“Il pessimismo è un lusso che un ebreo non potrà mai permettersi” (Golda Meir)
L’ultimo saggio di David Parenzo, giornalista, scrittore e conduttore della trasmissione quotidiana L’aria che tira su La7 e, su Radio 24, insieme a Giuseppe Cruciani del programma La Zanzara, colpisce il lettore prima di tutto nel titolo con l’impiego di un termine che non passa inosservato “Lo scandalo Israele”. E poi per una frase racchiusa nel prologo che ci fa entrare subito nel cuore del libro: “Io non amo Israele perché un testo sacro mi dice di farlo. Amo Israele perché me lo dicono la testa e il cuore. Perché è la mia seconda patria ideale, perché è l’Occidente in Oriente, perché è un’oasi di democrazia in una regione che dalla democrazia, purtroppo, è ancora molto lontana”.
Parenzo, ebreo laico che si definisce “fondamentalista democratico”, utilizza questa parola-chiave, “scandalo” per delineare un’Israele che in genere non viene raccontata, portando un paese, che nonostante i problemi è l’unica democrazia del Medio Oriente, all’interno di una narrazione più ampia, destinata anche a un pubblico che conosce poco la storia e la società di Israele e si lascia irretire da una stampa spesso faziosa e pregiudizievole nei confronti dello Stato ebraico.
Partendo dall’accoglienza dello Shabbat nella sua realtà familiare, David Parenzo sceglie una bellissima immagine “Una casa brucia, Una casa è immersa nella pace” e sette storie per spiegare ai lettori quello che definisce lo scandalo Israele, “…Uno scandalo nel senso greco del termine (skandalon) inteso come pietra di inciampo. Perché anche se il mondo è grande e corre veloce, Israele sarà sempre una pietra d’inciampo sul suo cammino”.
Perché l’autore ha scelto di raccontare proprio sette storie?
Sulla tavola imbandita per lo shabbat, circondato dalla sua famiglia, lo sguardo di Parenzo si sofferma sulla piccola, dolce, deliziosa intrecciata challah, il pane della festa. E ci racconta che la challah “nella sua formula antica unisce spirito, materia, cielo e terra. Viene portata in tavola ogni sette giorni, viene preparata con sette ingredienti. Sette come i giorni della Creazione… come le candele della Menorah del Tempio”.
Purtroppo il 7 ricorre anche nel giorno più funesto per Israele e per il mondo nell’ottobre del 2023, quando i terroristi di Hamas hanno portato distruzione e morte nei kibbutzim al confine con la Striscia di Gaza, massacrando circa 1200 persone, tra civili e militari, e prendendone 251 in ostaggio. Al momento della stesura del libro non tutti gli ostaggi erano stati liberati.
Il sette rappresenta la sacralità che si intreccia con la vita quotidiana e con il pane, intrecciato anch’esso, del sabato. Sette sono gli ingredienti della challah: farina, acqua, lievito, sale, uova, olio, zucchero e ciascuno di essi spiega Parenzo “ha un significato che si innesta nella tradizione e nella cultura ebraica. Ciascuno di essi, contiene in sé una metafora di cos’è lo Scandalo Israele”.
Partendo da uno specifico ingrediente l’autore ci racconta le storie di alcune figure dell’arte, della politica, della cultura, compresi dissidenti arabi, poco conosciute in Italia che offrono uno spaccato reale del paese al centro di una narrazione distorta.
Con il lievito, un ingrediente da usare con saggezza, Parenzo ci racconta analizzando il termine Shalom di un pezzo importante della storia d’Israele, dell’atmosfera che pervadeva la società poco prima dell’assassinio di Yitzhak Rabin e, arrivando all’attualità, lascia la parola a Manuela Dviri scrittrice e attivista che conosce molto bene il dolore di un figlio morto in guerra.
Nella Torah l’acqua è il simbolo della saggezza divina che scorre nel mondo: un ingrediente oltremodo importante per la challah e ci ricorda che la vita non è solo lavoro ma anche studio, conoscenza e spiritualità. In questo capitolo “Curo di giorno, piango di notte” l’autore ci porta a conoscere le storie di due persone: una ha scelto la vita e il suo rispetto sotto qualsiasi forma, l’altro ha scelto la morte e la distruzione. Il primo è Yuval Biton, esempio perfetto di resilienza, è il medico dentista che ha curato in carcere Yahya Sinwar, conosciuto come “il macellaio di Khan Younis”, capo di Hamas e mente della tragedia del 7 ottobre che è costata la vita anche al nipote di Biton.
