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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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La Giornata della Memoria al Cairo: un segnale di cambiamento? 26/01/2022
La Giornata della Memoria al Cairo: un segnale di cambiamento?
Analisi di Giovanni Quer

 L’Ambasciata americana e il Holocaust Memorial Museum di Washington hanno organizzato lunedì 24 gennaio un evento per la memoria della Shoah al Cairo. All’evento hanno partecipato diplomatici, giornalisti, imprenditori, e i rappresentanti dell’esigua comunità ebraica in Egitto. Un altro segnale di cambiamento in un mondo in cui la Shoah è negata o banalizzata. Il primo evento in memoria della Shoah nei Paesi arabi è avvenuto due anni fa negli Emirati Arabi Uniti, seguito da un'altra cerimonia organizzata dalla Comunità Ebraica del Bahrain. Altri eventi erano stati organizzati da diverse organizzazioni, compreso un incontro Zoom per giovani del mondo arabo con una testimone sopravvissuta alla Shoah. Ad Abu Dhabi, la mostra sulla Shoah è ancora il principale esempio di rottura dei tabù che per decenni hanno dominato il mondo arabo e islamico.

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Alcune correnti islamiste si riferiscono alla Shoah come un castigo divino contro il popolo ebraico, mentre altre correnti avanzano teorie negazioniste che definiscono la Shoah un “mito” inventato per giustificare la creazione di Israele. Il negazionismo si è sviluppato negli anni ’70 come strumento politico in funzione anti-israeliana, mentre la strumentalizzazione della Shoah è diffusa nella demonizzazione di Israele. Il principale polo di diffusione del negazionismo è ora l’Iran, che già negli anni ’90 aveva sostenuto negazionisti europei, come Roger Garaudy. Nel 2006, con la presidenza Ahmadinejad, in Iran era stata organizzata la “Conferenza internazionale per la revisione della visione globale sull’Olocausto” che è servita da catalizzatore di negazionisti e propaganda anti-israeliana. Le pubblicazioni sulla Shoah in arabo, persiano e urdu sono ancora numerose con posizioni spesso contraddittorie: per alcuni la Shoah è un’invenzione, per altri un’esagerazione, mentre numerose sono le comparazioni tra regime nazista e Israele. I testi nazisti come il Mein Kampf circolano ancora, ripubblicazioni di diverse traduzioni degli anni ’30, tra le quali quella conclusa dall’egiziano Ahmad Mahmud al-Sadati nel 1937. La traduzione più recente risale al 1963, opera di Luis Haden, criminale nazista rifugiatosi in Egitto, dove aveva assunto il nome di Luis al-Haj. Questa versione è stata ripubblicata nel 1995 da una casa editrice libanese e ancora è venduta in tutto il mondo arabo (nel 2019 alcune copie sono state anche viste in una libreria della cittadina araba Reineh, vicino a Nazareth).

 È in questo contesto che la notizia che arriva proprio dall’Egitto ha un importante significato di cambiamento che è da considerarsi parte delle nuove intese regionali suggellate dagli Accordi di Abramo. Il nuovo spirito nella regione ha fatto breccia nei tabù sul mondo ebraico e sulla Shoah: il solo fatto di parlare della Shoah con eventi organizzati per la Giornata della Memoria sarebbe stato fino a pochi anni fa impensabile. I cambiamenti fondamentali devono però ancora arrivare come per esempio nel sistema educativo, in cui la Shoah o non è insegnata o è banalizzata, nel linguaggio politico e nella memoria collettiva. La Shoah ha anche una dimensione mediorientale. Oltre alle persecuzioni degli ebrei nei Paesi sotto controllo francese e italiano, altri Stati arabi e islamici sono stati influenzati dalla propaganda nazista (in particolare l’Iraq) adottando politiche antiebraiche. Figure pro-naziste come Haj Amin al-Husseini e il loro contributo alla Shoah sono ancora sconosciute, così come il valore degli oppositori al nazismo, come il medico egiziano Mohamed Helmy, riconosciuto come giusto da Yad Vashem, che a Berlino ha salvato due famiglie dalla deportazione.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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