domenica 01 novembre 2020
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Perché non esiste ancora uno 'stato arabo palestinese'? La risposta è semplice (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Il Giornale - Corriere della Sera - Il Foglio - Informazione Corretta - La Stampa - La Repubblica Rassegna Stampa
20.03.2012 Strage di Tolosa: l'Europa non volti la testa dall'altra parte e combatta l'antisemitismo
commenti di Fiamma Nirenstein, Giulio Meotti, Pierluigi Battista, Bernard-Henri Lévy, Piera Prister, Elena Loewenthal. Interviste a Claudia De Benedetti, George Bensoussan di Vera Schiavazzi, Maria Serena Natale

Testata:Il Giornale - Corriere della Sera - Il Foglio - Informazione Corretta - La Stampa - La Repubblica
Autore: Fiamma Nirenstein - Giulio Meotti - Pierluigi Battista - Bernard-Henri Lévy - Piera Prister - Elena Loewenthal - Maria Serena Natale - Vera Schiavazzi
Titolo: «Strage di bimbi ebrei, vittime del cancro razzista - E ora boicottiamo Israele - E ogni volta diciamo: 'mai più' - Un 'no' collettivo all'antisemitismo. Il primo dovere della politica - Francia antisemita, ancora assassina di ebrei!»

Strage antisemita alla scuola ebraica di Tolosa. Non è possibile etichettare il criminale come semplice 'neonazista' e pensare di aver chiarito che cos'è successo. Il neonazismo di oggi non è uno solo, c'è quello 'classico', nostalgico del Terzo Reich, c'è quello islamico, come quello dell'aspirante attentatore alla sinagoga di Brescia. Tutti hanno in comune un aspetto: l'antisemitismo. Insistere, come hanno fatto Andrea Morigi (Libero), Marina Mastroluca (L'Unità), Alessandro Portelli (Il Manifesto), Alberto Mattioli (La Stampa), sul fatto che gli ebrei non sono l'unico bersaglio del terrorista neonazi di Tolosa crea solo equivoci, si rischia di minimizzare, come al solito, l'accaduto. 
E' ora, invece, che l'Europa smetta di dormire e combatta contro l'antisemitismo dilagante, di qualunque matrice esso sia, senza distinzioni.
E che capisca, finalmente che antisionismo è sinonimo di antisemitismo.

Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 20/03/2012, a pag. 1-17, l'articolo di Fiamma Nirenstein dal titolo " Strage di bimbi ebrei, vittime del cancro razzista ". Dal FOGLIO, a pag. I, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo " E ora boicottiamo Israele". Dal CORRIERE della SERA, a pag. 2, l'intervista di Maria Serena Natale a George Bensoussan dal titolo " Dietro l'ipocrisia della politica resistono conflitti latenti ", a pag. 1-3, l'articolo di Pierluigi Battista dal titolo " E ogni volta diciamo: 'mai più' ", a pag. 46, l'articolo di Bernard-Henri Lévy dal titolo "Un 'no' collettivo all'antisemitismo. Il primo dovere della politica  ". Dalla STAMPA, a pag. 1-41, l'articolo di Elena Loewenthal dal titolo " L'antico demone che risveglia l'orrore ". Da REPUBBLICA, a pag. 4, l'intervista di Vera Schiavazzi a Claudia De Benedetti dal titolo " Mia figlia ha frequentato quella scuola, per noi è un incubo ".
IC Pubblica il commento di Piera Prister dal titolo " Francia antisemita, ancora assassina di ebrei! ".

Segnaliamo anche (senza riportarlo) un articolo dal tono molto patetico sull'ultimo 'gesto d'amore di papà Jonathan', che ha tentato di fare da scudo ai figli col proprio corpo. Il Farina che si è commosso di fronte a questo gesto, è lo stesso però che circa quattro anni fa mandò una lettera ai colleghi del Corriere della Sera per lamentare la linea eccessivamente pro Israele del giornale.
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=27151
Ecco i pezzi:

INFORMAZIONE CORRETTA - Piera Prister : "Francia antisemita, ancora assassina di ebrei!"


