|
|
![]() |
![]() |
||
|
||
La rabbia di Ben Gvir e l’errore che Israele non può permettersi Commento di Deborah Fait
No, Itamar Ben-Gvir non ha fatto bene a trasformare l’arresto degli attivisti della Flotilla in uno spettacolo politico. Detto questo, basta con l’ipocrisia. C’è qualcosa di profondamente comprensibile nella rabbia mostrata da Itamar Ben-Gvir contro gli attivisti della Flotilla. Israele vive da mesi sotto un assedio non soltanto militare, ma morale, mediatico, psicologico. Ogni sua azione viene osservata, processata, deformata. Ogni errore diventa una colpa assoluta. Ogni reazione viene raccontata come prova definitiva della sua malvagità. Perché questo è il punto che molti, in Europa soprattutto, fingono di non vedere: la Flotilla non nasceva per “aprire un dialogo”. Nasceva per costruire immagini, simboli, accuse. Era una sfida politica e mediatica pensata per trascinare Israele dentro il solito tribunale internazionale permanente a cui lo Stato ebraico viene sottoposto da decenni. Ed è proprio qui che Ben Gvir ha sbagliato. Perché un ministro non può permettersi di reagire con la stessa impulsività di chi provoca. Le immagini umilianti, le provocazioni pubbliche, il tono di sfida: tutto questo non ha rafforzato Israele. Ha rafforzato i suoi detrattori. Ha trasformato attivisti marginali in simboli internazionali. Ha offerto ai media occidentali materiale perfetto per riprendere il racconto più semplice e più comodo: Israele arrogante, Israele aggressivo, Israele colpevole. Eppure sarebbe troppo facile fermarsi qui perché la verità è che la reazione sproporzionata del mondo verso Israele non nasce con Ben Gvir e non finirà con Ben Gvir. Da anni assistiamo a una singolare asimmetria morale: Ma quando Israele sbaglia tono, linguaggio o immagine, allora l’indignazione globale esplode immediatamente, rapida, feroce, unanime. Curiosamente, però, questa gigantesca sensibilità umanitaria sparisce sempre quando: Hamas usa civili come scudi umani, gli ostaggi israeliani marciscono nei tunnel, gli ebrei vengono massacrati, oppure piovono razzi sulle città israeliane. In quei casi il mondo entra in modalità “momentaneamente addormentato”. Ma basta che Israele alzi la voce, ed ecco l’Apocalisse che colpisce l’Occidente Questo doppio standard aiuta a spiegare la stanchezza, la rabbia e il senso di accerchiamento che oggi attraversano gran parte della società israeliana. Ed è proprio per questo che Israele deve pretendere dai propri dirigenti qualcosa di più della rabbia. Quella Flotilla non era un gruppo di ingenui boy scout persi nel Mediterraneo. Era una provocazione politica studiata apposta per arrivare allo scontro mediatico con Israele. Lo sapevano tutti. Lo sapevano loro per primi. Per anni abbiamo visto attivisti che non hanno mai speso una parola per gli ostaggi israeliani, mai una manifestazione contro Hamas, mai una nave per liberare gli ebrei rapiti il 7 ottobre. Però improvvisamente diventano “pacifisti umanitari” quando possono sfidare Israele davanti alle telecamere. Ed è questo che moltissimi israeliani pensano in silenzio: Ben Gvir però è un ministro che ha trasformato, stupidamente, dei provocatori filoterroristi in martiri internazionali. Ha aiutato i nemici di Israele a sputare veleno. Ben Gvir ha deciso di fare ciò che fanno i politici impulsivi e non professionali: regalare agli avversari esattamente la scena che desideravano. Perché diciamolo: la Flotilla non era una spedizione della Croce Rossa. Non erano medici dispersi nell’oceano. Non erano monaci tibetani con gli aiuti umanitari e i flauti zen. Erano attivisti venuti apposta per provocare Israele davanti alle telecamere internazionali. E infatti le telecamere erano già lì, miracolosamente accese, pronte a filmare tutto per poi usarlo contro Israele. Il massimo della goduria. Curiosamente, però, questa gigantesca sensibilità umanitaria sparisce sempre quando: Hamas usa civili come scudi umani, gli ostaggi israeliani marciscono nei tunnel, gli ebrei vengono massacrati, oppure piovono razzi sulle città israeliane. In quei casi il mondo entra in modalità “momentaneamente addormentato”. Ma basta che Israele alzi la voce, ed ecco l’Apocalisse che colpisce l’Occidente. Moltissimi israeliani, sotto sotto, capiscono la rabbia di Ben Gvir e a sé stessi ammettono che avrebbero fatto altrettanto. Io sono fra questi perché dopo mesi, anni di lezioni morali impartite da gente che non distingue Hamas dalla Croce Rossa, la tentazione di perdere la pazienza viene. Eccome se viene. Il problema è che un ministro non può comportarsi come un utente incazzato su Facebook. Israele vince le guerre con la capacità e la serietà del suo esercito, e deve vincerle se vuole esistere, non serve la pubblicità negativa fatta proprio da un ministro idiota. Diciamoci la verità, la famosa Flotilla era già ridicola di suo. Gente che improvvisamente scopre i “diritti umani” solo quando può accusare Israele. E la parte più comica è vedere l’Occidente scandalizzato dall’arroganza israeliana. Nel frattempo gli eroi della Flotilla adesso appariranno quali ospiti d’onore neii talk show con l’aria di chi ha liberato Parigi nel 1944, mentre migliaia di persone sui social piangono commosse per il trauma subito da chi era partito apposta per provocare uno Stato in guerra. E Ben Gvir, invece di difendere Israele, ha fatto il lavoro sporco per la propaganda anti-israeliana. Un capolavoro. Ma sapete cosa? Supereremo anche questa ennesima campagna d’odio. |
| Condividi sui social network: |
|
![]() |
Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui |