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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
13.09.2025 La risoluzione Ue su Gaza è uno schiaffo a qualsiasi verità
Editoriale di Iuri Maria Prado

Testata: Il Riformista
Data: 13 settembre 2025
Pagina: 1
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: «La risoluzione Ue su Gaza è uno schiaffo a qualsiasi verità»

Riprendiamo dal RIFORMISTA del, 13/09/2025, a pagina 1, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "La risoluzione Ue su Gaza è uno schiaffo a qualsiasi verità".


Iuri Maria Prado

La risoluzione del Parlamento europeo su Gaza arriva ad appoggiare persino la Sumud Flotilla e parte dal presupposto (falso) che a Gaza ci sia una carestia.

Ad alcuni la risoluzione del Parlamento europeo intitolata “Gaza al punto di rottura” non è piaciuta perché troppo morbida con Israele.
Ad altri non è piaciuta per il motivo opposto, e cioè perché la giudicavano troppo orientata contro lo Stato ebraico.
A molti è invece sembrata una buona soluzione di compromesso perché richiamava Israele ai propri doveri, ma senza dimenticare di condannare le forze terroristiche che governano Gaza e, soprattutto, senza accantonare l’esigenza che siano escluse da ogni futuro scenario di ricostruzione della Striscia.

Ma tutti – e cioè sia i soddisfatti, sia i delusi per ragioni diverse e opposte – dimostrano di trascurare le ragioni per cui quella risoluzione non dovrebbe piacere proprio a nessuno, perché è uno schiaffo a qualsiasi verità anche quando cerca di affermarne una che piaccia a destra e a manca.

Già l’esordio, riferito alla “carestia”, dovrebbe lasciare perplesso anche chi, giustamente, ha a cuore la situazione umanitaria dei palestinesi. La carestia, infatti, c’è stata nei fogli di propaganda, non nella realtà di Gaza.
E i problemi di scarsità alimentare che ci sono stati vanno addebitati a Hamas e alle Nazioni Unite, che hanno boicottato (Hamas anche con le armi) il sistema di distribuzione degli aiuti che aveva fatto fuori il loro monopolio.

La risoluzione è poi priva di senso quando chiede “un cessate il fuoco immediato e permanente”: perché di permanente, oggi, ci sarebbe solo il potere di Hamas (per il cui disarmo difficilmente ci si potrebbe affidare ai buoni propositi dei parlamentari europei).

La risoluzione potrà poi piacere a qualche curva pro-Pal quando deplora la “azione militare indiscriminata” di Israele, ma non è serio che in un documento simile si dia per assunto ciò che è tutto da dimostrare. La morte dei civili costituisce una tragedia, ma non è risarcita sottacendo che Hamas se ne fa scudo né addebitando a Israele di averla voluta.

Per non parlare di quando la risoluzione si avventura in ambito giudiziario, esortando gli Stati membri a “ribadire il loro sostegno politico e finanziario” alla Corte Penale Internazionale che si sta occupando di eventuali crimini commessi a Gaza.
Nessuno può chiedere agli Stati di sostenerla “politicamente”, salvo credere che il Parlamento europeo promuova l’organizzazione di girotondi stile Mani Pulite per reclamare che i giudici dell’Aia facciano sognare il popolo della causa palestinese.

Ma il peggio è quando la risoluzione prende il mare spiegando che “sostiene le azioni e le campagne condotte dalle organizzazioni e dagli attivisti della società civile allo scopo di promuovere sforzi concreti per eliminare la carestia a Gaza e porre fine ai crimini ivi commessi”.
Ogni riferimento alla “Flotilla” – allegramente composta anche da gente che inneggiava con Hamas alla distruzione di Israele – è ovviamente casuale.
Ma anche il boicottaggio degli agrumi israeliani, anche la cacciata degli studiosi ebrei dalle università rappresentano, per gli “attivisti” che vi si impegnano, “sforzi concreti” a favore di Gaza.
Va anche a questi il “sostegno” del Parlamento europeo?

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redazione@ilriformista.it

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