Piera Prister

Ieri, 19 marzo 2012 per le strade di Tolosa (Toulouse) in Francia, un terrorista in scooter ha seminato una strage di fronte alla scuola ebraica “Ozar Hatorah”, assassinando quattro persone tra cui un uomo e tre bambini, e ferendone molti altri. Dalla testimonianza del rabbino della scuola, Rav. Rahamim Sabag, sappiamo che l’uomo ucciso era un rabbino di 30 anni che insegnava nella scuola, e che dei tre bambini assassinati insieme a lui, due erano suoi figli e la terza era la figlia del direttore della scuola. La polizia francese ha gia’ identificato l’arma dell’assassino che presumibilmente e’ la stessa usata da attentatori neonazisti, gia’ sospettati d’aver compiuto un altro eccidio in cui sono stati assassinati la settimana scorsa dei soldati francesi sempre vicino a Tolosa. Secondo il presidente Sarkozy, gia’ ministro dell’Interno, un esperto dunque, il movente dell’eccidio sarebbe stato il razzismo, parlando chiaramente in una conferenza, di razzismo e non di antisemitismo. Ma come faremo ad affrontare e a difenderci dall’antisemitismo se persino quelli che sono preposti alla nostra sicurezza non usano la parola appropriata! Di antisemitismo si tratta, invece! Fuori e dentro l’edificio della scuola c’e’ sangue dappertutto, e’uno scenario di morte e di terrore, “a vision of terror” dicono i testimoni ai giornalisti accorsi sul luogo. La scena orripilante e’ ormai da copione, e’ sempre la stessa ed e’ accaduta tantissime volte, in Europa come in Argentina, persino in India a Mumbai, dove il rabbino Gabi Holtzberg, fu assassinato in preghiera con accanto la Torah ancora aperta, dopo che aveva ricoperto pietosamente il corpo straziato della moglie Rivkah con il suo talled. E poi lo chiamano razzismo! La scena si ripresenta sempre con gli stessi connotati e si ripresentera’ se non si fara’ opera di prevenzione dei delitti di stampo antisemita e conseguente opera di punizione, quando essi sono stati gia’ commessi. Ma dietro gli atti di terrorismo antisemita, di qualsiasi matrice siano, neonazista o islamista –che sono poi le due immagini speculari dell’antisemitismo- c’e’ sempre connivenza, lassismo, complicita’, depistaggio delle indagini e dimenticanza, mai che si impari qualcosa dall’antisemitismo. D’altronde neonazismo e islamismo sono due alleati interscambiabili che perseguono sin dagli anni ’30 lo stesso obiettivo di “AMMAZZA GLI EBREI DOVUNQUE SIANO!” Che sono poi parole testuali scritte nel Corano. La storia che verra’, gia’ e’ stata scritta migliaia di volte e l’antisemitismo di ieri, di oggi e di domani ha la stessa dimensione statica atemporale di un eterno presente. La Francia di oggi ancora una volta e’ teatro di orribili crimini antisemiti, tutti gia’ dimenticati, come quello orrendo di 4000 bambini rastrellati a Parigi dalla polizia francese filonazista nel luglio del 1942 e ammassati insieme ai loro genitori al Velodrome d’Hiver e mandati a morire a Auschwitz, mentre altri residenti saccheggiavano le loro case e se ne impadronivano, insieme alle altrui cose. Crimine nazista dimenticato dunque, come quello islamista avvenuto poi a Parigi negli anni ’80 , coevo a quello avvenuto alla Sinagoga di Roma. La solita storia!

La verita’ e’ che da tempo in Francia c’erano segnali allarmanti di antisemitismo sia di matrice islamista e sia di matrice neonazista, nelle testimonianze di cittadini ebrei francesi che non si sentivano e non si sentono al riparo da un dilagante antisemitismo. Gia’ alla fine del 2011, tre mesi fa, leggendo pagine dei vari siti ebraici on line e ascoltando testimonianze dirette di ebrei francesi in viaggio all’estero, sapevamo dell’intolleranza che sono costretti a subire essi stessi in molte citta’ francesi. C’erano tutte le avvisaglie che qualcosa di sinistro stesse per accadere ed oggi e’ accaduto proprio a Tolosa dove, come a Montpellier, a Strasburgo, a Marsiglia e a Parigi c’erano gia’ state aggressioni fisiche e verbali, intimidazioni, minacce e atti di vandalismo contro le istituzioni ebraiche, scuole, sinagoghe e cimiteri. Dopo l’attentato odierno la polizia sta ora indagando e cercando di identificare ed etichettare la natura del crimine. Di chi e’ la responsabilita’? Quali sono le ideologie antisemite che sono dietro a simili ignobili attentati, solo forse solo il Nazismo o piuttosto anche l’Islamismo o anche il Comunismo? La responsabilita’ e’ sempre degli altri, dell’altro da se’, mai di noi stessi che alimentiamo tali ideologie. I delitti vanno prevenuti e vanno puniti, ma la maggior parte dei crimini contro gli ebrei, non sono mai ne’ prevenuti, ne’ puniti. Anzi sappiamo con certezza che i custodi della legge sono stati persino conniventi con gli stessi esecutori del crimine, come e’ avvenuto gia’ in Italia nel 1982 con le bombe palestinesi alla Sinagoga Maggiore di Roma. E tutti sanno che la Francia di Sarkozy ha votato all’UNESCO a favore dell’ingresso della Palestina, di una Palestina antisemita e terrorista che non educa i bambini alla letteratura, all’arte e alla scienza, bensi’ li educa a diventare terroristi, e questo e’ avvenuto alla vigilia delle elezioni in Francia dove il voto ebraico conta poco –gli ebrei sono 600.000- mentre invece il voto arabo conta molto essendo gli arabi molto piu’ numerosi –sono dagli 8 ai 10 milioni. E’ chiaro che il voto della Francia all’Unesco ha favorito il clima di caccia all’ebreo che ha armato la mano degli assassini di oggi a Tolosa, siano essi islamisti o neonazisti. E dando la responsabilita’ agli uni piuttosto che agli altri, non possiamo metterci a tacere la nostra coscienza, quella di aver fatto il gioco degli assassini. Gia’ tre mesi fa avevamo predetto che l’antisemitismo sarebbe salito in Francia, e proprio nelle citta’ francesi succitate, e tra queste Tolosa. http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=42245&print=preview Inoltre, scorrendo oggi i commenti dei lettori ai fatti di Tolosa sul Jerusalem Post ce ne sono diversi che sono sulle nostre stesse posizioni e che denunciano un crescente antisemitismo in Francia che, dicono, fa parte ormai del suo paesaggio (landscape). I media americani dando la notizia dell’attentato antisemita di Tolosa riportano le avvertenze del Dipartimento di Stato americano che ha allertato tutte le istituzioni ebraiche ad essere molto vigili perche’ si temono altri attentati. Il nazi-islamismo non e’ morto con la morte di Hitler ma e’ vivo e ingrossandosi, si alimenta continuamente come un mostro, dalle sue ceneri. Basti guardare come il nazismo anche nella sua oleografia oltre che nella sua sostanza, dilaghi e venga imitato nel mondo islamico dai vari Assad, dai vari Samir Kuntar e dai vari Ahmadinejad oltre che nella moda dei baffetti, nella croce uncinata e nel saluto del braccio teso in un mare di milioni di braccia tese.

