidazione: “posso arrivare a casa vostra”. È un linguaggio che in Europa non comprendiamo più, ma che per lui è naturale. Putin crede che l’Europa, spaventata, non reagisca rafforzandosi, bensì arrendendosi. E insieme manda un messaggio: invece di aiutare Kiev, pensate a proteggere voi stessi.»
In questa logica, come legge l’atteggiamento di Mosca verso l’Europa?
«Per Putin il mondo è diviso in padroni e servi. Ricorda quando disse, all’insediamento di Trump, che gli europei avrebbero scodinzolato teneramente ai suoi piedi. Una visione caricaturale, ma è così che lui immagina i rapporti internazionali. L’altro giorno, quando Londra, Berlino e Parigi hanno convocato l’ambasciatore russo con toni molto duri, per il Cremlino è stato uno smacco.»
Quanto conta il rapporto con la Cina e i BRICS?
«Diciamo intanto che non sono i BRICS a girare intorno a Putin, semmai il contrario. L’India gli chiede ulteriori sconti sul petrolio, erodendo le sue finanze. Tuttavia lui si sente incoraggiato: la vicenda dei droni è iniziata dopo un incontro con Xi Jinping. Non sappiamo se le due cose siano collegate, ma è certo che interpreta ogni colloquio come un sostegno. In passato la Cina lo aveva invitato a smorzare le minacce nucleari e lui aveva obbedito. Ma resta la convinzione di avere un’alleanza.»
Giorgia Meloni ha citato Papa Francesco all’ONU: “terza guerra mondiale a pezzi”. Putin trae vantaggio dalle divisioni europee, anche rispetto a Gaza?
«Sì, le divisioni sono oro per lui. Gaza però non è al centro della sua strategia. Ha legami troppo solidi con Israele per attaccarlo: non ha mai condannato Netanyahu, anzi lo vede come uno specchio utile. È vero che dopo il 7 ottobre i leader di Hamas sono volati a Mosca, ma Israele non ha aderito alle sanzioni russe e molti oligarchi putiniani hanno interessi a Tel Aviv. Ma ogni frattura interna in Europa, anche lontana dall’Ucraina, è per Mosca una crepa da sfruttare.»
In Europa esistono leader apertamente filorussi. Quanto pesano per il Cremlino?
«Moltissimo. Orbán e Fico sono agenti dichiarati dell’influenza russa. Ma anche partiti come Alternative für Deutschland o le forze sovraniste sono strumenti di destabilizzazione. Mosca legge ogni protesta interna, anche scollegata dalla politica estera, come una conferma della fragilità europea.»
L’esercito russo perde uomini e risorse. C’è il rischio di un’altra guerra parallela, come in Siria nel 2015?
«Il rischio è reale. Già allora Putin aprì il fronte siriano per nascondere la sconfitta nel Donbass. Oggi l’offensiva ristagna: non è riuscito a spezzare il fronte ucraino, si parla di sacche in cui truppe russe rischiano l’accerchiamento. L’economia è in crisi, il deficit cresce, la banca centrale valuta l’aumento dell’IVA. Sta finendo i soldi e intanto brucia migliaia di vite. Un animale ferito è sempre il più pericoloso.»
Trump ha definito la Russia una “tigra di carta”. È così?
«Putin non può accettare quell’immagine. Se non conquista neppure città minori, rilancia con azioni spettacolari, anche terroristiche. Vuole rimanere il “più cattivo di tutti”. È la sua forza simbolica: essere Lord Voldemort, non una tigre di carta. Per questo il momento è così pericoloso: quando si sente debole, è pronto a rilanciare con nuove minacce e nuove guerre.»
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