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Ugo Volli
Cartoline
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Grazie, illustri genitori e accademici 27/05/2018

Grazie, illustri genitori e accademici
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

a destra: l'autentica bandiera
palestinista tra Gaza e Israele:
sproporzionata la difesa?

Cari amici,

intervengo con voluto ritardo su un dibattito che si è aperto con una certa asprezza nel mondo ebraico, e di cui probabilmente molti di voi hanno letto su qualche giornale (per esempio qui “Avvenire” riportato da Informazione Corretta:http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=70729 ) e soprattutto sui social media. 
In sostanza un gruppo di intellettuali ebrei ha ritenuto non solo di unirsi al coro delle demonizzazioni di Israele per la sua autodifesa rispetto all’assalto di massa alla frontiera di Gaza organizzato da Hamas, ma di coinvolgere in questa loro posizione anche l’Unione delle Comunità Ebraiche d’Italia, andando a presentare la propria petizione contro l’autodifesa dell’esercito israeliano non all’ambasciata israeliana a Roma, come sarebbe stato normale fare, ma all’Unione, affrettandosi poi a passare la notizia al giornale dei vescovi, cui, guarda caso, collabora  una delle firmatarie. E’ un gesto che non posso non accostare, naturalmente fatte le debite proporzioni, a quel corteo sindacale del luglio 1982 che per protesta contro l’intervento israeliano in Libano depositò una bara davanti al Tempio Maggiore di Roma. Come è noto qualche mese dopo, l’8 ottobre 1982, un commando di terroristi palestinesi assaltò lo stesso tempio, lasciato misteriosamente privo quel giorno della consueta protezione di polizia e uccise il bambino Stefano Tachè di due anni e ferì altre 40 persone, per lo più bambini anch’essi (vi invito a leggere qui il potente discorso tenuto da Bruno Zevi pochi giorni dopo al consiglio comunale di Roma per commemorare la strage: https://focusonisrael.wordpress.com/tag/bara-davanti-alla-sinagoga-di-roma/ ). Beninteso,non sto dando dei terroristi agli “intellettuali”, come Rosellina Balbi non diede del terrorista a Lama, allora capo dei sindacati criticandolo per quella bara, in un articolo rimasto celebre e senza dubbio pertinente in questa occasione, fin dal titolo “Davide, discolpati!” (lo potete leggere qui e vi consiglio di farlo:http://www.focusonisrael.org/2013/01/01/davide-discolpati-rosellina-balbi-repubblica/ ). Come Rosellina Balbi rimproverava Lama, così noi dobbiamo rinfacciare ai firmatari dell’appello di essere caduti in pieno nella propaganda dei terroristi, di non aver verificato i fatti e confrontato le versioni (anche se alcuni di loro professano il mestiere di storici, di cui questa verifica è la base e la giustificazione metodologica).
Per dire solo una ragione delle molte che abbiamo elencato in queste settimane a proposito del tentativo terroristico di Hamas, non hanno considerato che i morti erano per circa l’ottanta per cento “militanti” e cioè terroristi reclutati e inquadrati da Hamas e dalle altre organizzazioni terroristiche concorrenti. 
Di essi ormai si sanno nomi, cognomi, esperienze, funzioni negli apparati terroristici (guardate per esempio qui: https://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Report-80-percent-of-Palestinians-killed-in-Gaza-border-crisis-were-terrorists-549511 
 e qui: https://www.timesofisrael.com/idf-at-least-10-of-the-16-killed-at-gaza-border-were-members-of-terror-groups/ ). Questi ruoli sono stati del resto rivendicati dagli stessi dirigenti di Hamas (https://www.timesofisrael.com/hamas-official-50-of-the-people-killed-in-gaza-riots-were-members/ ).
Qualcuno che non fosse uno storico raffinato della propria famiglia e della propria casa, o un filosofo dedito a difendere la grandezza di un ideologo del nazismo come Heidegger, si sarebbe forse limitato a notare che i morti erano praticamente tutti maschi dell’età fra i 16 e i 50 che da quelle parti è tipica dei combattenti.
 Non continuo a illustrarvi le ragioni per cui le manifestazioni organizzate da Hamas non erano affatto innocenti “vittime palestinesi” ma “partecipa[va]no direttamente ad azioni ostili” per citare il burocratico testo dell’appello e dunque la reazione non è stata affatto “sproporzionata”. 
Noi di IC e gli altri pochi che difendono Israele in un paesaggio mediatico del tutto ostile l’abbiamo fatto abbondantemente nelle scorse settimane e vi rimandiamo agli articoli e ai commenti che si trovano sul sito. Il problema è invece perché questi signori, pur avendo più degli italiani medi accesso alle informazioni che giustificano l’azione di Israele abbiano voluto correre a soccorso dell’odio per Israele dominate sui media e perché abbiano attirato la presidente dell’Ucei in una situazione di grande imbarazzo rendendo pubblico con le grancasse giornalistiche il fatto di essere stati ricevuti da lei, come è ovvio che accada a qualunque gruppo di noti iscritti a una realtà molto piccola come quella dell’ebraismo italiano. 
La risposta alla prima domanda sta nella seconda: evidentemente cercavano pubblicità. Questa pubblicità è stata facilmente accordata come accade agli esponenti di qualunque gruppo minoritario che si accodano ai pregiudizi generali e denunciano i propri simili.
Adolf Hitler, a quanto pare, parlò bene di un solo ebreo nei suoi deliranti e dilaganti “discorsi a tavola”. Si trattava di Otto Weininger, teorico dell’inferiorità e della dannosità ebraica così coerente da suicidarsi: l’episodio è ricordato qui: https://www.jstor.org/stable/41285265?seq=1#page_scan_tab_contents .
E accanto alla pubblicità naturalmente ci sono le collaborazioni giornalistiche, le benevole recensioni dei propri lavori “filosofici” o “storici”, insomma l’etichetta di ebreo buono. 
Ma a parte questi aspetti diciamo di posizionamento pubblico, vi è un problema più generale in queste posizioni. E’ la pretesa di individui non particolarmente informati (anzi come abbiamo visto, decisamente disinformati o disattenti alle informazioni che contraddicono i loro pregiudizi) privi di qualificazioni professionali pertinenti (nessuno di loro, a quel che ne si sa è un militare, un poliziotto ecc.) a giudicare un episodio cui non hanno assistito e che conoscono solo attraverso media chiaramente viziati da pregiudizi ideologici (con l’aggravante che essi la condividono). La sola qualifica citata nel testo è il mestiere che fanno, l’essere cioè intellettuali (cioè storici, filosofi, giornalisti) definiti pomposamente “accademici” ma più realisticamente caratterizzati dall’esercizio dell’attività giornalistica.
E’ la sindrome dell’appello, una patologia diffusa fra i benpensanti di sinistra da decenni: prendete un pezzo di carta, scriveteci su quattro banalità ben aggiustate al politicamente corretto, aggiungeteci qualche decina di firme fra cui alcuni dei soliti noti, e il gioco è fatto. 
I questo caso però c’è qualcosa in più. Gli appellanti non si limitano a prendere la parola in quanto “intellettuali” o “accademici”, ma in quanto intellettuali ebrei. Come ebrei, anche se sulla qualità dell’ebraismo di almeno qualcuno fra loro si potrebbe discutere, pensano di aver titolo di chiedere ragione a Israele delle sue azioni, di rimproverarlo e condannarlo. E’ ciò che qualche organizzazione antisionista americana che nonostante tutto continua a pretendere di essere ebraica, come J Street, definisce “tough love” (amore severo) e che qualcuno i Italia ha avuto la spiritosaggine (forse inconsapevole del proprio umorismo) di paragonare all’amore paterno e materno: i bravi genitori non devono aver paura di rimproverare i propri bambini se si comportano male.