Il GIORNALE - Fiamma Nirenstein : " Strage di bimbi ebrei, vittime del cancro razzista "


Fiamma Nirenstein

Che cosa resta da dire, in Europa, patria della Shoah, quando un uomo va a sparare ai bambini ebrei che entrano a scuola? E forse non ci è noto, semmai l’assassino sia lo stesso che ha fucilato nei giorni scorsi tre paracadutisti di origine straniera, il nesso fra uccidere gli ebrei e chiunque egli ritenga inferiore rispetto alla sua immagine pazzoide di società pura? Un tipo come lui non ha già buttato nei campi di concentramento, insieme agli ebrei, anche gli zingari e gli omosessuali? Forse che l’Europa non sa a memoria come sia facile ignorare millenni di civilizzazione per fare di sé una miserabile belva, stavolta una belva in motocicletta, che va a caccia di ragazzi maghrebini prima e poi di bambini ebrei?

La polizia cerca l’uomo che nella stessa zona aveva compiuto nei giorni scorsi altri tre delitti contro militari di origine maghrebina, e quindi c’è chi vuole vedere nella tragedia odierna un prodotto della Francia di Sarkozy: ma essa semplicemente arranca con difficoltà mentre cerca, né più né meno come sempre la Francia, di mantenere un senso di identità. E poiché le elezioni sono vicine, si accusa il presidente di avere alimentato un clima razzista: ma la verità è che la patologia è europea e avvertiremo la delusione di scoprire, quando lo si troverà, un idiota universale, oggi comune in Europa, e comunque un antisemita, perché nessun altro va a uccidere bambini ebrei sulla porta di scuola: troveremo o un quaedista nascosto, che attacca quelli che ritiene i suoi traditori e come indispensabile complemento, gli ebrei; o un idiota francese della razza che è sempre esistita, un individuo con patologici complessi di superiorità e di inferiorità, un mostro normale, con le sue icone di una civiltà superiore che nel clima di una Francia sempre piuttosto pomposa e tuttavia incapace di affrontare, come lo siamo tutti noi europei, le nuove sfide della globalizzazione, ha fatto di tutta l’erba xenofobica della sua anima un unico fascio intriso di benzina.

La Francia somiglia al resto d’Europa, quella della Norvegia di Breivik, o all’America del soldato John Allen Muhammed, idioti feroci l’uno pieno d’odio contro la globalizzazione, l’altro contro la civiltà occidentale in nome dell’Islam. Tuttavia se è vero che il 28 per cento dei francesi pensa che gli arabi siano più propensi a commettere crimini, il 49 pensa che gli immigranti sono più abili nello sfruttare il sistema sociale dei nativi francesi e il 15 per cento ammette di essere un po’ razzista... pure la patologia della violenza in questi casi è limitata. Ciò che ha creato in questi anni sangue, botte, aspirazione al genocidio fino a uccidere dei bambini che vanno a scuola è l’antisemitismo, sempre in crescita in questi anni in Europa. La Shoah non ha curato la malattia di fondo del continente, l’odio più antico che si è eccitato con l’avvento di un’immigrazione islamica talora ancora più antisemita, come ci ha ricordato da noi la preparazione dell’attacco alla sinagoga di Milano da parte di un ventenne marocchino, e tanti altri episodi.

A Roma un bambino, Stefano Tache è già stato mitragliato e ucciso all’uscita della sinagoga e non possiamo oggi fare a meno di ricordarlo. Ma la Francia è campione di antisemitismo. Là nel 1980 saltò per aria la sinagoga parigina di rue Copernic, quattro morti, nell’aprile del 2002 tre sinagoghe furono bruciate, a Nizza e a Sarcelles due scuole furono vandalizzate... Fu allora, e si era ai primordi, che Israele accusò la Francia di essere il Paese più antisemita d’Europa, e solo questo costrinse Chirac a reagire sul serio. Ma da allora le aggressioni violente, spesso in rapporto con gli eventi mediorientali, sono continuati senza tregua, a dimostrare che Vichy non deportò i bambini ebrei francesi solo perché costretta dai tedeschi. Nel 2011, 389 azioni antisemite sono state perpetrate, e anche se c’è un calo del 16 per cento rispetto all’anno precedente, resta eguale il numero delle azioni violente. Ragazze assalite sulla metropolitana perché indossavano una collana con la stella di David, un ragazzo pugnalato per la stessa ragione, botte a chi porta la Kippà in testa, scuole bruciate nel 2009 a Marsiglia, messaggi di odio antisemita nelle cassette delle lettere, bombe molotov contro le sinagoghe... L’elenco è lunghissimo e quasi sempre adornato oltre che da svastiche dipinte sulle scuole da urla di «Palestina vincerà, sporchi ebrei» o «ZOG», che vuol dire governo di occupazione sionista.

