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Zvi Mazel
Diplomazia
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Medio Oriente: si ritorna al vecchio equilibrio regionale ? 14/07/2013

Medio Oriente: si ritorna al vecchio equilibrio regionale ?
Commento di Zvi Mazel

(Traduzione di Angelo Pezzana)

http://www.jpost.com/Middle-East/Middle-East-Back-to-the-old-regional-equilibrium-319749

La cacciata del Presidente Morsi riuscirà a restaurare gli equilibri regionali dell’era Mubarak ? Malgrado il fatto che i Fratelli Musulmani non siano ancora sconfitti e la crisi sia ben lontana dall’essersi risolta, le relazioni tra l’Egitto e l’Arabia Saud ita si stanno rallacciando, lo stesso sta avvenendo con gli Emirati del Golfo co n l’eccezione del Qatar. Questi stati si sono impegnati a versare 12 miliardi di dollari per salvare l’economia egiziana, ma anche per dimostrare il sostegno al nuovo regime nella lotta alla Fratellanza. La vecchia e pragmatica alleanza con tro l’Iran sta riprendendo forma, mentre il Qatar, dopo decenni di alleanza con i Fratelli, si trova oggi isolato. La caduta di Mubarak e l’avanzata della Fratellanza aveva messo fine a un sistema di alleanze che erano durate trent’anni. Il fronte dei paesi pragmatici con al la guida l’Egitto e l’Arabia Saudita – e il sostegno degli Usa - aveva cessato di esistere. Con l’Egitto alle prese con i problemi interni, l’Arabia Saudita si era trovata sola contro l’Iran. Ma il peggio doveva ancora arrivare. I Fratell i Musulmani avevano cercato -senza successo- di riallacciare i rapporti con l’Iran. Dopo tutto, Hassan al Banna, il fondatore del movimento, non era contro gli sciiti, infatti proponeva l’unificazione di tutto l’islam. Il primo passo lo compì Morsi, includendo Teheran nel Forum arabo/islamico del comitato dei quattro, con Egitto, Turchia, Arabia Saudita, per arrivare a un compromesso che mettesse fine alla tragedia siriana. Ma Iran e Arabia Saudita la pensavano in maniera opp osta su molti aspetti, l’Iran mirava alla leadership sulla regione del Golfo, il programma nucleare e il coinvolgimento nella guerra in Siria, per cui il comita to non vide mai la luce. Morsi decise poi di fare il primo passo con il ristabi lire relazioni diplomatiche con l’Iran. Ma non ha funzionato. I Salafiti egizian i, dato il loro un odio radicato verso la componente sciita dell’islam, hanno ma ndato a monte il progetto, incitati dll’Arabia Saudita, da cui arriva loro la ma ggior parte dei finanziamenti. Non a caso, Riyad ha preso le distanze dall’Egitt o dopo l’elezione di Morsi alla presidenza. Dovendo contribuire alla solidarietà araba, i Sauditi hanno promesso all’Egitto due miliardi di dollari, ma solo la metà della somma - e con riluttanza – è stata consegnata. Eppure, nel passato, la monarchia aveva collaborato con la Fratellanza. Nel 1961, Said Ramadan, già s egretario di Hassan al Banna, aveva proposto a Re Saud di dare vita a una “Lega Mondiale Islamica”, per diffondere il Wahabismo, la versione arabo-saudita dell’ islam, in Occidente. Con i finanziamenti sauditi si sono costruite moschee, cent ri colturali diretti da Fratelli Musulmani nei paesi europei e negli Stati Uniti . L’Arabia Saudita accolse poi i Fratelli espulsi da Nasser negli anni ’50 e ’60 , in molti si stabilirono nel regno. Poi ci fu l’11 settembre, e l’Arabia Saudit a visse come uno shock il fatto che 16 dei 18 terroristi che attaccarono le Torr i Gemelle erano di nazionalità saudita. Un aspetto che avrebbe potuto deteriorar e l’importante rapporto con gli Usa. Il regno reagì di fronte al pericolo. I Fra telli Musulmani avevano introdotto la Jihad nel paese e allevato una generazione di terroristi che stavano operando in tutto il mondo. Il Re espulse i Fratelli Musulmani, e nessuna delle due parti l’ha dimenticato. Il Qatar ha una storia differente. La Fratellanza si è stabilita nel piccolo pa ese beduino da più di 50 anni, quando vi trovarono rifugio i suoi militanti in f uga dal pugno di ferro di Nasser. Il loro sostentamento, allora, derivava essenz ialmente dalla pesca delle perle. Furono bene accolti dai beduini, che apprezzav ano il loro islam wahabita, dalle rigide regole. I Fratelli ricambiarono, costru endo un ministero dell’educazione e uno della religione per indottrinare i giova ni. Fu in quegli anni che Yusuf al Qaradawi, che sarebbe poi diventato il leader religioso del movimento, arrivò in Qatar. Fondò due importanti istituzioni: l’“ Unione Mondiale dei Sapienti dell’Islam”, con il compito di spiegare gli editti religiosi ai fedeli in tutto il mondo, e i l “ Congresso Europeo per la Fatwa e la Ricerca”.