La farina, base della challah, rappresenta nella tradizione ebraica il sostentamento materiale ma arriva dal duro lavoro dell’uomo e del resto – riflette Parenzo – “la nascita dello Stato è anche e prima di tutto la storia di un’immensa fatica”. Quale personaggio della storia di Israele è più indicato per raccontare lo sforzo e l’abnegazione dell’uomo se non il fondatore dello Stato, Ben Gurion? Una vita, la sua, dedicata al sogno di una convivenza che ancora oggi ampie fasce della società israeliana rivendicano in piazza a Tel Aviv. Con il sale, simbolo di eternità, un altro importante ingrediente della challah, conosciamo invece una storia incredibile: quella di Mansour Abbas, un arabo israeliano che rappresenta i palestinesi all’interno delle istituzioni democratiche, ossia alla Knesset. Ci può essere uno “scandalo” più grande considerato che nel parlamento di Gerusalemme siedono anche rappresentanti di organizzazioni che hanno posizioni ostili agli ebrei?
C’è un ingrediente essenziale nella challah che unisce e ammorbidisce tutto l’impasto e ci ricorda di portare la luce nel mondo con le nostre azioni: l’olio. E la donna che si impegna con tutte le sue energie in tal senso e riesce a tenere insieme anche quello che a prima vista non sarebbe facile unire è Noa Lea Cohn, madre di cinque figli, artista, gallerista, riferimento culturale e simbolo vivente del modello charedì che opera in quel luogo magico che è la Art Shelter Gallery. E con questa straordinaria artista Parenzo ci fa entrare in un mondo poco conosciuto e a volte erroneamente disprezzato: quello dei charedim, “un luogo – scrive Grossman in un’intervista – affollato di divieti e di obblighi ma anche di certezze. Per molti è un rifugio dalla paura del vuoto”.
Un potente simbolo che attraversa festività, riti e passaggi fondamentali nella vita è l’uovo. In questo capitolo incontriamo una storia incredibile, quella che colpisce in modo particolare perché credo che nessuno in Italia possa immaginarne l’esistenza. E’ la storia della capitana Ella, una donna forte, coraggiosa che ha saputo sfidare le tradizioni della sua famiglia d’origine per raggiungere gli obiettivi che si era prefissa. “Sono il capitano Ella, araba, musulmana, israeliana”: una donna soldato, non sposata, in carriera e già questo è una provocazione negli ambienti più chiusi e tradizionalisti della società da cui proviene. Ella è vice-portavoce dell’esercito israeliano in lingua araba, ha iniziato come “lone soldiers”, ha seguito il corso per gli ufficiali di carriera, nel 2015 riceve il riconoscimento ufficiale del presidente dello Stato e nel 2022 diventa Maggiore. “La donna musulmana con il più alto grado di tutto l’esercito”.
Lo zucchero, infine, seppur non menzionato nei testi biblici ha un valore rituale implicito perché “il dolce è il futuro desiderato” e nel calendario ebraico, in occasione del Capodanno, la festa di Rosh Hashanah, ci si augura dolcezza per l’anno a venire. In quest’ultima commovente storia ambientata nel kibbutz di Ofakim dove i terroristi di Hamas hanno trucidato 27 civili e 6 poliziotti, incontriamo Rachel, una donna di 65 anni di origini persiane che il 7 ottobre con fermezza e una buona dose di “ chutzpah”, vera e propria audacia, o come scrive Parenzo “è il coraggio che sfiora l’arroganza”, padroneggia senza perdersi d’animo una situazione terribile: in casa sono entrati dei terroristi che li minacciano di morte, devastano la casa e lei li tiene a bada offendo loro tè e biscotti, quelli che aveva preparato per il compleanno del marito David. Quella di Rachel è una storia di coraggio e di resilenza che nella sua semplicità ha una forza universale.
Dopo il 7 ottobre 2023 Israele è costantemente criticato per ogni azione che compie in difesa del suo diritto a esistere, nelle società occidentali si sono risvegliati sentimenti antisemiti che prima covavano sotto la cenere e il conflitto israelo-palestinese continua a polarizzare l’opinione pubblica globale.
Per questo il libro di David Parenzo è una lettura preziosa e imprescindibile che getta luce su una realtà complessa, spesso poco indagata anche dai mezzi di comunicazione, e che rende così vitale e multiforme lo Stato ebraico.
“Ognuna delle sette storie – scrive Parenzo nelle pagine finali - è un pezzo del grande mosaico dello Stato ebraico. Un unicum tra le democrazie in giro per il mondo”.
Giorgia Greco |