Il delitto fiorisce in questa situazione specie quando è difficile credere che l’antisemitismo, quella malattia vergognosa e infettiva, ne sia la vera causa. Così, per esempio, un dottore ebreo di settant’anni è stato pugnalato due volte nel suo ufficio nella cittadina di Valenton a Sud di Parigi. Nessuno ha mai trovato chi è stato. Terribile, indelebile, la storia del ragazzo Ilan Halimi, rapito da una banda di islamici che per tre settimane lo hanno torturato in un casermone di periferia, poi lo hanno gettato in una discarica a morire, oggi postano blog antisemiti sul web. La polizia non trovò Halimi perché non credeva nella pista antisemita. Adesso, dopo Tolosa, è ora che tutta Europa finalmente ci creda, la analizzi nella sua orrida complessità, la combatta. Mentre noi chiamiamo di nuovo tre nomi di bambini uccisi solo perché ebrei, insieme ai milioni cui è già toccata questa sorte. Addio Arieh, di 6 anni, Gabriel di 3, uccisi insieme al padre Nathan, e Miriam di 8.
www.fiammanirenstein.com

Il FOGLIO - Giulio Meotti : " E ora boicottiamo Israele "


Giulio Meotti

Mentre la comunità ebraica americana discute accanitamente sulla solitudine d’Israele e il possibile strike all’Iran, in Europa l’antisemitismo rialza la testa e lascia a terra un rabbino e tre bambini ebrei. In un duro attacco al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il direttore del New Yorker, David Remnick, scriveva che Israele è ossessionato dall’antisemitismo, che sta perdendo la sua anima pluralista e che il suo principale nemico è la propria paranoia, non l’Iran atomico. Critiche legittime, che da sempre scandiscono la vita della diaspora nel suo rapporto con lo stato ebraico. Ma a conferma che l’antisemitismo è qualcosa di più che una fissazione di Netanyahu, i terroristi ieri hanno insanguinato una scuola ebraica nel cuore della Francia. Quattro morti, molti feriti gravi, con un rabbino e tre bambini uccisi. Così, nella zona che un tempo fu terreno di caccia dei gendarmi di Vichy, altri bambini sono stati uccisi per quello che sono: ebrei. Ieri testimoni locali raccontavano di alunni inseguiti fin dentro alla scuola, esattamente come quando quarant’anni fa in Israele altri terroristi uccisero venti studenti in una scuola. Tolosa è stato un attentato in piena regola, di cui ancora si ignorano mandanti, che è destinato ad aumentare la paura già dilagante tra i settecento mila ebrei di Francia. Una scuola ebraica con lo stesso nome, Otzar Hatorah, venne incendiata alla periferia di Parigi nel 2002. Un anno fa, proprio a Tolosa, apparvero le scritte “Israele nazista” e “sionisti nazisti” su alcuni edifici ebraici. Poi arrivarono le molotov. I terroristi ieri avevano come obiettivo quello di trucidare ebrei, proprio e soltanto perché ebrei, di infangare e distruggere un centro ebraico, soltanto perché di ebrei, il rabbino Jonathan Sandler e i suoi due figli di tre e sei anni. Unico, terribile, obiettivo pregno di valori religiosi tra tutti i simboli che i terroristi hanno deciso di riempire di odio e sangue. A differenza dell’ambasciata israeliana in India colpita tre settimane fa da un commando iraniano, la scuola di Tolosa non aveva assolutamente nulla a che fare con Israele, ma ha tutto a che fare con la questione ebraica. La settimana scorsa Israele ha commemorato le vittime ebraiche di Itamar, un eccidio simile a quello di Tolosa. Quella sera, una ragazzina israeliana di dodici anni era fuori casa con degli amici fino a mezzanotte, in un villaggio vicino al suo, una “colonia”. Entrò e vide sua madre, il padre, e tre fratelli (di undici e tre anni e l’ultimo di appena tre mesi) con la gola squarciata da un commando del Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Allora si lesse da più parti che erano dei “coloni”, che se l’erano cercata e che i loro beni andavano boicottati. Sul New York Times Peter Beinart, l’ex direttore di New Republic autore di un saggio sulla crisi d’Israele, invitava proprio ieri nel NYT a boicottare gli insediamenti ebraici “non democratici”. A forza di demonizzare, gli stessi israeliani che vivono in quelle case si sono ritrovati a essere “illegali” e “illegittimi”. Uccidere un “demone” o i figli di “mostri” o “diavoli” non è come sottrarre la vita a un essere umano. Ci dicono questo gli occhi neri e scintillanti dei terroristi di Itamar, esprimono la loro brama di arrossare il Mediterraneo con il sangue degli ebrei. Proprio adesso che Israele è impegnato in una danza tragica su come disarmare il nucleare iraniano, la strage di Tolosa ne ricorda un’altra, compiuta vent’anni fa a Buenos Aires da agenti iraniani e di Hezbollah che fecero saltare in aria la sede dell’ambasciata israeliana. Ci furono trenta morti. Due anni dopo un altro attentato, sempre per mano degli iraniani, sventra la sede delle assicurazioni ebraiche. Ottanta morti. L’attacco di Tolosa è il culmine di una tragica campagna antisemita in Francia denunciata per la prima volta da Ariel Sharon nel 2002, quando con grande scandalo invitò gli ebrei francesi a emigrare in Israele. Anche allora, come oggi con Netanyahu, i critici d’Israele dissero che Sharon era isterico, paranoico e “sionista”. Ma il “Bulldozer” aveva ragione nel dire che una giudeofobia aveva fatto ammalare la Francia a partire dalla Seconda Intifada. Il presidente dell’Observatoire de l’antisémitisme, Pierre-André Taguieff, ha parlato di “nuova giudeofobia” e secondo Roger Cukierman, del Consiglio delle istituzioni ebraiche di Francia, “in certi ambienti intellettuali l’antisemitismo è diventato politicamente corretto”. L’ex Gran rabbino di Francia, Joseph Sitruk, invita gli ebrei a non portare la kippah o a nasconderla sotto un più discreto cappellino. Per dare meno nell’occhio. Nel paese che per primo in Europa liberò gli ebrei dal giogo dell’intolleranza due secoli fa. Due settimane fa il ministero dell’Interno, in collaborazione con l’Unione delle comunità ebraiche, ha diffuso i dati dell’odio antiebraico: 389 attacchi antisemiti nel 2011, una media di uno al giorno. Gli ebrei francesi vivono nel terrore da quando Ilan Halimi fu rapito a Parigi nel gennaio del 2006 da un gruppo di teppisti musulmani con motivazioni antisemite e di estorsione (per loro il ragazzo, un commesso figlio di modesta famiglia, poiché ebreo era anche ricco). Halimi fu torturato per quattro settimane mentre i rapitori gli leggevano pagine del Corano, e poi gettato per strada coperto di ferite mortali. Allora sentimmo dire che non era antisemitismo, ma “delinquenza”. Altri lo diranno di nuovo per la strage di Tolosa. La magistratura francese ritirò le copie del magazine Choc che aveva pubblicato la fotografia di Halimi in ostaggio, giudicandola “offensiva”. Si vede Ilan imbavagliato, con una pistola alla tempia e una copia di un giornale. La stessa, identica posa d’una famigerata fotografia di sette anni prima con Daniel Pearl, il corrispondente ebreo del Wall Street Journal decapitato in Pakistan. All’epoca del processo Halimi Judea Pearl, il padre del giornalista ucciso, si domandò: “Come ha fatto questo clima disumano a infiltrarsi nel paese che ha dato al mondo libertà, uguaglianza e fratellanza?”. E’ questa la domanda a cui la Francia repubblicana deve ancora una degna risposta. Tolosa è come Maalot, la città israeliana in cui nel 1974, nell’alta Galilea, un commando terroristico uccise ventuno liceali e i loro tre insegnanti, prima di essere a loro volta freddati dai soldati di Tsahal. Ricorreva il ventiseiesimo anniversario dell’indipendenza dello stato. Era un giorno di festa, il primo dopo la guerra del Kippur, scoppiata l’autunno precedente. Maalot era stata fondata negli anni ’50, quando centinaia di migliaia di ebrei dovettero scappare dai paesi arabi nordafricani ostili e rifugiarsi in Israele. Nonostante il tragico bilancio, Israele imparò la lezione e due anni dopo riuscì a salvare tutti gli ostaggi con l’operazione “Entebbe”, quando, in Uganda, terroristi dirottarono un aereo. Oggi che si discute nuovamente, con ragioni che abitano da entrambe le parti, se Israele sia in grado di volare a duemila chilometri di distanza per spegnere le centrifughe atomiche iraniane, l’eccidio di Tolosa ci ricorda perché l’antisemitismo non è il parto dei paranoici e perché il bersaglio è sempre lo stesso: Israele. O come ebbe a chiamarlo un ambasciatore francese a Londra, Daniel Bernard: “Ce petit pays de merde”. Quel piccolo paese di merda.