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Capite: quattro “accademici” italiani, sulla cui qualità accademica qui non discuto, vanno visti nei confronti dello stato di Israele, cioè di metà del popolo ebraico democraticamente organizzato, come la mamma che prende il bambino con le dita nel vasetto di marmellata. Neanche fossero, non dico Mosè, ma Freud e Einstein e il Gaon di Vilna assieme... E c’è qualcuno che dice queste cose senza scoppiare a ridere. 
Anche questa è una sindrome non nuova, incomincia almeno da Hannah Arendt, che spiegò a Israele come sarebbe stato meglio non processare Eichmann, ma darlo ai tedeschi o almeno non eseguire la sentenza, perché era “banale” cioè un automa che eseguiva gli ordini,n on un uomo di pensiero come Heidegger (che in quanto tale comunque non aveva colpa di essere stato nazista...) 
Beninteso, tutte queste cose sono dette “per amore”.
I nemici di Israele hanno spesso parlato “per amor” suo, dagli ecclesiastici della “santa” inquisizione (magari ebrei convertiti) che imprigionavano, marchiavano e bruciavano gli ebrei per amore della loro anima, ai bolscevichi (ebrei convertiti anche loro, piuttosto spesso) che cercavano di aiutarli a recuperare la loro coscienza di classe, fino a Kerry e Obama, che hanno sviluppato le loro politiche anti-israeliane “per difendere Israele da se stesso”, “recuperare la sua anima e via cantando.
Tutti “padri”, dunque, padri di Israele che meritano filiale riconoscenza e non polemiche, esattamente come i nostri quattro “accademici”. 
Grazie dunque, anche a loro e scusate Israele di essere così ostinato a (r)esistere.

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Ugo Volli 


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