Riportiamo da REPUBBLICA di oggi, 14/07/2013, a pag. 13, l'articolo di Fabio Scuto dal titolo " Egitto, inchiesta su Morsi: 'Sovversione' ", l'intervista di Alix Van Buren ad Amr Helmy, ambasciatore d'Egitto in Italia, dal titolo " L’occasione sprecata dei Fratelli musulmani, volevano spingere il Paese indietro di secoli ".
Il commento di IC su quanto sta avvenendo in Egitto è contenuto nell'analisi di Zvi Mazel, pubblicata in altra pagina della rassegna. Per leggerla, cliccare sul link sottostante
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=310&id=49897
Ecco i pezzi:
Fabio Scuto - " Egitto, inchiesta su Morsi: 'Sovversione' "

Mohammed Morsi
Alix Van Buren - " L’occasione sprecata dei Fratelli musulmani, volevano spingere il Paese indietro di secoli"

Amr Helmy
«IN Egitto stiamo assistendo forse al primo esempio di “impeachement popolare”, e cioè la “messa in stato di accusa” di un presidente da parte del popolo. Un evento così non s’era ancora visto nella nostra storia: 30 milioni di persone, in piazza in una notte a esigere la destituzione di Morsi». Nei saloni di Villa Savoia a Roma, Amr Helmy, l’ambasciatore egiziano, un illustre curriculum di diplomatico, disegna uno scenario a suo avviso inedito sullo sfondo delle ribellioni arabe. Dal tumulto delle rivolte è emerso, dice, un nuovo polo: «È il potere della gente, intervenuto a scardinare il tradizionale equilibrio fra i due poli finora costituiti dall’esercito e dal partito dominante: fra i militari e i Fratelli musulmani».
Signore ambasciatore, lei parla di volontà popolare, eppure anche Morsi era arrivato alla presidenza attraverso uno scrutinio elettorale libero e corretto. È così?
«Proprio così. Però poi sono successe due cose fondamentali: innanzitutto, Morsi non ha mantenuto le promesse. Anziché aprire all’opposizione, ha distribuito incarichi ai Fratelli musulmani, posto sotto assedio la Corte costituzionale, censurato la libertà d’espressione. E poi, invece di risolvere le questioni pressanti - la disoccupazione, la povertà, l’inflazione, il sistema d’istruzione - la Fratellanza s’è affrettata a imporre codici di abbigliamento, il velo alle donne, la jalabiya, che è la tunica agli uomini; a ridurre l’età minima matrimoniale femminile a 9 anni; a minacciare la chiusura dell’Opera perché anti-islamica. Insomma, erano intenti a spingere l’Egitto all’indietro, di secoli».
Però altri milioni di egiziani continuano a sostenere Morsi. Lei non teme il ripetersi di uno scenario algerino da Anni Novanta, quando l’esercito prese il potere dopo la vittoria del Fronte islamico? il Paese naufragò nella guerra civile.
«Lo escluderei. Ogni Paese ha una propria identità, e l’Egitto non è l’Algeria. In più, è previsto un voto fra sei mesi, allora anche i sostenitori dei Fratelli musulmani potranno esprimersi. Però io non m’aspetto che la Fratellanza ottenga lo stesso numero di voti delle ultime elezioni».
Perché no?
«Perché Morsi ha sciupato un’occasione d’oro, la prima in 80 anni. Avrebbe potuto cambiare l’immagine dei Fratelli musulmani, dimostrare che sapevano governare un Paese grande e importante quanto l’Egitto. E invece, ecco il risultato: un’onda immane di scontento».
L’intervento dell’esercito era necessario?
«A volte lo è. Non potevamo aspettare le elezioni fra quattro anni. Abbiamo sprecato già decenni con Mubarak. L’Egitto merita molto più di questo. Voi occidentali continuate a parlare di golpe: invece noi parliamo di nuovo potere della gente, più decisivo rispetto a quello dei militari e del partito al governo. È questa la novità, che ha modificato l’equazione egiziana».
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