CORRIERE della SERA - Pierluigi Battista : " E ogni volta diciamo: 'mai più' "


Pierluigi Battista

Si tende sempre a non evocare l’antisemitismo come veleno permanente.
Non solo in Francia. Anche in Italia hanno ucciso bambini ebrei solo perché erano bambini ebrei. Anche in Italia, su una nave italiana che è territorio italiano, hanno ucciso un vecchio ebreo in carrozzella, solo perché era un ebreo. Non nell'epoca nera dello sterminio. Non nella pagina più vergognosa della storia italiana. Ma negli ultimi trent'anni. Come in Europa, dove la caccia all'ebreo, l'ebreo come bersaglio da annientare, da schiacciare sotto il peso dell'odio, non ha mai conosciuto requie. Fino all'orrenda strage di Tolosa.
Si tende sempre a non crederci, a non prendere atto della realtà. A non evocare l'antisemitismo come veleno permanente, reso ancora più aggressivo quando si traveste da verbo antisionista. Contro l'ebreo si incontrano tutti gli estremisti, tutti i fanatici, tutti quelli che considerano la democrazia un vizio da sradicare. Quando nel 1982 vennero presi di mira in tutta Europa i cimiteri ebraici, le sinagoghe, le scuole israelitiche, i luoghi di culto degli ebrei, gli eredi del nazismo trovarono convergenze e appoggi tra chi, durante la guerra del Libano, predicava insieme la distruzione dello Stato di Israele e degli ebrei, fisicamente. Fu in quei giorni che in Italia, il 9 ottobre del 1984, un piccolo bambino ebreo, Stefano Gay Taché, venne assassinato da un commando di terroristi mediorientali mentre usciva insieme alla sua famiglia dalla sinagoga Maggiore di Roma per celebrare l'ultimo giorno della festa di Sukkot. Assassinato perché era un ebreo: vittima di un odio assoluto e inestinguibile. E altri bambini ebrei feriti, altri adulti ebrei tra la vita e la morte. Una ferita nella coscienza nazionale che non si è ancora rimarginata. Pochi anni dopo, sull'Achille Lauro, nave italiana, un vecchio signore paralitico di nome Leon Klinghoffer venne ucciso da un commando di terroristi palestinesi. Non stava bombardando Gaza, stava in crociera con sua moglie. Ma doveva essere «punito» perché ebreo. Tutta l'«epopea» di Sigonella che ne seguì, quanto tenne in conto che sul territorio italiano alcuni terroristi avevano trucidato un vecchio ebreo, e quanto venne considerato il fatto che lasciar andar via i terroristi significava lasciare impunito il gesto mostruoso di una banda di antisemiti?
E invece si tende sempre a minimizzare. Se non a giustificare, per carità, almeno a ridimensionare la portata simbolica di un delitto contro gli ebrei. Chiunque sia l'assassino: un fanatico nazi o un fanatico islamista che nella sua guerra santa contro «l'entità sionista» prevede anche il massacro degli ebrei, ovunque si trovino. Quando nel 2006 venne rapito a Parigi un giovane ebreo, Ilan Halimi, la polizia francese si affannava a non dare troppo credito alla pista antisemita. Poi si seppe che Ilan, durante i 24 giorni di prigionia, venne torturato, orrendamente seviziato mentre le sue urla, forse, potevano essere captate nella banlieue a maggioranza musulmana dove l'ostaggio era stato rinchiuso, prima di essere arso vivo e gettato come immondizia lungo la ferrovia. Poi, quando vennero scoperti gli aguzzini e gli assassini, si tenne un processo. E durante il processo il capo della banda, dopo aver iniziato il discorso con «Allah Akbar», definì gli ebrei «nemici da combattere per il bene dell'umanità». Perché la polizia francese non imboccò allora la pista giusta da subito, perché aveva tanta paura nel riconoscere che l'antisemitismo aveva assunto un nuovo volto nel cuore di Parigi e che un giovane ebreo poteva essere sottoposto a sevizie per giorni e giorni nel cuore popoloso della città?
Gli ebrei continuano a essere un bersaglio dell'odio razziale, religioso e politico nell'Europa degli ultimi decenni del Novecento e nei primi del Duemila. Quando negli anni Settanta i terroristi dirottarono l'aereo di linea Parigi-Tel Aviv dell'Air France e atterrarono a Entebbe, nell'Uganda del tiranno Idi Amin Dada, divisero gli ostaggi, dopo averne controllato l'identità e i passaporti, in due colonne: quella su cui si poteva trattare e quella da condannare senza indugi. La colonna senza speranza era composta da ebrei, da condannare perché ebrei. C'erano dei terroristi tedeschi, tra i dirottatori, e un vecchio ebreo mostrò a uno dei figli dei «volenterosi carnefici di Hitler» i numeri che gli avevano tatuato sul braccio nel campo di sterminio. Non ebbero pietà nemmeno di lui, e solo il tempismo del blitz israeliano impedì il massacro di ebrei che si stava preparando con scientifica precisione.
La violenza antisemita, punto di incrocio di deliri ideologici di matrice diversa ma di identica capacità di odio, ha conosciuto una recrudescenza significativa negli ultimi decenni. Con un'opinione pubblica impaurita e sgomenta, mai interamente solidale con gli ebrei colpiti dal fanatismo. Un'altra strage. Un altro massacro. Un'altra invocazione di «mai più». Un'altra volta, l'ennesima, disattesa.

CORRIERE della SERA - Bernard-Henri Lévy : " Un 'no' collettivo all'antisemitismo. Il primo dovere della politica "


