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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Talal al-Hariri: in esilio nel Kurdistan tenta di cambiare l’Iraq 08/07/2021
Talal al-Hariri: in esilio nel Kurdistan tenta di cambiare l’Iraq
Analisi di Giovanni Quer

Threats forced this Iraqi politician into exile – but he's still calling  for ties with Israel - Iraq - Haaretz.com
Talal al-Hariri

In Iraq chi tenta di cambiare il Paese non ha vita facile e spesso la vita la perde. Proprio l’anno scorso era stato assassinato Hishem al-Hishami, analista e attivista anti-iraniano. Le proteste che sono iniziate nell’ottobre 2019 contro il governo e la presenza iraniana hanno dato luce a vari partiti politici che concorreranno per le elezioni il prossimo ottobre. Tra questi, anche il Movimento 25 ottobre, fondato da Talal al-Hariri nell’ottobre del 2020, lui stesso dimostrante che spera di cambiare l’Iraq in un stato moderno, liberale, prospero e alleato di Israele. Dopo un periodo di minacce, è scappato a Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno, dove i dispersi e i rifugiati si ricostruiscono un futuro con stabilità economica, infrastrutture, sistema educativo e soprattutto senza violenza settaria. Talal al-Hariri ha ricevuto a gennaio l’autorizzazione dello Stato per poter partecipare alle elezioni. La sua agenda politica è molto chiara, riforme e liberismo economico, ed anche parla liberamente di uno dei più grandi tabù nel mondo arabo: la normalizzazione con Israele. Al-Hariri sostiene che Israele e Iraq dovrebbero stabilire rapporti diplomatici ed anche promuove le riparazioni e il diritto al ritorno degli ebrei che hanno progressivamente lasciato il Paese dopo la creazione dello Stato di Israele. Altro argomento tabù toccato da al-Hariri è la piena eguaglianza tra uomini e donne e i diritti LGBT. La pagina Facebook del Movimento 25 ottobre promuove l’agenda politica del partito e serve come piattaforma per dirette accuse all’Iran, all’ingerenza nella politica irachena e ai crimini commessi dalle milizie che Teheran finanzia. Sono questi gli argomenti che molti altri attivisti e critici del governo e della politica del regime iraniano hanno toccato nelle reti sociali, per esser sottoposti a minacce, maltrattamenti, attacchi personali e anche all’assassinio politico. Altre personalità politiche in Iraq lo criticano per le sue posizioni su Israele, mentre appoggiano l’idea di un futuro Iraq laico, indipendente e moderno. Voci che vengono dalla strada, dai manifestanti che spinti dalla mancanza di cibo, acqua corrente e elettricità si sono messi a dimostrare contro la corruzione dell’attuale regime e contro la morsa iraniana. Voci che si sono fatte politica e che testimoniano ora una volontà di cambiamento. Più di 60 sono i nuovi partiti, in pochi ce la faranno al Parlamento, ma ognuno è la prova che un nuovo Iraq non è forse solo una speranza.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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