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Deborah Fait
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Jenin, la porta dell'inferno 25/06/2023
Jenin, la porta dell'inferno
Commento di Deborah Fait

Troppo spesso i quotidiani israeliani si aprono con notizie di stragi dei terroristi palestinesi contro civili innocenti. Se non ogni giorno, li leggiamo ogni secondo. Stessa cosa per la TV. Non si può ascoltare un telegiornale della TV israeliana senza sentire la notizia di qualche attentato, a Tel Aviv, a Gerusalemme, agguati lungo le strade a macchine con famiglie, bambini. Sempre vittime innocenti di un terrorismo che non ha giustificazioni se non l’odio eterno dell’islam contro gli ebrei. “Rincorri l’ebreo e ammazzalo ovunque si trovi” recita il Corano e loro lo fanno. I seguaci di quella che gli ipocriti e gli antisemiti definiscono “religione di pace” si divertono, si esaltano nell’ammazzare gli ebrei. Dopo ogni massacro, la popolazione araba, cosiddetta palestinese, festeggia per le strade, organizza gimcane come durante le partite di calcio. Le mamme degli assassini esultano, i padri rimproverano i figli se non hanno ammazzato un congruo numero di yahud, se le povere vittime, anziché decine, sono “solo” due, tre, cinque.

Non abbastanza per questi bravi seguaci dell’islam, accecati dall’odio, portatori di una sottocultura, bastardi primitivi assetati di sangue. Da almeno 30 anni la maggior parte dei terroristi, non tutti ma molti, proviene da una città-inferno chiamata Jenin, situata in quella regione il cui nome originario -Giudea e Samaria- è stato sostituito in Cisgiordania, nel 1920, quando la vittoria delle forze alleate sul dominio ottomano permise la creazione del Mandato britannico della Palestina. Questo fatto storico divise il territorio destinato ( e poi rubato) al -Focolare ebraico-, in Cisgiordania e Transgiordania che, nel 1921, assunse il nome di Regno di Giordania. Jenin si trova dunque nell’estremo nord della Samaria o Cisgiordania, a seconda delle interpretazioni. Le stragi in Israele commesse da terroristi di Jenin sono innumerevoli, sembra vi siano in loco fabbriche di assassini, oltre che di armi. Ne muore uno e ne sorgono altri cento, mille, tutti con lo stesso fine: ammazzare ebrei al grido di Allahu Akhbar, Dio è grande. I terroristi provengono da tutti i territori che si trovano sotto la dittatura feroce di Abu Mazen. Testi scolastici dove si esaltano i martiri assassini di ebrei, educazione all’odio dalla più tenera infanzia, premi in denaro agli assassini e alle loro famiglie, compresa una pensione a vita se il terrorista muore nell’attentato o viene poi ucciso dall’esercito israeliano. Si, i terroristi sono sparsi su tutto il territorio comandato da Abu Mazen e da Hamas che lo sta lentamente spodestando. Jenin però è la città buia, è la città che mette un brivido se ti trovi a transitare nelle sue vicinanze, è l’inferno, è il terrore. Anche da lontano ha un aspetto sinistro.

Giorni fa due terroristi di Hamas hanno ucciso quattro israeliani in una stazione di servizio, è solo l’ultimo di una serie infinita di massacri. E cosa ha detto l’inviato delle Nazioni Unite, Tor Wennesland? “ si sta verificando un ciclo continuo di violenza”. Ciclo? Ciclo significa che entrambe le parti stanno subendo vittime e che entrambe le parti sono responsabili della violenza. Ecco, affermare che la responsabilità della violenza vada divisa tra le parti è sbagliato, ingiusto, oserei dire ributtante e sconcio. Il terrorismo contro i civili israeliani è una costante degli ultimi 100 anni, iniziata ancor prima della fondazione di Israele contro gli ebrei che all’epoca erano i veri palestinesi a differenza degli arabi che erano siriani, egiziani, libanesi. L’IDF non entrerebbe a Jenin o altrove per arrestare degli assassini se questi non assassinassero. Se il terrorismo non fosse un pericolo terribile per Israele l’IDF non dovrebbe combatterlo con tutti i mezzi. L’IDF deve garantire la sicurezza di Israele e fare in modo che i massacri non si ripetano. Purtroppo è una lotta senza fine ma questo non significa che il nostro esercito, il più moralmente nobile del mondo, non debba andare alla ricerca di chi ci vorrebbe tutti morti e non significa che il nostro esercito non debba rispondere al fuoco dei gruppi palestinesi. Ne ammazza qualcuno? Si, perchè se tu mi spari e io ti rispondo, tu corri il rischio di essere colpito. Inutile che poi un ignobile terrorista come Abu Mazen vada a piagnucolare in Europa, in Cina e in America con l’unico scopo di raggranellare milioni di dollari da distribuire per il terrorismo e per rinnovare la piscina della sua villa. Lunedì scorso mentre l’esercito stava uscendo da Jenin, i terroristi hanno fatto esplodere una bomba potente sulla strada. Sei palestinesi uccisi e sette soldati dell’IDF feriti gravemente. Questa è una situazione di equivalenza? Questo è equiparare le vittime ai carnefici?

L'ambasciatore di Israele negli Stati Uniti, Mike Herzog, ha espresso i sentimenti di molti israeliani: "Qualsiasi tentativo di una cosiddetta condanna equilibrata è fuorviante e irrispettoso per la memoria delle vittime". A lui ha risposto in gran fretta, nel tentativo di correggere il grossolano errore dell’ONU, Thomas Nides, ambasciatore USA in Israele: "Condanno con la massima fermezza l'assassinio insensato di quattro israeliani innocenti, oggi - il mio cuore è con i loro familiari in lutto .” L’odio ideologico strombazzato per decenni ha creato il terrorismo più feroce del mondo, quello palestinese, ha creato città-inferno come Jenin e una violenza che Israele deve parare in tutti i modi per difendere i propri cittadini. Chiunque giustifichi il terrorismo e metta sullo stesso piano vittime e carnefici, è semplicemente una persona indegna e priva di senso morale. Ce ne sono tanti, non solo all’interno di quella vergogna che risponde al nome di ONU, anche in Italia non mancano. La storia, se non verrà ulteriormente manipolata, penserà a gettarli nella discarica del genere umano come tutti gli antisemiti.

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Deborah Fait

"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


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