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Antonio Donno
Israele/USA
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Il dopoguerra per Israele 17/06/2021
Il dopoguerra per Israele
Analisi di Antonio Donno

Abbas Will Never Walk the Walk of Peace - Lema'an ZionLema'an Zion
Hillel Frisch

Citando i dati di Google Trends [trends.google.com], Hillel Frisch, in un articolo comparso su “BESA Perspectives” del 13 giugno scorso, no. 2071, mette in rilievo che, nonostante il gran vociare a livello internazionale contro Israele e a favore di Hamas, dopo quest’ultima guerra tra Israele e i terroristi di Gaza l’atteggiamento dell’opinione pubblica a favore dei palestinesi non ha toccato le punte del 2008-9 e del 2014. Scrive Frisch: “Come in tutti i precedenti scontri, l’interesse per l’accaduto ha avuto vita breve: il punto finale della curva dell’interesse indica che […] la tendenza a scendere è ovvia”, e anzi, è più basso rispetto, appunto, al 2008-9 e al 2014.

Occorre, però, tener conto di altri fattori che potrebbero portare ad un’ulteriore discesa dell’interesse per la recente guerra Hamas-Israele. Innanzitutto, una quota più significativa, ma ancora non maggioritaria, dell’opinione pubblica ha visto in Hamas il soggetto che ha aperto le ostilità, attaccando Israele, che si è difeso. Questo ribalta le vecchie concezioni secondo le quali Israele è storicamente l’aggressore nei confronti dei palestinesi. A ciò accorre aggiungere che il tempo farà scendere velocemente l’attenzione internazionale verso l’accaduto, anche perché non è assolutamente negli interessi dei terroristi di Gaza aprire nuovamente il fuoco contro Israele. Ciò confermerebbe che oggi l’aggressore è Hamas. Il fattore tempo gioca a favore di Gerusalemme.

Hamas Gaza chief threatens new, heavier onslaught if Israel 'violates'  Al-Aqsa | The Times of Israel
Il leader di Hamas Yahya Sinwar con un bambino armato a Gaza

Elemento fondamentale perché l’opinione pubblica – nella sua parte oggi favorevole a Israele, in ragione dell’aggressione subita da parte di Hamas – consolidi questo suo atteggiamento sarà l’atteggiamento che assumerà la delegazione di Gaza di fronte alle posizioni israeliane. Se Hamas presenterà richieste estremistiche, come probabilmente accadrà, il cessate-il-fuoco resterà senza una soluzione negoziata. Sarà molto importante per Israele assumere un atteggiamento di fermissima condanna e il nuovo governo dovrà impegnarsi a livello internazionale nel dimostrare che il mancato risultato è responsabilità esclusiva dell’estremismo di Hamas.

Proprio a questo proposito, ciò che si attende dal governo israeliano in carica è una politica di apertura verso la propria minoranza araba, affinché quest’ultima abbandoni i comportamenti insurrezionali che hanno favorito politicamente Hamas, e di ripresa dei negoziati con l’Autorità Nazionale Palestinese, senza alcuna concessione rispetto alla situazione attuale, in considerazione del fatto che Fatah è in una posizione di estrema debolezza. Occorre isolare politicamente Hamas: ciò si può ottenere tentando di riprendere gli incontri con l’ANP, approfittando del fatto che i palestinesi dei Territori – come molte inchieste hanno da tempo dimostrato – sono stufi di un’amministrazione inetta e desiderano una soluzione che garantisca loro lavoro e un minimo di benessere.

Sarà in grado il nuovo governo israeliano – composto da otto partiti con posizioni diverse, talvolta opposte su molti problemi cruciali – di venire a capo della nuova situazione come quella scaturita dall’ultima guerra? Di più: coloro che nel mondo sostengono Israele “[…] dovrebbero dar vita ad un’offensiva sostenuta e globale di pubbliche relazioni finalizzata a focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulla pessima condotta politica del Palestinian National Movement (PNM), che comprende un intenso razzismo anti-ebraico” (Larry D. Weiss, “BESA Perspectives” del 14 giugno scorso, no. 2072).

Insomma, la momentanea uscita di scena di Netanyahu non dovrebbe distogliere l’attenzione dai complessi problemi che il nuovo governo di Gerusalemme dovrà affrontare. L’impegno degli Stati Uniti a proposito del problema nucleare di Teheran, le relazioni di Israele con Washington, l’attenzione che il nuovo esecutivo dovrà porre all’implementazione dei fondamentali Accordi di Abramo, la questione palestinese: sono momenti di un’agenda cui il nuovo governo di Gerusalemme dovrà applicarsi in modo coerente. La sua variegata composizione consentirà di raggiungere risultati importanti su questi problemi di vitale importanza per Israele?

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Antonio Donno

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