Bernard-Henri Lévy

Così dunque in Francia, nel 2012, nella terza metropoli del Paese, si può sparare contro una scuola ebraica e uccidere, a bruciapelo, dei bambini.
L'inchiesta chiarirà, dobbiamo sperarlo, le circostanze di questa tragedia, l'identità dell'assassino, i suoi eventuali moventi. Ma quali che siano i moventi, quale che sia stato lo svolgimento della sparatoria sopravvenuta davanti ai cancelli, poi, se ho ben capito, all'interno della scuola Ozar Hatorah, quale che sia il legame che sarà stabilito con i misteriosi omicidi di militari, la settimana scorsa, a Tolosa e a Montauban, il fatto è questo ed è mostruoso: bambini francesi, ebrei e francesi o, se si preferisce, sovranamente francesi ma colpevoli d'essere nati ebrei, sono stati freddamente abbattuti, in pieno giorno, sul territorio della Repubblica.
A far da corollario, quasi ugualmente insopportabile, ecco tornati i tempi bui in cui bisogna «dare l'ordine ai prefetti di rafforzare la sorveglianza intorno a tutti i luoghi religiosi in Francia e particolarmente nelle adiacenze delle scuole israelite». Sono i termini del comunicato del ministero dell'Interno reso pubblico dal suo titolare, Claude Guéant, pochi minuti dopo il dramma. Comunicato che era inevitabile. Era il minimo che potessero fare le autorità rimaste sconcertate, come tutti noi, davanti all'orrore della situazione, prendendo misure d'urgenza appropriate. Ma queste parole, al tempo stesso, gelano il sangue. E tremiamo di vergogna e di collera all'idea che ci troviamo di nuovo — come dopo gli attentati della rue Copernic e della rue des Rosiers a Parigi, poi dopo l'esplosione di atti antisemiti dell'inizio degli anni Duemila — a pregare, a raccoglierci, a morire o, semplicemente, a studiare sotto «l'alta protezione della polizia» e al riparo di «perimetri di sicurezza» ricostituiti. Che miseria…
Allora, di fronte a tale abominio, e tenuto conto del periodo molto particolare in cui questa catastrofe accade, esiste una sola reazione possibile. Voglio dire: esiste una sola risposta — mentre la campagna per l'elezione presidenziale è al culmine e addirittura entra, apparentemente, nella sua ultima fase — che sia all'altezza dell'avvenimento. Certo, l'indignazione e la paura. Certo, le condanne verbali, le parole forti, le visite simboliche delle autorità, come ci annunciano mentre scrivo queste righe. Certo, il bel gesto del candidato Hollande che decide, in omaggio alle vittime, di sospendere unilateralmente la sua campagna elettorale e di dedicare le prossime ore a un grande momento di raccoglimento collettivo e di lutto. Certo, il riflesso non meno bello del candidato Sarkozy che parla di «tragedia nazionale» e che decreta, da parte sua, un minuto di silenzio in tutte le scuole di Francia, in memoria dei tre bambini — di 3, 6 e 8 anni — e del professore, massacrati a sangue freddo da un assassino professionista.
E, certo, le speculazioni d'uso sul clima politico, sulla rimozione dei tabù, sulla liberazione della parola infame, che valgono, tramite mediazioni che l'emozione del momento soprattutto non deve far trascurare, come una sorta di permesso d'uccidere: qui per un omicida di bambini, lì per un serial killer di militari.
Ma anche un'iniziativa comune, che dico?, un atto di comunione che vedrebbe tutti i candidati democratici, dico proprio democratici, dimenticare per un istante quello che li contrappone e gridare all'unanimità e, se possibile, senza secondi fini politici, il loro rifiuto categorico dell'antisemitismo e delle sue conseguenze sempre criminali.
Poco più di vent'anni fa, tutta la classe politica (a parte il Front National), con François Mitterrand in testa, seppe sfilare insieme contro la profanazione di 34 sepolture ebraiche nel cimitero di Carpentras.
Occorrerebbe oggi, con Nicolas Sarkozy e François Hollande in testa, l'equivalente di quella manifestazione nella Tolosa in lutto: occorrerebbe che sulla Place du Capitole — importante luogo della nostra memoria nazionale dove il generale de Gaulle, il 16 settembre 1945, venne a predicare l'unità del Paese di fronte a un popolo di partigiani dell'Ffi (le Forze francesi dell'interno in cui erano confluiti nel '44 i principali gruppi della Resistenza nazionale, n.d.r.) e dell' Ftp (Franchi tiratori e partigiani, di origine comunista, n.d.r.) e di superstiti delle brigate internazionali in Spagna — si riunissero solennemente tutte le forze politiche per dire, apertamente, che è la Francia intera ad essere attaccata, e che quindi deve far fronte all'attacco quando i suoi figli, chiunque essi siano, e qualunque siano, ripeto, il profilo dell'omicida o le sue ragioni, vengono così massacrati.
Avviso ai piromani della difesa di una «identità nazionale» intesa come entità chiusa, timorosa, che si nutre di risentimento e di odio: è il contratto sociale a essere ucciso in una strage di questa sorta; è la base stessa del vivere insieme che, quando si scatena simile follia, vacilla e viene meno. Non c'è peggiore offesa alla nostra cultura, all'anima del nostro Paese, alla sua Storia e, tutto sommato, alla sua grandezza, del razzismo e, oggi, dell'antisemitismo.

La STAMPA - Elena Loewenthal : " L'antico demone che risveglia l'orrore "


Elena Loewenthal

La strage di Tolosa ha lasciato muta l’Europa e inorridita Israele. Prima di ogni giudizio, prima di una riflessione che non potrà né dovrà mancare, pesa su tutto lo sgomento. Braccare dei bambini dentro una scuola, rincorrerli fra i banchi per prendere meglio la mira prima di sparare: è una cosa tremenda anche solo pensarla. Eppure, questo delitto che forse ha dei precedenti, forse è il terribile seguito di una catena di orrori - ma forse no - non desta incredulità. Non è una cosa cui non si può credere e che nessuno si sarebbe mai aspettato. Ha, piuttosto, una inenarrabile coerenza, per quanto sotterranea e difficile da ammettere. Ammazzare dei bambini dentro la loro scuola è una cosa cui ci piacerebbe non poter credere, ma non è così. Perché questo delitto si è consumato in una città fitta di conflitti come lo sono molte, nel Sud della Francia. Forse si lega a una sequenza di omicidi di ambiente militare. Ma ha avuto per teatro una scuola ebraica. E le prime immagini che ci sono arrivate da lì mostrano teste di uomini e bambini coperte dalla kippà, la papalina che portano sempre gli ebrei religiosi. Che portano, in Francia, con un certo timore, con la paura di essere aggrediti anche solo per questo. Capita persino che la si lasci a casa, la papalina, per evitare guai per strada.

Incidenti piccoli e grandi sono all’ordine del giorno nei pressi di ogni scuola ebraica. I bambini arrivano scortati, spesso accolti da insulti e non raramente da lanci di pietre. Questa è la Francia del Sud, ma è anche la Francia tout court e in una certa misura lo è tutta l’Europa. In Israele, oggi, c’è paura dell’Europa. Dove, a quanto pare, l’antico demone dell’antisemitismo è ancora vivo, aleggia, sta sotterraneo, magari appena sotto la superficie della civiltà civile e benpensante. È un demone antico e tenace, l’antisemitismo. China la testa, sembra sconfitto per sempre, e poi ricompare, quasi corroborato dal tempo trascorso in clandestinità.

Perché oggi come oggi nessuno si dichiara più antisemita, l’odio per gli ebrei - cioè i diversi, gli irriducibili dell’identità, come se ciò fosse una colpa ancora in questo presente che si fa un vanto del proprio multiculturalismo non è politicamente corretto. Ma il fatto che non sia decoroso dichiararsi antisemiti non significa che questo pregiudizio sia morto. Anzi. Quando viene fuori, non parla ma distrugge. Prima o poi torna. E ci fa paura, in Israele così come in questa Europa ammutolita tanto brava a commemorare retoricamente il passato affinché non si ripeta più, così intraprendente nel condurre le giovani generazioni ad Auschwitz perché imparino la lezione. In questa Europa così saggia e attenta al proprio passato, in questa Europa che ha davanti agli occhi le camere a gas e le racconta con tanto slancio nei libri di scuola, capita ancora di morire perché si è ebrei. L’orrore, lo sgomento, la paura, lasciano addosso una rabbia amara e impotente.

