Chi sta affamando davvero Gaza Video di Naftali Bennett a cura di Giorgio Pavoncello
Chi sta affamando Gaza? Gli aiuti alimentari da Israele alla popolazione della Striscia sono aumentati ormai del 40% rispetto al periodo pre-bellico. Eppure continuiamo a vedere scene di persone affamate che si accalcano per accaparrarsi il cibo. La realtà è che Hamas usa gli aiuti alimentari come strumento per assoggettare la popolazione. Un video dell'ex premier Naftali Bennett (tradotto con intelligenza artificiale) pieno di dati e prove, ve lo dimostra.
Il generale Tricarico boccia la missione Unifil e attacca l’Onu: Sempre sorda mentre Hezbollah si riarmava' Intervista di Luca Sablone
Testata: Il Riformista Data: 31 agosto 2025 Pagina: 3 Autore: Luca Sablone Titolo: «Tricarico boccia la missione Unifil e attacca l’Onu: Sempre sorda mentre Hezbollah si riarmava'»
Riprendiamo dal RIFORMISTA del 30/08/2025, a pagina 3 l'intervista di Luca Sablone al generale Leonardo Tricarico: "Tricarico boccia la missione Unifil e attacca l’Onu: “Sempre sorda mentre Hezbollah si riarmava”".
Il generale dell'aviazione Leonardo Tricarico
Nata per arginare Hezbollah e bloccare il flusso di armi, la missione Unifil si è ridotta a una presenza «inerme, quasi coreografica», incapace di incidere sul terreno. Il giudizio del Generale Leonardo Tricarico è negativo: «Non è una storia di successo». Il risultato? I miliziani sciiti hanno avuto anni per scavare tunnel, accumulare arsenali e diventare la minaccia più insidiosa per Israele. Non per mancanza di informazioni («A New York sapevano tutto», assicura l’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica), ma per l’inerzia di una comunità internazionale che ha preferito voltare lo sguardo altrove. E così, quella che doveva essere una forza di interposizione si è trasformata in una sorta di scudo dietro cui Hezbollah si è nascosta per continuare a crescere e per preparare i suoi colpi.
Il ritiro di Unifil nel 2027 è un fallimento per l’Onu?
«Non è certo una storia di successo. Non fosse altro che per le numerose violazioni degli accordi sottoscritti nelle Risoluzioni riguardanti quell’area del Libano».
La missione principale era arginare Hezbollah, il traffico d’armi e i rifornimenti diretti ai miliziani sciiti. Non sembra esserci riuscita…
«Appunto. Hezbollah negli anni di vigenza delle Risoluzioni ha raggiunto una capacità militare di tutto rispetto, tanto da essere, dal punto di vista militare, la minaccia più insidiosa per Israele».
I caschi blu erano a conoscenza di ciò che accadeva nei tunnel, a pochi metri dai loro punti di osservazione?
«I caschi blu erano a conoscenza di tutto e non hanno mancato di renderne edotto il Palazzo di Vetro. Ma New York non se ne è data per inteso, ha sempre girato la testa dall’altra parte».
La sensazione è che quella di Unifil, più che una forza di interposizione, sia una presenza simbolica…
«Più che di presenza simbolica parlerei di presenza inerme, quasi coreografica, con le mani completamente legate e non in grado di far fronte ai propri compiti».
Insomma, possiamo dire che Hezbollah si è fatta scudo dei contingenti Unifil per continuare a colpire il territorio israeliano?
«Hezbollah ha percepito che i termini della Risoluzione contenevano spazi tali da poter consentire la messa a punto di una struttura militare propria per colpire duramente – come poi è successo – il nord di Israele».
Quali sono stati i principali limiti operativi che hanno reso impossibile contrastare Hezbollah?
«L’impossibilità per Unifil di effettuare verifiche su proprietà privata e adottare i conseguenti provvedimenti. Un vero e proprio macigno sulle attività di controllo di Unifil».
Si parlava di una riforma del mandato, magari ampliando le regole d’ingaggio. Sarebbe stata necessaria?
«È la cosa che è stata chiesta insistentemente da Unifil, e dal nostro Paese in particolare. Risultati zero. Forse a quel punto non sarebbe stato inopportuno ritirare il nostro contingente anziché insistere con un organismo totalmente sordo ai richiami di chi opera sul terreno. E, anche a giudicare da queste mancate risposte, la ricorrente accusa di Israele all’Onu di esserle contraria parrebbe non essere del tutto peregrina».
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