Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 21/03/2012, a pag. 11, l'intervista di Mario Baudino a Marc Augé dal titolo " L’odio per Israele riaccende l’antico antisemitismo ". Dal FOGLIO, a pag. 3, l'editoriale dal titolo " Vista da Bruxelles, Tolosa è come Gaza ".
Sulla strage di Tolosa Repubblica ha pubblicato un articolo di Barbara Spinelli, la persona meno indicata a commentare l'accaduto.
Barbara Spinelli
Ci ricordiamo benissimo quando, circa dodici anni fa, scrisse sulla Stampa un articolo dal titolo 'Ebreo discolpati', un pezzo violentemente antisemita che, partendo dal suo pregiudizio contro Israele, coinvolgeva tutto il mondo ebraico.
L'articolo suscitò polemiche - pubblicate su due pagine della stessa Stampa - anche da parte degli ebrei di sinistra, di solito poco teneri con la politica israeliana.
Nel pezzo pubblicato oggi su Repubblica, Spinelli ammette l'antisemitismo dietro alla strage di Tolosa, ma poi la accomuna a tutte le altre stragi razziste. Un gran minestrone per minimizzare l'accaduto.
Non riportiamo il pezzo di Spinelli non giudicandola un interlocutore credibile.
Sulla stessa falsariga, un pezzo di Saverio Ferrari sul Manifesto.
Ecco i pezzi, preceduti dai nostri commenti:
La STAMPA - Mario Baudino : " L’odio per Israele riaccende l’antico antisemitismo "
Marc Augé
Curiosa la scelta di intervistare Marc Augé sui fatti di Tolosa.
Forse l'etnologo e antropologo francese ha effettuato troppe missioni in Africa, soprattutto Costa d'Avorio e Togo, per essere in grado di capire il significato di parole come antisemitismo e antisionismo.
Non esiste distinzione fra i due . Antisemitismo e antisionismo coincidono.
Consigliamo a Marc Augé di leggersi il pezzo di Pierluigi Battista pubblicato sul Corriere della Sera di ieri e ripreso da IC(http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999930&sez=120&id=43841), chissà che non gli sia d'aiuto per capire che è ora di smettere di minimizzare l'antisemitismo mascherato da antisionismo in Europa.
Ecco l'intervista:
È presto per poter capire quel che è successo a Tolosa, però una cosa è certa: l’antisemitismo, in Francia, è una corrente di certo minoritaria, ma forte, soprattutto nell’area dell’estrema destra. Detto questo, non penso che si possa parlare di antisemitismo virulento». Marc Augé, il padre della teoria dei «non luoghi», non commenta volentieri la tragedia della scuola ebraica perché, dice, è troppo presto.
Eppure, professore, è difficile non pensare a questa strage come un punto d’arrivo, un salto di qualità dopo anni di attentati, violenze contro cimiteri israelitici e scuole. Nel 2004 Ariel Sharon, allora premier israeliano, invitò gli ebrei francesi a emigrare in Israele.
«Bisogna distinguere dall’impatto delle crisi internazionali, che è stato forte, e la tradizione antisemita francese, che pure è innegabile. Esiste un clima di violenza generalizzata, dove si incrocia il razzismo antiebraico, quello antiarabo o antimusulmano, quello contro gli immigrati di qualsiasi provenienza. Per quanto riguarda Tolosa, però, va sottolineato come tutti abbiamo percepito l’orrore. Persino Marine Le Pen, l’attuale leader del Front National che ha forti componenti razziste e antisemite, ha aderito alla giornata di lutto».
Non crede che l’assalto alla scuola discenda dalla stessa tradizione del processo Dreyfus?
«Al momento ci sono ancora interrogativi sulla provenienza ideologica. L’attentato potrebbe venire anche da islamisti radicali, posto che il killer sembrerebbe lo stesso che ha ucciso tre paracadutisti di origine maghrebina, e si può immaginare che nel suo delirio metta insieme per qualche ragione parà e bambini ebrei».
Quindi da un nuovo antisemitismo, e non da quello che attraversa la storia francese?
«In Francia non si può negare questa componente. È una Paese d’accoglienza, dove i cittadini di origine ebraica sono tanti, e hanno raggiunto posti importanti, pensi a Dominique Strauss Kahn. Da Leon Blum in poi, abbiamo una grande tradizione di politici ebrei. Se guardiamo alla mia generazione, però, moltissimi non facevano proprio caso alla loro origine. Solo dopo le vicende mediorientali la situazione è cambiata. Diciamo che si rischia di confondere i piani. Esistono, oggi, varie forme di C’è un clima di violenza Tutti però hanno percepito generalizzata che mescola l’orrore. Persino MarineLe Pen ha aderito in un Paese che
rifiuto collettivo, in un Paese che storicamente è stato ed è ancora di immigrazione. Poi c’è l’antisemitismo, che èpiù antico».
Proprio a Tolosa si celebrò finoametàdelXII secolouna cerimoniapasquale che consisteva nel dileggiare emalmenare membri della comunità ebraica. Quandoparla di antisemitismo vede una continuità con quello del cattolicesimo medioevale?
«Non direi. Quando c’è, è razzista e basta, senza venature religiose. È una forma “pura” di razzismo. Ripeto, è molto minoritario, però esiste eccome. In mezzo ci sarà anche qualche fondamentalista cattolico, ma non è questo il vero problema».
Lei dice giustamente che non si possono far paragoni tra Francia e Italia. Il nostro antisemitismo storico è cialtrone e incolto. Quello francese ha prodotto anche intellettuali importanti, come Céline. È una antisemitismo elitario, o anche popolare?
«Né l’uno né l’altro. Ormai è piuttosto politico, fatto di gente che confonde antisionismo e antisemitismo. La tradizione cui lei fa riferimento esiste, ma oggi non ci sono persone con un profilo intellettuale che siano ad essa riconducibili. È forte nell’estrema destra, come le dicevo: che sotto sotto ha più simpatia per l’Iran che per Israele».
Non vale anche per l’estrema sinistra?
«Sì. Le estreme si equivalgono quanto a ambiguità».
Lei però non sembra considerare la componente antisemita, nella violenza generalizzata, come la più importante.
«Infatti non credo che lo sia. Ce ne sono altre, in forme diverse».
Potremmo definirla un «non luogo» sociale?
«O piuttosto una moltiplicazione di luoghi mal compresi. Esistono nelle società luoghi di identità collettiva, e sono importanti a due condizioni: che non opprimano i loro componenti, e non rifiutino gli altri. In questo caso abbiamo un problema di luoghi, più che di non-luoghi. Un problema grave».
Il FOGLIO - " Vista da Bruxelles, Tolosa è come Gaza "
Catherine Ashton
Non condividiamo ciò che scrive l'autore dell'editoriale quando sostiene che "Ashton non è antisemita, il sospetto di antisionismo c’è, ma la sua leggerezza rivela piuttosto una grave realtà: l’inadeguatezza per l’incarico di Alto rappresentante.". Non c'è nessuna distinzione fra antisemitismo e antisionismo, sono le due facce della stessa medaglia. Chi odia Israele odia anche gli ebrei. Paragonare la strage di Tolosa a Gaza è impossibile, solo un odiatore di Israele potrebbe pensare di fare un paragone del genere. E Catherine Ashton l'ha fatto. Ma non è la prima volta che Ashton scade in affermazioni simili. Tutto ciò che esce dalla sua bocca e riguarda il Medio Oriente è, di solito, contro Israele.
Una brutta scivolata, questa del Foglio, del tutto inaspettata.
Ecco il pezzo:
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