La REPUBBLICA - Vera Schiavazzi : "Mia figlia ha frequentato quella scuola, per noi è un incubo"


Claudia De Benedetti

«Mia figlia è stata la prima, e credo l´unica italiana, a frequentare il liceo ebraico di Tolosa. Un liceo di eccellenza, che fa parte delle Ozar Hatorah, scuole dalla forte impronta religiosa ma anche attente alla modernità». Claudia Debenedetti, torinese, vicepresidente dell´Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, racconta non senza emozione una storia che riguarda la vita recente della sua famiglia: a Tolosa sua figlia ha ottenuto il baccalauréat pochi anni fa, a Tolosa ha incontrato il marito col quale vive oggi in Italia.
Qual è oggi il suo sentimento, il suo dolore di fronte alla strage?
«Piango per i bimbi di Tolosa e per la famiglia sterminata, vittime di un antisemitismo che non vuole morire. Come Stefano Gay Taché davanti al Tempio di Roma. Dico: Baruch dayan haemet, il Signore è un giudice giusto. Combatteremo perché non ci siano più omicidi, non più violenza selvaggia contro gli innocenti. Nonostante tutto il popolo ebraico vive, am Israel chai vechaiam».
Qual è per chi la frequenta il significato di una scuola come quella di Tolosa?
«Queste istituzioni nascono spesso intorno a una figura chiave, come in questo caso il direttore Jaacov Monsonego, padre di una della bambine uccise ieri. Garantiscono un´educazione di eccellenza che poi trova riscontro negli esami esterni previsti dallo Stato francese, e sull´altro lato una formazione all´ebraismo estremamente completa, che, per i maschi, arriva fino agli studi per diventare rabbino».
Quali sono le preoccupazioni di una madre, di un genitore, con un figlio che frequenta una scuola ebraica?
«Posso dire soltanto che i nostri figli sono gli unici al mondo a dover essere protetti dalla polizia anche mentre entrano e escono da scuola… Mia figlia è andata a Tolosa per un primo scambio internazionale di sei mesi, poi ha deciso di concludere là il suo liceo grazia alla qualità di quella scuola, che ci ha conquistati».
E in Italia?
«Le nostre comunità gestiscono quattro scuole, a Roma e a Milano dall´asilo alla maturità, a Torino fino alle medie, e a Trieste fino alle elementari. Esistono poi altre scuole private che si ispirano a diversi filoni dell´ebraismo».
Come vivono queste scuole?
«Si cerca di far crescere bambini e ragazzi in un clima di normalità, ma si insegnano loro norme di sicurezza come quella di non trattenersi vicino alle scuole e alle sinagoghe. La tragedia di Tolosa e i sospetti di un attentato neonazista rappresentano un incubo per gli ebrei italiani, al quale sapremo fare fronte con forza e compostezza».

CORRIERE della SERA - Maria Serena Natale : " Dietro l'ipocrisia della politica resistono conflitti latenti "


George Bensoussan

«La Francia non è un Paese antisemita ma l'ultimo decennio ha visto montare l'ostilità verso gli ebrei, la politica non ha saputo riconoscere e condannare il fenomeno». Per Georges Bensoussan, storico ebreo francese di origini marocchine, tra i massimi studiosi di antisemitismo ieri a Milano per il seminario sulla banalizzazione della memoria organizzato dall'Associazione Figli della Shoah, «l'ossessione antisemita sopravvive in quella parte del mondo arabo musulmano ferma a modelli arcaici e trova terreno fertile nei Paesi occidentali dove la demonizzazione sistematica di Israele è diventata un modo di esorcizzare il senso di colpa per gli orrori del passato».
Come spiega la nuova ondata in Francia?
«C'è un forte legame con la massiccia immigrazione dal Maghreb dei primi anni Duemila. L'estremismo è una reazione nei confronti di quella modernità con la quale il mondo arabo musulmano mantiene un rapporto di attrazione e repulsione, per questo attecchisce tra le comunità di immigrati più che nei Paesi d'origine. La generale radicalizzazione rilancia vecchi temi come il complotto ebraico e rianima l'antisemitismo al quale la Shoah non ci ha reso immuni».
L'attentatore potrebbe essere lo stesso che una settimana fa ha attaccato militari musulmani di colore: una follia omicida non specificamente antisemita.
«Sappiamo ancora poco. Posso dire che il fanatismo si nutre di simboli, che ieri ricorreva il 50esimo anniversario della fine della Guerra d'Algeria, che in un clima di scontro e violenza latente una mente squilibrata può più facilmente inseguire i suoi fantasmi».
Violenza latente e scontro, il fallimento della «laïcité» repubblicana?
«Il laicismo è un principio positivo con effetti perversi. Impedisce di individuare problematicità specifiche di una comunità culturale e religiosa. In Francia il linguaggio politico è dominato da una profonda ipocrisia, il conflitto e le divisioni sono rimossi in superficie ma resistono in profondità. Uno Stato con un'identità indebolita dal credo multiculturalista è destinato a veder crescere separazioni e risentimenti, a detrimento di un'autentica integrazione».
Partiti come il Front National non favoriscono la distensione.
«Una formazione con una componente violentemente antisemita, che danneggerà la credibilità conquistata da Marine Le Pen».

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