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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
16.09.2025 La soluzione 'due Stati' per l'ONU? Due Stati arabi
Lucido commento di Iuri Maria Prado

Testata: Il Riformista
Data: 16 settembre 2025
Pagina: 3
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: «La soluzione 'due Stati' per l'ONU? Due Stati arabi»

Riprendiamo dal RIFORMISTA del, 16/09/2025, a pagina 3, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "La soluzione 'due Stati' per l'ONU? Due Stati arabi".


Iuri Maria Prado, sempre lucido nelle analisi

L'Assemblea Generale vota una risoluzione che, in teoria, prevede la nascita di "due popoli in due Stati" e viene votata praticamente da tutti, anche dall'Italia (ma non dagli Usa). A leggere bene il testo si legge la clausola diabolica: Israele viene riconosciuto, ma deve accogliere tutti i discendenti dei profughi palestinesi, riconosciuti dall'UNRWA, quindi 5 milioni di arabi che sommergerebbero demograficamente lo Stato ebraico.

La risoluzione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite che, l’altro giorno, ha approvato in blocco la cosiddetta “Dichiarazione di New York” non pone le basi per la costituzione di uno Stato palestinese: porrebbe le basi, semmai fosse attuata, per la distruzione di Israele.

C’è da sperare che i tanti che l’hanno approvata - tra i quali l’Italia - non se ne siano resi conto. O almeno che, in un eccesso di discutibile realismo, abbiano deciso di approvarla immaginando appunto che si tratti soltanto di parole senza possibilità di attuazione.

Perché nel documento approvato dall’Onu con quel massiccio voto favorevole (pochissimi i contrari e gli astenuti) non c’è soltanto l’improvvida istigazione, rivolta agli Stati, al riconoscimento di uno Stato palestinese nelle attuali - semplicemente impossibili - condizioni.

C’è anche, ben più gravemente, l’affermazione del “diritto al ritorno” dei palestinesi. Non, attenzione, il diritto al ritorno in questa o quell’area disputata della regione (cosiddetti “Territori Occupati”), bensì il diritto al ritorno in Israele.

Cioè nel territorio dello Stato che subì, e vinse, la guerra che scatenarono i Paesi arabi per annientarlo il giorno stesso della dichiarazione di indipendenza.

Si noti che il proposito fatto proprio dai tanti che l’hanno votato (“un sostegno appropriato per risolvere la questione dei rifugiati, ribadendo il diritto di ritorno”, diceva la Dichiarazione di New York) non è un germoglio spontaneo.

È il frutto malato di un lavorìo precedente, che veniva sempre dai lombi delle Nazioni Unite.

Il 17 gennaio del 2023, infatti, un “rapporto” del solito manipolo di “esperti” dell’Onu si abbandonava a dichiarare che “i palestinesi sfollati dal 1948, sopravvissuti alla Nakba, devono essere in grado di tornare alle loro terre storiche”.

Quell’enormità - che passò colpevolmente inosservata - fiorisce e si stabilizza nella risoluzione approvata qualche giorno fa: un “diritto al ritorno” che non ha precedenti né paragoni al mondo, che vale solo per i palestinesi e solo nei confronti di Israele e che suppone, letteralmente, la cancellazione dello Stato ebraico preconizzato dalla Società delle Nazioni e aggredito senza sosta dal giorno della fondazione.

Nessuno immaginerebbe - e nessuno, si immagina, sarebbe disposto a proclamare - il diritto al ritorno delle centinaia di migliaia di ebrei cacciati, nel 1948, dai Paesi africani e arabi in cui vivevano da decenni o da secoli.

Si immagina invece - e si proclama senza perplessità - che cessi il diritto degli ebrei a un proprio Stato.

E che la soluzione “Due Stati” sia dunque questa: uno Stato arabo da una parte e uno Stato non più ebraico dall’altra.

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redazione@ilriformista.it

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