 Il Congresso ha come obiettivo aiutare le minoranze musulmane che vivono in Occidente a preservare la loro rel igione in una società non-musulmana. Il suo programma settimanale sul canale Al Jazeera “Shari’a e Vita” sviluppa i punti di vista estremisti a beneficio di m ilioni di ascoltatori. Recentemente ha spiegato che Dio ha usato Hitler per puni re gli ebrei, augurandosi che i musulmani portino a termine il lavoro. Al Jazeer a ha svolto una parte importante agli della “primavera araba”. Infastidito dalla propaganda in arabo diffusa da Al Jazeera, Mubarak era solito definirla “il can ale che possiede un paese”. Il Qatar ha finanziato con generosità la Fratellanza , così come i ribelli islamici in Libia e in Siria. Avendo applaudito quando ave va vinto in Egitto, si trova oggi in difficoltà ad accettarne la caduta. La nuova-vecchia alleanza arriva nel momento peggiore per l’Iran, che ancora bar colla sotto l’impatto delle sanzioni occidentali. Il suo alleato più fedele, Ass ad, lotta per la sopravvivenza del suo regime, l’altro, Hezbollah, ha inviato mi gliaia dei suoi miliziani a difendere Assad, e molti sono stati uccisi. L’interv ento della milizia armata in un altro paese, ha provocato indignazione in Libano , favorendo la rinascita dell’alleanza cristiano-sunnita. Anche Hamas aveva chiu so i propri uffici a Damasco,eppure, magrado tutti questi segnali, Teheran non s embra voler abbandonare le ambizioni regionali o di voler abbandonare il program ma nucleare. La cosidetta “primavera araba” ha messo in evidenza la profondità della crisi de ll’islam fra le popolazioni del Medio Oriente, che è oggi di proporzioni epiche. In Egitto un’ondata di movimenti non-islamici ha portato alla caduta dei Fratel li Musulmani. Rimane però da vedere se il paese riuscirà a trovare una soluzione alla crisi politica e ristabilire legge e ordine con l’aiuto dei paesi arabi am ici. Se avverrà, l’ascesa e la caduta dei Fratelli Musulmani sarà un forte freno al terrorismo islamico e alle ambizioni regionali dell’Iran. Gli Stati Uniti svolgeranno un ruolo chiave in questo gioco pericoloso. Il suo sostegno è vitale n on solo per il nuovo regime ma anche per i propri interessi e per quelli del mon do occidentale. Con la speranza che tutto questo venga capito, presto o tardi.

Zvi Mazel è stato ambasciatore in Egitto, Romania e Svezia. Fa parte del Jerusalem Center fo Public Affairs. Collabora con Informazione Corretta


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